Frustrazione.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Il termine Frustrazione è stato introdotto la prima volta, nel 1923 per opera di Freud. Il concetto è stato successivamente ampiamente trattato sia in ambito clinico che di ricerca giungendo al suo uso, seguendo tre possibili accezioni diverse.

La frustrazione può pertanto essere intesa come: situazione, stato e reazione dell’individuo a eventi frustranti.

Diversi autori evidenziano inoltre come, tra le caratteristiche fondamentali della frustrazione, vi sia l’insolubilità di una data situazione, o l’impossibilità nel trovare nuove strategie di problem solving.

In ambito cognitivo comportamentale si sottolinea, inoltre, come per definire una certa situazione come frustrante, sia importante considerare la questione del rinforzo che può situarsi come assente (mancato rinforzo o inadeguato rinforzo/premio a seguito di una certa situazione) o un fallimento dopo un successo anticipato con il pensiero e il ricevimento (invece) di una punizione.

In generale Yates sostiene che la definizione univoca sul cosa sia la frustrazione è “una condizione in cui viene a trovarsi l’organismo quando è ostacolato, in modo permanente o temporaneo, nella soddisfazione dei propri bisogni o nel raggiungere uno scopo”.

Le cause che possono portare a uno stato di frustrazione sono molteplici e possono riguardare diversi aspetti contestuali: fisici, sociali, familiari e personali.

Lo stato di frustrazione viene pertanto definito come il grado di intensità e tolleranza nell’attitudine alla sopportazione di situazioni frustranti.

In letteratura gli studi sull’argomento si intrecciano e abbracciano la prospettiva (psicodinamica) che studia i meccanismi di difesa usati dall’individuo per fronteggiar situazioni interne/esterne vissute come frustranti e dall’altro lato, il concetto di coping, inteso come strategie coscienti per fronteggiare eventi stressanti.

Bisogna inoltre sottolineare la differenza tra la frustrazione e lo stress.

Lo stress comporta una anche una reazione fisiologica e un esaurimento o crollo del comportamento di adattamento; infatti mentre lo stress è la risposta a un cambiamento, la frustrazione è legata alla processualità che implica il mancato raggiungimento di una meta.

Molti autori, in seguito a studi sperimentali, hanno evidenziato l’importanza di gestire i processi frustranti nella costituzione degli schemi mentali (pertanto dell’intero apparato psichico), questo perché l’eccessiva frustrazione mal gestita o mal sopportata, sembra portare a stati psicopatologici.

L’esperimento di Barker:

Lo sperimentatore condusse uno studio che consisteva nella riproduzione di due stanze giochi allestite; una stanza presentava giochi comuni e banali mentre la seconda aveva giochi molto allettanti e interattivi. I bambini venivano lasciati giocare liberamente nella prima stanza poi venivano condotti nella seconda. Nella fase sperimentale successiva, i bambini veniva invitati, nuovamente, a giocare nella prima stanza con l’impossibilità di accedere nella seconda che restava tuttavia visibile ai bambini. Questa situazione produceva un evento stressante a cui i bambini rispondevano con comportamenti come pianto estremo, fuga, tentativo di avvicinarsi ai giocattoli; inoltre le reazioni erano molto più elevate nei bambini che erano apparsi da subito molto coinvolti e felici di poter giocare.

Dagli esperimenti è inoltre emerso che se il livello di frustrazione supera una certa soglia, l’individuo tende a mettere in atto meccanismi di difesa inadattivi e inefficienti come: regressione, aggressione, proiezione, fissazione, diniego, acting out…

Un uso massiccio di difese che sono ormai all’ordine del giorno..

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Pubblicità

35 pensieri su “Frustrazione.

      1. Giusy Autore articolo

        😂 20 x me sono troppi ma su… secondo me 20 anni in meno, di questi tempi, non servono a molto.. anzi! Non vorrei mai essere adolescente, oggi😁

        "Mi piace"

    1. Giusy Autore articolo

      Bossetto! Ciao. Non mi sbottare! (X te andrebbe meglio un sboSsettare) ok.. stupidaggini a parte.. vinci la frustrazione spezzettando i piccoli disagi accumulati, analizzarli e vedi se.. cosa puoi fare

      Piace a 1 persona

      Rispondi
  1. Eljin

    Poiché la frustrazione dipende sempre dal successo, non ci sarà vita senza frustrazione. In una compagnia di performance. Cambia la società in una basata sull’amore e la frustrazione finirà il cibo. Ma è meglio fare ricerche sui bambini per scoprire che questo non porterà mai una soluzione. L’uomo in sé è uno sciocco e tuttavia si considera brillante. Per decenni ha ricercato problemi che nessuno avrebbe se si capisse finalmente cosa significa essere un essere umano nella natura.

    Ma ogni problema genera lavoro e quindi denaro. Allora siamo soddisfatti come umanità. Quanto è profondamente ignorante? Naturalmente, questo non si applica a tutte le persone, ma non cambia ciò che è. La frustrazione non è un problema umano. È la sua ignoranza dell’universo, della natura e dell’amore. Eljin

    Piace a 1 persona

    Rispondi
    1. Giusy Autore articolo

      L’essere umano conosce la frustrazione fin dalla nascita . . Perché vede frustrato il suo bisogno di dipendenza; il problema nasce quando questo bisogno negli anni seguenti diventa una condotta lesiva verso gli altri o se stesso..
      Grazie per il tuo commento, buona serata.

      "Mi piace"

      Rispondi
      1. Eljin

        Una persona viene al mondo frustrata? Certamente no. Allora perché presumi che faccia parte del tuo essere? Perché si presume che le persone siano ciò che sono? Gli esseri umani non sarebbero completamente diversi, non sarebbe il mondo come lo hanno fatto gli esseri umani? Ovviamente sarebbero diversi. Ma tu non lo vuoi sapere. Gli esseri umani reagiscono al loro ambiente e alle circostanze. Se siamo pronti a cambiare questo, l’uomo e poi l’umanità possono cambiare. Ma a chi interesserebbe? Eljin

        Piace a 1 persona

  2. maxilpoeta

    un termine che ben si adatta all’attuale fase che stiamo vivendo da ormai un anno a questa parte. Di sicuro molti soggetti l’avranno presa davvero male questa fase, io tutto sommato non l’ho accusata moltissimo, anche perché fra lavoro e spostamenti vari, diciamo che le restrizioni le ho viste solo parzialmente. Ad ogni modo non vedo l’ora che tutto questo sia solo un brutto ricordo…👍

    Piace a 1 persona

    Rispondi
    1. Giusy Autore articolo

      eh Max.. ognuno ha parametri personali per stare bene o male.. e ognuno vede inficiate sfaccettature diverse del suo essere.. quindi magari alcuni hanno scoperto la frustrazione dove non pensavano di sentirla e viceversa. comunque.. aspettiamo tempi migliori! ti abbraccio.

      Piace a 1 persona

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...