Archivi tag: adolescenza

Promozione del benessere psicologico: PsicoMusica- adolescenti e Rap.

“Sentendo di appartenere a qualcosa, sento di appartenermi”.

Negli ultimi anni un fenomeno conosciuto come Rap si è fatto sempre più strada tra i giovani, apportando dei cambiamenti nell’ambito del costume e del linguaggio. Questo genere musicale ha quindi esteso le proprie radici ben oltre il mondo delle sette note, arrivando a stabilirsi nei modi di “pensare, agire e sentire” delle persone, tanto da diventare una sottocultura a tutti gli effetti.

Un genere musicale “sporco, brutto e cattivo”; il genere più utilizzato per raccontare, per dire e per dirsi, dai giovani durante i nostri incontri di consultazione.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ritiro sociale e Hikikomori – PODCAST

Il Ritiro Sociale è una delle forme di disagio più diffuse nel mondo contemporaneo. In particolare riguarda giovani e giovanissimi. Un problema abbastanza serio che spesso si può confondere con il carattere inibito, solitario e timido delle persone che ne soffrono. Questo disagio è legato molto da vicino con quello che già da diversi anni riguarda il mondo orientale con il fenomeno degli “Hikikomori” (in giapponese il significato letterale è “stare in disparte”).
Buon ascolto..

Ritiro sociale e Hikikomori – Podcast – In viaggio con la Psicologia
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Emozionata(Mente).

Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

“Nella nostra società le emozioni in generale vengono scoraggiate. Benché senza dubbio il pensiero creativo, come ogni altra attività creativa, sia inseparabilmente legato alle emozioni, è diventato un ideale pensare e vivere senza emozioni. Essere emotivo è diventato sinonimo di instabile e squilibrato”

Erich Fromm

Alessitimia: Si tratta di un disturbo che compromette la consapevolezza e la capacità descrittiva degli stati emotivi esperiti. I pazienti alessitimici, oltre alle difficoltà nel riconoscere, nominare e descrivere i propri stati emotivi, presentano stati emotivi attenuati o completa incapacità di provare emozioni. Nella mente degli individui alessitimici le emozioni si confondono con le sensazioni corporee percepite. Se interrogati riguardo a manifestazioni quali il pianto o il riso, tali individui non riescono a ricondurle a un’esperienza emotiva riconoscibile che comprenda e giustifichi le modificazioni somatiche presentate e le sensazioni somatiche riferite. Inoltre, essi esibiscono un impoverimento del pensiero simbolico e una notevole difficoltà nell’identificazione delle emozioni altrui.

D.“C. sapresti dirmi come ti senti oggi?”

P.“In che senso?”

D.“Come ti sei sentita durante la giornata (..)oppure ora; ti senti triste, arrabbiata, serena?..”

P.“Mmmm”

D. “Fammi un esempio: cosa provi, come ti senti quando sei felice?”

P.“Mmm… e non lo so”

D.“Sapresti dirmi qualcosa che ti ha resa particolarmente felice? Hai un ricordo di un momento felice?”

P.“Mmmm… vabbè.. cioè boh! Non sto capendo. Mi gira la testa, di solito”

D.“Va bene.. quando ti gira la testa senti qualche altra cosa? Senti qualche cambiamento, ad esempio, nei tuoi pensieri (…)?”

P. “Quando mi gira la testa mi gira la testa”.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Psicologia dell’età evolutiva – la Preadolescenza – PODCAST

Con la nostra prossima tappa vi accompagnerò in un mondo per lo più sconosciuto, un mondo fantastico a volte, ma tante altre strano e caotico.
Viaggeremo sui binari delle montagne russe della preadolescenza.
Genitori e figli; cosa succede con l’avvento della preadolescenza e quali sono i nuovi compiti di sviluppo per i genitori e la famiglia?
Per i ragazzi sarà un continuo alternarsi di sensazioni e emozioni: appartenere per separarsi, paura del cambiamento e il fascino per le nuove scoperte.
Buon Ascolto..

Psicologia dell’età evolutiva – la Preadolescenza – PODCAST – In viaggio con la Psicologia
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Definirsi e farsi definire..

“Non dobbiamo permettere alle percezioni limitate degli altri di definire chi siamo.”

Virginia Satir
Photo by cottonbro on Pexels.com

Un giorno arrivarono allo studio un ragazzo e sua madre. Il ragazzo aveva poco più di 20 anni, la madre molto giovanile, sicura e eccessivamente gioviale, esordisce dicendo:

Dottore piacere, lui è mio figlio T. . Finalmente! Non vedevo l’ora di venire a questo appuntamento.

Il piacere è mio signora, come mai era così ansiosa di vedermi?”

Non lo vede?”

Cosa devo vedere?”

Mio figlio.. lo vede? (lo indica con lo sguardo, mentre il figlio si mostra annoiato e contrariato, abbassando lo sguardo e sbuffando) “Lo vede !? E questo è ? Sta sempre così.. dorme, mangia e gioca con la playstation. Non esce, non vuole cercarsi un lavoro, è fermo a casa da due anni, da dopo il diploma. Non parla, mugugna.. poi è sfaticato! Ma cosa gli manca? Ha tutto quello che vuole, sono sempre presente. Non lo so, non esce, eppure ce li ha gli amici. Pensate che teneva pure una fidanzata.. era accussì bellell..

Questo è quello che vede lei di suo figlio.. io vedo qualcos’altro. T. tu ti vedi come ti vede tua madre?”

Impariamo a conoscerci abbastanza per poterci definire e non permettiamo agli altri di farci definire per come vogliono vederci.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Sesso e adolescenza: benessere psicologico- Podcast.

Il viaggio di oggi vuole presentarti un altro aspetto ancora, della professione dello psicologo; quello che concerne l’attività di prevenzione del benessere psicologico.

Voglio condividere con te, oggi, una piccola riflessione fatta intorno al tema della sessualità e del sesso, in adolescenza.

Ci si educa al sesso? I nostri giovani sanno davvero già tutto? Come possiamo aiutarli?

Buon viaggio e buon ascolto.

https://www.spreaker.com/user/14965187/sesso-e-adolescenza-benessere-psicologic

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Ipocondria e Adolescenza

Il corpo ha una dimensione simbolica e una anatomica. L’immagine e la percezione del nostro corpo è inscritta nel nostro cervello, ma non è detto che questa immagine che vediamo riflessa nei nostri occhi sia l’immagine reale concreta.

Spesso l’immagine che noi abbiamo del nostro corpo può distanziarsi anche di molto dalla percezione che possono avere gli altri di noi. Ciò può accadere spesso durante l’adolescenza, quando il corpo è la via naturale per la scarica delle emozioni, delle pulsioni, delle angosce e della sessualità. Questa condizione può creare caos e confusione nell’adolescente.

L’adolescente si trova nella condizione di perdere il proprio corpo infantile e la “quiete” che lo caratterizza, per ritrovarsi ad avere a che fare con tutta una serie di cambiamenti che caratterizzano un corpo nuovo e “turbolento”.

Simbolicamente quel cambiamento significa perdere la sicurezza e la tranquillità di un corpo ormai conosciuto. I genitori erano i garanti di questa quiete apparente.

Quindi il passaggio dall’infanzia, alla preadolescenza e all’adolescenza, prelude ad una perdita del controllo e di integrazione dell’immagine corporea e della percezione del corpo. Questa condizione può ingenerare anche preoccupazioni per la propria salute, che se eccessive possono portare ad idee e sintomi legati all’ipocondria.

Ipocondria e Adolescenza
Photo by Teddy tavan on Pexels.com

I sintomi legati ai cambiamenti che un adolescente affronta possono essere “fraintesi” e amplificati. Un adolescente insicuro e preoccupato per alcuni malesseri può male interpretarli e arrivare a farsi portare in ospedale, ad esempio. Queste manifestazioni ipocondriache sono spesso legate a periodi particolari e sono quindi passeggere, ma se non si interviene in tempo informando i giovani e le famiglie sulla reale natura dei loro sintomi, allora si può instaurare un circolo vizioso e un attitudine dell’adolescente all’amplificazione di malesseri normali, alimentando la sua insicurezza.

Il rischio è quello che si inneschi un clima ipocondriaco, dove (ad esempio) figlio e genitore, alimentano a vicenda le proprie ansie e le proprie paure. Questo meccanismo potrebbe essere interpretato come un modo inconscio del genitore di prolungare il tempo necessario alla figlia/o per distaccarsi, crescere e quindi diventare indipendente.

Tale passaggio evolutivo è necessario, ma spesso percepito come “doloroso”: il proprio bambino o la propria bambina non saranno più come un tempo, saranno quasi estranei e sconosciuti; il vissuto del genitore diventa allora quello si chi perde il controllo e ha timore così di poter esporre a pericoli i propri figli.

Dal punto di vista dei figli, il sintomo ipocondriaco, può rappresentare la paura di uscire dalla protezione dei genitori, da quel luogo sicuro, comodo e affrontare da soli le proprie responsabilità e le relazioni extrafamiliari.

L’ipocondria può inoltre rappresentare, “..una forma di ripiegamento sul corpo – ciò che ognuno ha di concreto, di immediatamente disponibile e di controllabile – quando l’ambiente esterno è percepito come estraneo, difficile, non accogliente..” (Anna Oliverio Ferraris).

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Adolescenza tra serrature relazionali, paura di restar soli e libertà – PODCAST

In questa tappa del nostro viaggio, questa volta, voleremo bassi e scenderemo un po’ più in profondità per provare a perlustrare, per quanto sia possibile, il mondo “oscuro” e inesplorato dell’adolescenza.
Buon ascolto..

Adolescenza, tra serrature relazionali paura di restar soli e libertà – Podcast – In viaggio con la Psicologia
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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi