Archivi categoria: Psicologia e Lavoro

Disonestà e gruppo: “the dark side” del lavoro di gruppo.

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Tra il 2008 e il 2015, alcuni ingegneri della Volkswagen hanno falsificato i livelli di emissioni dei motori delle auto durante i test di laboratorio.

Gli ingegneri, infatti, manipolavano i veicoli al fine di avere, in laboratorio, l’emissione di bassi livelli di inquinanti in modo da essere in linea con quanto richiesto circa gli standard di emissioni, dagli Stati Uniti e l’Europa.

Una volta immesse sul mercato, tuttavia, le auto producevano emissioni molto più alte dei massimi consentiti (circa 40 volte superiori, negli USA).

Quella che fu ribattezzata dalla stampa come “Dieselgate”, ha avuto delle ripercussioni notevoli sulla salute dei cittadini, in quanto è possibile che l’aumento degli inquinanti abbia contribuito a decine di morti premature.

Questa triste vicenda, ben si presta a poter spiegare un fenomeno che i ricercatori definiscono “disonestà collaborativa”.

Siamo abituati a considerare i benefici del lavoro di gruppo: aumento delle abilità sociali, risoluzione in team dei problemi complessi, aumento del senso di efficacia e l’autostima ma in altri casi (come nell’esempio proposto), il lavoro di gruppo può diventare locus per l’esercizio di comportamenti disonesti.

In uno studio condotto da Margarita Leib, è emerso che il comportamento non etico è comune nelle collaborazioni, ma ci sono limiti alla quantità di bugie che si è disposti a dire.

Analizzando 34 articoli di psicologi, economisti e studiosi di management (con un totale di 10.000 soggetti coinvolti), la Leib e collaboratori sono giunti ad interessanti considerazioni.

In questi esperimenti (in quelli visionati dal team precedentemente menzionato), gli scienziati chiedevano ai partecipanti di prendere parte a giochi economici oppure di svolgere compiti decisionali mentre erano parte di un team. Quello che accomunava tutti questi studi era che i partecipanti avevano la possibilità di guadagnare denaro grazie all’onestà del lavoro di squadra ma, avevano la possibilità di guadagnare somme aggiuntive, mentendo.

In tutti gli studi analizzati è emerso che i partecipanti tendevano a mentire. Un dato interessante però concerne il numero di menzogne.

I gruppi non hanno guadagnato il 100% dei profitti che avrebbero potuto guadagnare mentendo (il che fa pensare che le persone non siano del tutto immuni alle implicazioni/considerazioni morali delle proprie azioni).

Quando -inoltre- i partecipanti sono stati informati che la loro disonestà avrebbe avuto dei costi etici (ad esempio danneggiamento degli avversari oppure calo delle donazioni di beneficenza), i gruppi hanno mentito meno.

Altro dato interessante emerso riguarda il fatto che, nella disonestà collaborativa il sesso e l’età dei membri contano: quanto più un gruppo era costituito da donne e membri anziani, meno mentiva.

Ricerche precedenti evidenziano che le donne, sono penalizzate più degli uomini per i comportamenti assertivi volti a massimizzare il profitto.

Successivamente, la Leib e collaboratori, hanno condotto una ulteriore ricerca per indagare come la disonestà collaborativa aumenti e si diffonda nel tempo. In uno studio si chiedeva ad una coppia di lanciare dei dadi in più turni. Un membro della coppia tirava il dado in privato poi riferiva il risultato al compagno, successivamente (dopo aver saputo il primo risultato), il secondo membro tirava il proprio dado e riferiva il risultato. Se entrambi riferivano lo stesso numero, la coppia vinceva il corrispettivo in termini di denaro (es 3 dollari). Le coppie potevano scegliere se essere oneste e quindi essere pagate solo quando ottenevano davvero lo stesso risultato, oppure no.

Nel corso dei diversi round, alcune coppie sceglievano infatti di dichiarare il falso per ottenere premi più ricchi e più frequentemente.

La disonestà collaborativa è un rischio del lavoro di gruppo ma è possibile incoraggiare l’onesta.

Gli esperimenti mostrano che la disonestà è contagiosa e si intensifica nel tempo pertanto sarebbe opportuno individuare precocemente i primi segnali di disonestà e agire subito. I manager potrebbero adottare politiche di tolleranza zero verso gli atti di disonestà (anche se piccoli) al fine di scoraggiarne diffusione ed escalation.

Un altro modo proposto, per contenere la disonestà di gruppo, consiste nell’istituzione di politiche che perdonino gli informatori per la loro parte negli atti illeciti che denunciano.

Sapere che i gruppi si comportano in maniera più onesta quando sanno che le bugie possono arrecare danni a terzi, fa pensare che andrebbero evidenziate le conseguenze negative maggiormente. Ritornando al Dieselgate probabilmente, ricordare agli ingegneri che l’eccesso di inquinamento avrebbe comportato un aumento di morti premature, avrebbe potuto frenare sul nascere l’idea degli esperi di falsificare i dati e mentire.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Psicologia del Lavoro – Come far funzionare bene i gruppi di lavoro – PODCAST

Quanto la Psicologia applicata ai contesti lavorativi è importante per comprendere le dinamiche dei gruppi di lavoro, per salvaguardare il benessere mentale e lavorativo dei lavoratori ?

Pochi sanno che con una buona gestione del “clima” nel contesto lavorativo può aumentare di molto la produttività e il benessere dei propri dipendenti.
In questa tappa del nostro viaggio ci occuperemo delle dinamiche più o meno complesse che caratterizzano i gruppi di lavoro e che ne influenzano il buono o il cattivo funzionamento.

Buon Ascolto..

Come far funzionare bene i gruppi di lavoro.. – ilpensierononlineare – Spreaker Podcast
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia e lavoro – il Burnout – PODCAST

In questa tappa del nostro viaggio avremo la possibilità di approfondire un disturbo psichico legato al lavoro, molto comune, ma spesso e purtroppo, non riconosciuto e poco considerato.
Il Burnout è una condizione per cui l’eccessivo stress legato al lavoro porta a una situazione psicologica, emotiva e fisica in cui ci si sente come “bruciati”, “fusi”.
Ma scopriamo insieme cos’è il Burnout e quali sono i rischi per le persone.
Buon Ascolto…

Psicologia e lavoro – il Burnout – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
Psicologia e lavoro – il Burnout – PODCAST – In viaggio con la Psicologia – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Ricaricare le vitamine: Warr-Psicologia del lavoro. PODCAST.

E se ti dicessi che le vitamine hanno una qualche relazione con la psicologia del lavoro, ci crederesti?
Warr nel 1987 ci ha fornito un modello teorico “Vitamin model” con cui ha spiegato come l’effetto di 12 fattori lavorativi possano essere paragonati(in termini di aumento o decremento) alle vitamine; così come un accumulo o una carenza delle vitamine hanno effetti positivi o negativi sull’organismo umano, così questi fattori lavorativi influenzano il benessere psicofisico del lavoratore.
Come gestire al meglio lo stress-lavoro-correlato?
Buon viaggio e buon ascolto.

Dott.ssa Giusy Di Maio..

Motivazioni

La motivazione è un fattore dinamico che spinge il comportamento di un individuo verso una meta o alla soddisfazione di un bisogno. Le motivazioni possono quindi spiegare il comportamento, in quanto essere rappresentano uno stato interiore in grado di dirigere e condizionare un’azione. Esse quindi si attivano e si orientano in base a comportamenti specifici.

Le motivazioni si possono distinguere in: primarie (di natura fisiologica); secondarie (di natura personale e sociale); superiori (gli ideali, i modelli esistenziali, religione). 

Nel processo motivazionale intervengono incentivi estrinseci o intrinseci, ovvero delle vere e proprie ricompense che muovono verso scopi o obiettivi.

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Nell’ambito psicofisiologico le motivazioni sono spiegate in relazione a stimoli primari interni innati, importanti per la sopravvivenza (tipo la fame) e a variabili ambientali.

Gli studi etologici di Lorenz hanno dimostrato l’esistenza di schemi comportamentali come l’imprinting, che può essere considerato come una motivazione innata alla sopravvivenza.

I primi studi psicologici hanno inoltre evidenziato che la spinta motivazionale principale che regola e orienta il comportamento umano è la ricerca del piacere e quindi la fuga da uno stato che può recare dispiacere o dolore.

Una concezione che in parte è stata ripresa dalla teoria pulsionale di Freud con delle implicazioni teoriche più complicate che hanno condizionato tutto il lavoro teorico, partendo dalla descrizione di elementi pulsionali innati, che promuovono la sopravvivenza dell’individuo: passando per la concezione di pulsioni sessuali inconsce governate dal principio di piacere, ma regolate e incanalate verso altre mete, dal principio di realtà; fino alla concezione e alla teorizzazione della presenza di pulsioni sessuali di vita (Eros) e pulsioni sessuali di morte (Thanatos).

Sempre riguardo le motivazioni, è molto importante il concetto di Drive che sta ad indicare uno stimolo abbastanza forte, che può spingere l’individuo verso un’azione; questo stimolo si estinguerà con la terminazione dell’azione stessa. Nell’ambito della teoria delle motivazioni, si distinguono un drive primario ed uno secondario, che a differenza del primo è appreso.

La motivazione, infine, spinge verso uno scopo attraverso un comportamento, raggiunto lo scopo si genera un vissuto emozionale, che a sua volta determina, rinforzandolo o meno, il comportamento.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Lavorare a ritmo di Musica.

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In America, nell’ambito delle diverse strategie aziendali usate per mantenere alto il livello di creatività e soddisfazione sul luogo di lavoro, viene utilizzata la musica.

Lo scopo è non solo mantenere alto il livello di concentrazione ma anche aumentare memoria, concentrazione e la comunicazione tra i diversi membri in azione.

Una delle strategie maggiormente usate è la seguente:

1- costruire un bersaglio. Prendere un pezzo di carta (ad es di 180 cm) e disegnare un punto rosso nel mezzo di tre o quattro spessi cerchi neri concentrici; mettere successivamente il foglio sul pavimento o su un tavolino nel mezzo della stanza.

2- trovare un brano di musica popolare che inviti al movimento. A questo punto le persone si invitano a camminare tutte intorno al bersaglio in senso orario. La persona che funge da leader, nel frattempo, urla con decisione una frase motivazionale.

3- Uno alla volta, i presenti, devono camminare intono al bersaglio fissando il centro del bersaglio stesso dove (sempre a tempo di musica) ripetono ad alta voce un obiettivo che intendono raggiungere. Questa parte del lavoro funge da richiamo per il cervello sinistro, quello destro, il cervello medio e quello posteriore che vengono così attivati simultaneamente.

4. Continuando a camminare a ritmo di musica intorno al bersaglio, si esprimono le proprie idee; successivamente si sceglie un compagno con cui annotare suggerimenti o idee alternative; le idee sono tutte giuste, anche quelle più imbarazzanti. Se viene da ridere non è necessario mantenere il contatto visivo con l’interlocutore.

5- Dopo 15 minuti di danza della pioggia o brainstorming, i partecipanti possono riprendere il normale discutere e conversare con gli altri, sulle idee appena condivise e appuntate a turno su una lavagna.

Questo esercizio può sembrare un gioco, magari infantile, ma funziona. Carica il respiro, attiva le aree del cervello e manda su di giri tutto il sistema.

In estremo oriente si chiama “raggiungere lo stato mentale del principiante” ovvero vedere il mondo per la prima volta, come un bambino.

Secondo il mito greco, Orfeo suonava la lira per ispirare Giasone e gli Argonauti nella ricerca del vello d’oro.

La musica smuove l’energia e l’energia, come disse Blake, è eterna gioia.

Con l’aiuto della musica il lavoro può diventare più simile a un gioco rendendolo meno faticoso e stancante.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Trovare la motivazione: il modello delle competenze di successo.

Un piccolo approfondimento sulle competenze e il successo, in ambito aziendale.
Buona lettura.

ilpensierononlineare

Il modello delle competenze è caratterizzato per essere orientato sul lavoratore e in particolare – come vedremo- sulle sue motivazioni.Una piccola preliminare annotazione, ci chiede di chiarire cosa siano le competenze. In ambito aziendale, ciò che porta alla definizione delle competenze (ovvero ciò che le risorse, quindi ad esempio gli impiegati, devono possedere per realizzare gli obiettivi prefissati dall’azienda), è la fase in cui si analizzano gli obiettivi, i valori, le modalità operative, definiti nell’ambito della strategia aziendale. Tale modello nasce intorno agli anni 70, dagli studi dello psicologo David McClelland. Ciò che questo modello tenderà ad evidenziare, è che la competenza sia una caratteristica intrinseca della persona riguardante aspetti motivazionali, capacità, tratti personali e l’immagine di sé.

Le componenti della competenza di successo si acquisiscono con l’esperienza e si organizzano in maniera gerarchica . Spencer e Spencer usano a tal proposito, una interessante metafora: quella dell’icebearg.  La metafora  ci aiuta a…

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Lavoro

“L’operaio è diventato una merce ed è una fortuna per lui trovare un acquirente. E la domanda, da cui dipende la vita dell’operaio, dipende dal capriccio dei ricchi e dei capitalisti.”

Karl Marx

Il lavoro è una fetta importante della nostra vita e definisce anche un pezzo della nostra identità. Il lavoro modella i nostri stili di vita e caratterizza le nostre famiglie. Il lavoro è un pezzo della nostra socialità, delle nostre relazioni, delle amicizie. A lavoro trascorriamo una parte importante del nostro tempo, e quel tempo prende forma e senso attraverso il lavoro. Il lavoro ci fa sentire utili e determinanti; il lavoro ci permette di vivere la nostra vita e soddisfare i nostri bisogni.

Il lavoro dovrebbe essere progettazione, costruzione, futuro. Il lavoro dovrebbe assecondare le nostre abilità, i nostri interessi. Il lavoro dovrebbe essere condito da vitalità, interesse, curiosità, crescita, soddisfazione..

fonte: google

Il lavoro oggi è flessibilità e precariato con l’aggravante di una pandemia che ha solo peggiorato un processo di deterioramento del concetto stesso di lavoro. Il lavoro oggi non è un diritto, è privilegio. Il lavoro non è passione, appartenenza, soddisfazione; oggi il lavoro è precariato e sopravvivenza.

Il lavoro, come inteso oggi, è un attrattore di stress. Non trovare lavoro o cambiare continuamente lavoro significa anche cambiare continuamente la propria vita, i propri tempi, le proprie conoscenze, i luoghi, il nucleo sociale di riferimento. Cambiare significa non avere mai dei riferimenti, non rafforzare mai le proprie competenze e perderle per strada, magari vedendosele di volta in volta disconfermate.

Precarietà significa non avere diritto ai diritti; significa essere sempre e comunque sfruttati intellettualmente e fisicamente. La sensazione del precario, del disoccupato e spesso anche del “lavoratore flessibile” è quella di vivere letteralmente da precari. Questo significa non avere la possibilità di pianificare il proprio futuro, ma di vivere esclusivamente nel presente e per il presente. Questa condizione è debilitante e ostacola anche i progetti di vita più elementari e apparentemente banali come quello di pensare ad una vacanza o aggiustare l’auto.

Questa condizione, negli ultimi anni, ha generato un fenomeno molto comune in Italia e per il quale tanti giovani sono stati accusati negli ultimi anni di “pigrizia” e di essere dei “bamboccioni”. I più giovani sono intrappolati in una sorta di limbo, nel quale diventa decisamente impossibile pensare al proprio futuro e proiettarsi su un proprio interesse. “Se mi dicono che non ho nessuna possibilità che senso ha impegnarmi in qualcosa o pensarmi nel futuro se non avrò nessun futuro? “.

L’insicurezza e l’incertezza sociale limita, rallenta e a volte blocca le decisioni importanti.

“Quanto meno mangi, bevi, compri libri, vai a teatro, al ballo e all’osteria, quanto meno pensi, ami, fai teorie, canti, dipingi, verseggi, ecc., tanto più risparmi, tanto più grande diventa il tuo tesoro, il tuo capitale. Quanto meno tu sei, quanto meno realizzi la tua vita, tanto più hai; quanto più grande è la tua vita alienata, tanto più accumuli del tuo essere estraniato.”

Karl Marx

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi