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Trauma nell’età evolutiva: psicologia giuridica.

L’abuso sui minori è il settore in cui -in epoca recente- sono stati effettuati i maggiori cambiamenti e passi in avanti. Si è, in tal senso, attuato un enorme cambiamento sia nella società, nelle leggi ma anche nelle menti e negli atteggiamenti dei vari attori sociali.

In particolare, i cambiamenti in ambito giuridico, si sono giovati della contaminazione del sapere psicologico e psichiatrico; tale contaminazione ha sconvolto antiche certezze comportando un’apertura su fronti che fino a pochi anni fa erano impensabili.

Questi cambiamenti hanno fatto sì che emergesse, con sempre maggior forza, un tipo di violenza molto silente ovvero quella intrafamiliare oltre a quella più conosciuta, quella eterofamiliare.

Le denunce per maltrattamenti e abusi sessuali ai danni di minori sono fortemente aumentate e questo, oltre che il frutto di una accresciuta sensibilità al problema, è dovuto anche alle modifiche culturali e legislative, tutte ispirate da una maggiore attenzione alle vittime in generale e alle vittime minorenni in particolare.

Vi è -tuttavia- ancora un forte legame con un’idea vecchia di famiglia vista come luogo rifugio, un luogo sicuro in cui certe violenze sono impossibili; questo “mito” va tenuto in conto in quanto gli operatori che operano a stretto contatto con i minori, sono i primi che potrebbero cogliere segnali di malessere (e violenza). D’altra parte, però, è anche molto difficile combattere con quella ambiguità di fondo che permea i rapporti familiari “disturbati” nel senso che è notorio che i bambini meno sono amati e più si legano alle loro famiglie (forse nella speranza intima di poter finalmente ottenere l’amore negato) e che anche gli “adolescenti desiderano tornare o restare nell’ambiente naturale, anche se vi sono severamente maltrattati o aggrediti” H. Gijseghem.

Il valore del contributo del sapere psicologico e psichiatrico (e in generale extrapenale), è stato centrale al fine di attuare una modifica legislativa ma non solo; questo contributo è fondamentale e centrale nel momento dell’intervento giudiziario. In particolare:

  1. Al sorgere dell’intervento (la rivelazione dell’abuso)
  2. Al suo trattamento (il processo per abuso ed in particolare le prove dell’abuso)

E’ grazie al lavoro di psicologi, psichiatri e sanitari che ormai è divenuta acquisizione comune, nell’ambito del processo, che di fronte ad una situazione di abuso, maltrattamento o abuso sessuale che sia, bisogna affrontare tre fasi:

Rivelazione

Diagnosi

Intervento

E’ esperienza comune che prima di effettuare racconti diretti dell’abuso (o abusi subiti), il minore (specie se molto piccolo), effettui quella che viene chiamata rivelazione mascherata in particolare attraverso:

  1. la rivelazione di maltrattamento fisico o di grave trascuratezza in quanto fatti meno carichi di connotazioni confusive e per questo più facili da narrarsi
  2. accenni a comportamenti ambigui dell’adulto (forme di accudimento improprio, interazioni erotizzanti, etc.);
  3. comportamenti che costituiscono i così detti indicatori di abuso (conoscenze sessuali non adeguate all’età, comportamento ipersessualizzato non adeguato all’età, disturbi del sonno, dell’alimentazione, cambiamenti del comportamento in ambito scolastico e sociale, cambiamenti dell’umore etc.).

E’ questo un momento molto delicato e complesso allo stesso tempo. Sta alla sensibilità e professionalità di chi è in contatto con il minore (pediatra, insegnanti, assistenti dell’infanzia o neuropsichiatra infantile, etc), saper cogliere segnali di sofferenza nel minore e attivare (se non vi sono gli estremi della notizia criminis ) almeno l’intervento del Tribunale per i Minorenni per cominciare un percorso di tutela del minore.

Di frequente capita che il minore, sentendosi protetto e riacquistando fiducia, ma -soprattutto- instaurando un rapporto empatico con l’esperto, arrivi alla rivelazione diretta e completa che farà scattare il procedimento penale con l’iniziale comunicazione al Pubblico Ministero (P.M.), il quale riceve la denuncia o la querela e poi raccoglie tutti gli elementi che ritiene utili per verificare sia l’effettiva esistenza del reato, sia chi lo ha commesso.

In questa fase chiamata “delle indagini preliminari”, si sentono testimoni, si acquisiscono documenti, si effettuano operazioni tecniche (intercettazioni telefoniche o ambientali, CTU, etc.), si acquisiscono atti di altri procedimenti rilevanti, etc.

Di fondamentale importanza è per il minore spezzare il prima possibile la catena di angoscia e maltrattamenti in cui si trova a vivere, interrompendo la dinamica connotata dall’abuso.

Questo risultato spesso può essere conseguito solo dall’entrata in campo di un potere che si pone al di fuori e al di sopra delle parti, in modo da incidere sui rapporti interni al circuito relazionale in cui l’abuso è maturato così da minare le basi del consenso che lo rendevano possibile.

Nel descrivere gli abusi, dobbiamo tener conto della situazione di relazione e delle dinamiche al cui interno si trova il bambino abusato. Dobbiamo pertanto considerare le diverse “forme” che gli abusi stessi possono assumere:

  1. patologie delle cure
  2. casi di abbandono
  3. incuria, discuria e ipercura
  4. abuso sessuale (distinto in intrafamiliare ed extrafamiliare)
  5. violenza assistita

Continua…

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio