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La storia di un Narcisista: Disturbo Narcisistico di Personalità.

Attraverso la storia di un paziente (tutti i dati sensibili saranno opportunamente camuffati al fine di proteggere il cliente, secondo quanto espresso dagli articoli in merito al segreto professionale e alla tutela del cliente, ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi) scopriamo insieme che cos’è il Disturbo Narcisistico di Personalità.

Quali sono i tratti principali del disturbo narcisistico di personalità?

Come si comporta un narcisista o una narcisista nella sua relazione?

E’ possibile procedere con un supporto psicologico o con una psicoterapia?

Ma soprattutto il narcisista si rende conto della sua condizione clinica?

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Il sintomo psicosomatico.

Nausea ricorrente, mal di pancia che sembra non avere una spiegazione..

Prurito..

Che cos’è il sintomo psicosomatico? Cos’è la #psicosomatica?

Il nostro approfondimento di oggi, ci porta alla scoperta della psicosomatica. Come si potrebbe interpretare il sintomo psicosomatico? Quale il suo possibile significato?

Buona visione.

(Grazie).

Dott.ssa Giusy Di Maio

La tenerezza #shorts #ilpensierononlineare #youtubeshorts

Che cos’è la tenerezza?

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“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Il doomscrolling – l’ossessiva ricerca delle brutte notizie

“Dottore mi hanno detto che ho un problema. A me sembra una cosa strana, non credo sia un problema. “

“Mi ha incuriosito.. quale sarebbe questo problema?”

“Mah.. adesso le spiego cosa è successo e come sono arrivato da lei.. è da diverse settimane che soffrivo di dolori all’avambraccio e alla mano destra. Mi facevano male anche le dita. Avevo anche forti dolori alla cervicale e mal di testa. Ho consultato il mio medico curante che mi ha consigliato di fare alcuni accertamenti e di farmi visitare da un fisiatra e eventualmente consultare anche un fisioterapista.”

“Cosa ha riscontrato in queste visite?”

“Ho fatto tutti gli accertamenti del caso, ho fatto la visita dal fisiatra e ho riscontrato forti infiammazioni ai tendini e ai muscoli. Ho quindi cominciato a fare dei trattamenti dal fisioterapista. Io non ci ho capito molto, ma entrambi mi hanno fatto notare una cosa.. forse la causa del problema muscolare..”

“Cosa le hanno fatto notare?”

“Mi hanno fatto diverse domande, sul mio lavoro, sui miei impegni quotidiani, sui miei comportamenti e le abitudini, hanno osservato la mia postura. E alla fine hanno notato che probabilmente alcuni miei comportamenti non sono molto “sani”. Insomma dottò passo troppo tempo al computer e al telefono, ma non me ne rendo conto. E non è per lavoro, fortunatamente ho un lavoro che mi fa camminare molto durante la giornata. Il problema è a casa, rientro, e comincio la mia lunghissima e appassionata lettura delle notizie, specialmente quelle brutte, lo ammetto, sul computer e sul cellulare. Loro mi hanno fatto notare che passo troppe ore a scorrere le notizie. E pensano che non sia una cosa che mi possa far star bene psicologicamente. Quindi mi hanno consigliato di provare a risolvere questa cosa e di capirci qualcosa anche di quest’ansia e questo stress che mi attanagliano tutti i giorni oramai da mesi. Ed eccomi qui da lei. Non sapevo che poteva essere un problema, ma pensandoci bene non sono sereno da almeno due anni.. la pandemia, la separazione, il covid, la solitudine.. si dottò, mi sento solo.”

Photo by Pixabay on Pexels.com

La lettura infinita, continuata e quasi “ossessiva” di notizie brutte legate agli avvenimenti che viviamo tutti i giorni attraverso i media, i social media, la televisione e i giornali ha un nome, si chiama doomscrolling.

Questa sorta di “dipendenza” dalla lettura delle notizie e dallo scorrere infinito delle bacheche social, era già conosciuta in realtà, ma la situazione globale ha decisamente amplificato il problema e lo ha reso più comune. La guerra, la pandemia, la crisi climatica, le notizie legate alle stragi nelle scuole, le violenze, l’aumento dei prezzi, la crisi energetica, hanno fatto quasi da collante virtuale per le dita e per gli occhi delle persone.

Il doomscrolling, come rivelato da uno studio pubblicato sulla rivista “Health Comunication”, nuoce gravemente alla salute mentale delle persone, inducendo stati d’ansia, tensione, paura, incertezza, preoccupazione, insonnia, angoscia, anedonia.

Questo studio ha infatti evidenziato che il 16,5% delle 1100 persone che hanno partecipato all’intervista, hanno sofferto di livelli crescenti di ansia, stress e patologie di varia natura. Una tendenza che aumenta con l’aumentare dell'”abuso” di cattive notizie.

L’autore dello studio Bryan McLaughlin, professore e ricercatore presso la Texas Tech University, ha affermato che lo scorrere ininterrotto di cattive notizie causa nelle persone un “costante stato di allerta” e aumenta la percezione del mondo e dell’ambiente circostante come un luogo pericoloso e oscuro.

Le persone che praticano il doomscrolling hanno anche l’esigenza di controllare molto spesso il feed, per allentare il loro stato di tensione e stress. Ma l’effetto spesso è il contrario e il loro stato di tensione aumenterà sempre di più, arrivando, nei casi più gravi, ad interferire con la propria vita.

Dei partecipanti allo studio il 27,5% è stato colpito in maniera decisiva, ma non allarmante dalle cattive notizie; il 16,5% ha invece subito in modo molto significativo gli effetti del doomscrolling. Il restante dei partecipanti ha invece affermato di aver riscontrato problemi di natura moderata o lieve.

Tra quelli che hanno subito in modo significativo i problemi del doomscrolling il 74% ha riferito di avere problemi legati alla salute mentale e il 61% ha avuto anche problemi fisici.

“Il problema sembra essere più diffuso di quanto ci aspettassimo. Molte persone provano livelli altissimi di ansia e di stress a causa della loro dieta mediatica” dice McLaughlin

Purtroppo il problema, come evidenziato dalla ricerca, si è esteso, anche grazie agli ultimi eventi globali e a seguito della pandemia, in maniera massiccia a tutta la popolazione. I livelli più gravi possono veramente portare, sul lungo termine, a gravi conseguenze per il benessere psicologico e fisico delle persone.

In tal senso è molto importante intervenire più tempestivamente possibile con interventi di supporto psicologico e se necessario di psicoterapia, al fine di creare consapevolezza e comprensione del problema e quindi offrire la possibilità di una via d’uscita che spesso da soli non si riesce a scovare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La raccolta differenziata del corpo 2.0

La ragione del titolo dell’approfondimento odierno, non sarà sfuggita al lettore più fedele.

Nel corso degli anni in cui mi sono abbandonata alla condivisione di questo spazio, con il mio stimato collega, ho spesso portato all’attenzione di chi legge, le tematiche legate al corpo.

Uso e abuso del corpo sono, infatti, frequentemente presenti nelle psicopatologie contemporanee siano esse state esercitate dalla persona in prima persona, che da secondi, che infliggono dolore (fisico o psicologico, poco cambia).

Il caso (che notoriamente non esiste), mi porta ad esporre una ulteriore riflessione. Non tratterò -infatti- oggi una qualche psicopatologia specifica.

L’altro giorno sono stata contattata su WhatsApp da una mia paziente.

La ragazza ha circa 20 anni.

Lì per lì mi sono preoccupata, ovviamente, di contenere il suo disagio, di offrirle una luce di emergenza nel profondo della confusa oscurità.

Rientrata l’emergenza, la mia attenzione si è spostata su un punto: la foto.

Ho visionato la foto profilo della ragazza poiché attratta da qualcosa di stranamente disturbante (termine leggermente improprio ma legato alla percezione di qualcosa di strano).

La ragazza nella foto non è quella con cui parlo nel mio studio, su whatsapp o su skype.

Ma di cosa sto parlando?

Dell’uso atroce dei filtri.

Devo ammettere, lettore, che ho appreso del reale uso e funzione dei filtri, pochissimo tempo fa. Per intenderci…

Per me i filtri erano “seppia, bianco e nero, anticato…”

Di antico forse c’ero solo io che, lontano dalle logiche social, ho (grazie ai miei pazientini) preso visione di cosa siano realmente i filtri cancella connotati.

L’ennesimo inesistente caso, ha voluto che quel giorno, notassi che anche altre 3 pazienti che si presentavano subito sotto, nell’elenco rubrica, avessero foto dai connotati completamente diversi.

La cosa interessante è che queste 4 foto (di 4 ragazze diverse), presentano le stesse caratteristiche: viso leggermente di profilo, sguardo ipnotico semi chiuso con occhio allungato, espressione imbronciata -se non francamente arrabbiata- naso ipersottile all’insù assolutamente non presente in natura, labbra canotto ipergonfie con strane proporzioni; queste labbra mi perplimono molto poiché sono strabordanti e per nulla armoniche. Molte ragazza disegnano l’arco di cupido così tondo e gonfio da farlo esageratamente toccare con la base del naso che fa invidia a Michael Jackson.

Il lettore comprenda: non sto assolutamente deridendo queste ragazze.

Provo a riflettere.

Come dicevo non voglio entrare nella lettura scientifica della cosa.

Voglio portare la mia esperienza.

Conosco il viso di queste ragazze (la loro età va dai 17 ai 23 anni); conosco i segni della loro sofferenza psichica e conosco la bellezza della loro mimica facciale.

Una mimica che è loro, personale, completamente differente per ognuno dei casi specifici.

Conosco la rotondità di alcuni dei loro visi, l’ovale profondamente allungato di altri.

Conosco i loro zigomi scavati dalla carenza di alimentazione, l’acne da scompenso ormonale.

Riconosco nei visi di queste giovani piccole donne, la voglia di resistere senza insistere, alle intemperie della vita.

La capacità di mettersi in gioco, di lamentarsi ogni tanto, ma di darsi -sempre- una possibilità.

Conosco la dolcezza dei loro visi ancora infantili, i kg di make-up con cui cercano di camuffare quel che pensano gli altri non vogliano vedere.

Ed eccoci qui.

Siamo realmente sicuri che questi canoni estetici proposti con un’aggressività crescente, dai nostri social, siano la realtà di cui abbiamo bisogno?

Un corpo segnato, lacerato; un corpo sofferente (lo ripeto, senza entrare in questioni che siano prettamente psicopatologiche), è tuo.

Sminuzzare e smembrare il proprio sé per renderlo aderente ad una moda momentanea, ad un piacere labile di chi vuole consumarti come una bibita rubata al supermercato, è un processo da fermare nel suo stesso nascere.

Esiste pelle e sguardo compatibile, dell’altro, che può essere (ri)conosciuto solo quando avrai accettato che l’unica pelle e l’unico sguardo davvero compatibile, è quello che puoi avere verso te stesso.

Il corpo non è un rifiuto da differenziare, così come non lo è la tua psiche.

#PromozioneDelBenesserePsicologico

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

“Mi fido di te”: che cos’è la fiducia? #psicologia #mentalhealth #fiducia #ilpensierononlineare

“Ti fidi di me?” “Sì, mi fido di te!”

Che cos’è la fiducia? Cosa indica questa parola così piccola e potente? E quando si struttura il senso di fiducia, nell’essere umano? Scopriamolo insieme.

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Dott.ssa Giusy Di Maio

Il potere dell’abbraccio #shorts #ilpensierononlineare #shortsvideo

Abbracciamoci.

Sempre.

#PromozioneDelBenesserePsicologico

Dott.ssa Giusy Di Maio

Che angoscia! #shorts #shortsfeed #mentalhealt

L’angoscia è uno stato di sofferenza psichica intenso, pervasivo e altamente logorante. Spesso confuso con l’ansia, questo stato di sofferenza è in realtà molto più incisivo; l’etimologia stessa del temine rimanda allo “stringere” il che, è altamente indicativo dello stato di oppressione che la persona si trova a vivere. Si può sperimentare angoscia in maniera temporanea, ad esempio in conseguenza di una specifica situazione oppure si può provare angoscia in conseguenza di una condizione psichica interna (paura senza nome) che porta ad interpretare la realtà in maniera catastrofica, come se una disgrazia stesse lì per accadere, a breve.

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