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L’Angoscia secondo Freud – PODCAST

“L’«angoscia» si può definire come una specie di stato di attesa o di preparazione al pericolo, anche se ignoto.”

S. Freud

Questa tappa del nostro viaggio sarà probabilmente faticosa, ma allo stesso tempo fondamentale.
Proveremo a comprendere la natura psichica dell’angoscia (con uno sguardo al punto di vista psicoanalitico). Inoltre vedremo qual è la differenza con la paura e l’ansia.

Buon Ascolto!

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L’Angoscia (secondo Freud) – In Viaggio con la Psicologia – Podcast Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il doomscrolling – l’ossessiva ricerca delle brutte notizie

“Dottore mi hanno detto che ho un problema. A me sembra una cosa strana, non credo sia un problema. “

“Mi ha incuriosito.. quale sarebbe questo problema?”

“Mah.. adesso le spiego cosa è successo e come sono arrivato da lei.. è da diverse settimane che soffrivo di dolori all’avambraccio e alla mano destra. Mi facevano male anche le dita. Avevo anche forti dolori alla cervicale e mal di testa. Ho consultato il mio medico curante che mi ha consigliato di fare alcuni accertamenti e di farmi visitare da un fisiatra e eventualmente consultare anche un fisioterapista.”

“Cosa ha riscontrato in queste visite?”

“Ho fatto tutti gli accertamenti del caso, ho fatto la visita dal fisiatra e ho riscontrato forti infiammazioni ai tendini e ai muscoli. Ho quindi cominciato a fare dei trattamenti dal fisioterapista. Io non ci ho capito molto, ma entrambi mi hanno fatto notare una cosa.. forse la causa del problema muscolare..”

“Cosa le hanno fatto notare?”

“Mi hanno fatto diverse domande, sul mio lavoro, sui miei impegni quotidiani, sui miei comportamenti e le abitudini, hanno osservato la mia postura. E alla fine hanno notato che probabilmente alcuni miei comportamenti non sono molto “sani”. Insomma dottò passo troppo tempo al computer e al telefono, ma non me ne rendo conto. E non è per lavoro, fortunatamente ho un lavoro che mi fa camminare molto durante la giornata. Il problema è a casa, rientro, e comincio la mia lunghissima e appassionata lettura delle notizie, specialmente quelle brutte, lo ammetto, sul computer e sul cellulare. Loro mi hanno fatto notare che passo troppe ore a scorrere le notizie. E pensano che non sia una cosa che mi possa far star bene psicologicamente. Quindi mi hanno consigliato di provare a risolvere questa cosa e di capirci qualcosa anche di quest’ansia e questo stress che mi attanagliano tutti i giorni oramai da mesi. Ed eccomi qui da lei. Non sapevo che poteva essere un problema, ma pensandoci bene non sono sereno da almeno due anni.. la pandemia, la separazione, il covid, la solitudine.. si dottò, mi sento solo.”

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La lettura infinita, continuata e quasi “ossessiva” di notizie brutte legate agli avvenimenti che viviamo tutti i giorni attraverso i media, i social media, la televisione e i giornali ha un nome, si chiama doomscrolling.

Questa sorta di “dipendenza” dalla lettura delle notizie e dallo scorrere infinito delle bacheche social, era già conosciuta in realtà, ma la situazione globale ha decisamente amplificato il problema e lo ha reso più comune. La guerra, la pandemia, la crisi climatica, le notizie legate alle stragi nelle scuole, le violenze, l’aumento dei prezzi, la crisi energetica, hanno fatto quasi da collante virtuale per le dita e per gli occhi delle persone.

Il doomscrolling, come rivelato da uno studio pubblicato sulla rivista “Health Comunication”, nuoce gravemente alla salute mentale delle persone, inducendo stati d’ansia, tensione, paura, incertezza, preoccupazione, insonnia, angoscia, anedonia.

Questo studio ha infatti evidenziato che il 16,5% delle 1100 persone che hanno partecipato all’intervista, hanno sofferto di livelli crescenti di ansia, stress e patologie di varia natura. Una tendenza che aumenta con l’aumentare dell'”abuso” di cattive notizie.

L’autore dello studio Bryan McLaughlin, professore e ricercatore presso la Texas Tech University, ha affermato che lo scorrere ininterrotto di cattive notizie causa nelle persone un “costante stato di allerta” e aumenta la percezione del mondo e dell’ambiente circostante come un luogo pericoloso e oscuro.

Le persone che praticano il doomscrolling hanno anche l’esigenza di controllare molto spesso il feed, per allentare il loro stato di tensione e stress. Ma l’effetto spesso è il contrario e il loro stato di tensione aumenterà sempre di più, arrivando, nei casi più gravi, ad interferire con la propria vita.

Dei partecipanti allo studio il 27,5% è stato colpito in maniera decisiva, ma non allarmante dalle cattive notizie; il 16,5% ha invece subito in modo molto significativo gli effetti del doomscrolling. Il restante dei partecipanti ha invece affermato di aver riscontrato problemi di natura moderata o lieve.

Tra quelli che hanno subito in modo significativo i problemi del doomscrolling il 74% ha riferito di avere problemi legati alla salute mentale e il 61% ha avuto anche problemi fisici.

“Il problema sembra essere più diffuso di quanto ci aspettassimo. Molte persone provano livelli altissimi di ansia e di stress a causa della loro dieta mediatica” dice McLaughlin

Purtroppo il problema, come evidenziato dalla ricerca, si è esteso, anche grazie agli ultimi eventi globali e a seguito della pandemia, in maniera massiccia a tutta la popolazione. I livelli più gravi possono veramente portare, sul lungo termine, a gravi conseguenze per il benessere psicologico e fisico delle persone.

In tal senso è molto importante intervenire più tempestivamente possibile con interventi di supporto psicologico e se necessario di psicoterapia, al fine di creare consapevolezza e comprensione del problema e quindi offrire la possibilità di una via d’uscita che spesso da soli non si riesce a scovare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Che angoscia! #shorts #shortsfeed #mentalhealt

L’angoscia è uno stato di sofferenza psichica intenso, pervasivo e altamente logorante. Spesso confuso con l’ansia, questo stato di sofferenza è in realtà molto più incisivo; l’etimologia stessa del temine rimanda allo “stringere” il che, è altamente indicativo dello stato di oppressione che la persona si trova a vivere. Si può sperimentare angoscia in maniera temporanea, ad esempio in conseguenza di una specifica situazione oppure si può provare angoscia in conseguenza di una condizione psichica interna (paura senza nome) che porta ad interpretare la realtà in maniera catastrofica, come se una disgrazia stesse lì per accadere, a breve.

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Dott.ssa Giusy Di Maio.

Affetto/Rappresentazione.

Freud afferma che ciò che conta veramente nella vita psichica, sono i sentimenti e che tutte le forze psichiche sono importanti solo per la capacità di risvegliare sentimenti (Cfr., Mangini, E., 2001).

Le rappresentazioni sono rimosse solo perché collegate allo sprigionamento di sentimenti. Quindi la rimozione colpisce in realtà i sentimenti che noi riusciamo a cogliere solo nel loro collegamento con le rappresentazioni.

Ora per quanto concerne le rappresentazioni, tutte derivano da percezioni e sono ripetizioni di esse. In origine quindi l’esistenza della rappresentazione è garanzia del dato rappresentato.

(L’affetto è collegato alla rappresentazione, la rimozione agisce sull’affetto. Il fine dell’esame di realtà è ritrovare nella percezione reale un oggetto corrispondete al dato rappresentato).

Le rappresentazioni possono essere consce o inconsce.

Alla pulsione non può inoltre essere applicata la controrappresentazione tra conscio e inconscio, perché essa non può diventare oggetto della coscienza, lo può solo l’idea che la rappresenta. E anche nell’inconscio la pulsione, può solo essere rappresentata da un’idea.

Quindi sia le idee che gli affetti sono indici di pulsioni. C’è poi la differenza tra rappresentazioni di pulsioni e affetti; le rappresentazioni sono investimenti di tracce mnestiche, mentre gli affetti corrispondono a processi di scarica, le cui manifestazioni ultime vengono percepite come sensazioni.

Sia la rappresentazione che l’affetto rappresentano la pulsione nello psichismo ma la rappresentazione è un’idea che riproduce mentalmente la percezione di una cosa o un oggetto; mentre l’affetto segnala un investimento e un consumo energetico.

L’affetto è che ciò che si prova, senza un pensiero non può che essere scaricato. Il quantitativo di energia legato all’affetto prende il nome di: quantuum di affetto.

Quindi siccome l’affetto non può essere inconscio, quando questo non è rintracciabile, più che parlare di rimozione è meglio parlare di repressione dell’affetto.

Gli affetti e le rappresentazioni pulsionali seguono quindi un cammino diverso. Le rappresentazioni infatti sono soggette a rimozioni mente gli affetti si fanno “sentire” segnalandosi alla coscienza.

La qualità dell’affetto dipende dal destino in cui incorre quando si distacca da una rappresentazione pulsionale rimossa (questa può restare inconscia o andare incontro a rimozione). L’affetto arriva invece alla coscienza es: come angoscia.

Per gli studenti: chiedo scusa per i geroglifici ma ho abbozzato uno schema che una volta compreso, funge da impalcatura per tutta la futura clinica e dinamica. Stay tuned and be kind.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Tricotillomania #1

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Con il termine tricotillomania si indica il comportamento volto a strapparsi i peli del corpo (come vedremo, infatti, non si tratta del solo strappare e tirare via con forza e decisione i capelli).

Si tratta di un disturbo legato all’automutilazione che interessa adolescenti e donne di tutte le età.

Potenzialmente, infatti, tutte le pazienti sono donne e prima che qualcuno riconosca che tali donne siano affette da un disturbo psicologico, queste vengono curate per calvizie con irradiazioni ultraviolette, vitamine, ormoni tiroidei e steroidi topici, e così via. Anche quando i medici sono disposti a riconoscere che si tratta di un disturbo psicologico, la diagnosi che queste donne ricevono è “comportamento compulsivo” il che etichetta, sì, ma di fatto dice soltanto una cosa che la paziente già sa “quando la persona sente l’impulso, si strappa i capelli”.

Sebbene la tricotillomania sia meno grave dell’infliggersi piccole lesioni alla pelle, strapparsi con forza e decisione, dalla propria pelle, capelli e peli può essere parimenti devastante.

L’area tipica delle aggressioni è il cuoio capelluto, ma le mutilazioni possono interessare sopracciglia, ciglia, peli del viso, braccia o zona pubica. Uno dei motivi per cui appare ai nostri occhi, inizialmente, meno grave tale comportamento, è che i peli non godono di ottima stima nella società odierna e -in secondo luogo- non immaginiamo che dolore possa provare la pelle sottostante la zona della mutilazione.

Strappare i peli può lacerare la pelle.

Nella sua sostanza psicologica, l’atto di strapparsi i capelli è violento come mutilarsi la pelle e talvolta riesce a produrre cicatrici temporanee o permanenti.

La donna che si strappa via i capelli, non lo fa in un attimo di furia; i suoi metodi sono spesso altamente creativi.

E’ meticolosa.

Generalmente si strappa via i capelli uno ad uno a piccoli ciuffi, può attorcigliare i capelli intorno la spazzola e tirare via tutto; può separare ciascuna doppia punta dei capelli (al fine di avere due capelli per punta) “perdendo” anche ore per far ciò.

Alcune ragazze succhiano o masticano i capelli tirati via: tricofagia.

Il tempo che passa tra l’impulso iniziale a strappare, tirare, dividere o depilare e la conclusione dell’atto può andare da qualche minuto a qualche ora.

Tra le donne che strappano via i capelli, alcune ricordano con rabbia un taglio di capelli avuto durante l’infanzia; una sorta di trauma legato all’improvvisa scomparsa dei tanto amati e lunghi capelli.

Oltre a problemi con i capelli, quasi tutte le giovani donne hanno problemi con il peso. Si riscontrano comportamenti (nella maggior parte dei casi), bulimici, ma anche anoressici.

Sul piano della consapevolezza lo scopo di tutti questi atti di mutilazione fisica è di essere bella e desiderabile.

Inconsciamente queste giovani donne stanno protestando perché i loro corpi sono invasi dai segnali di una femminilità sempre più ingombrante.

Se un sintomo non riesce a prendere il posto dell’angoscia, la prospettiva di separarsi dalla madre, la sconvolgerebbe.

Ciò che occorre è un sintomo che consenta di dare espressione alle fantasie inconsce che producono l’angoscia.

Strapparsi i capelli si sostituisce a tale angoscia terribile, perché quando si strappa i capelli, la donna dimentica il resto.

Strapparsi i capelli è -inoltre- una espressione simbolica di separazione, castrazione e perdita.

Continua.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

La Paranoia: il Disturbo Paranoide di Personalità – PODCAST

Con la nostra prossima tappa torneremo a ripercorrere le vie della psicopatologia e proveremo a comprendere cosa significa vivere la propria vita con l’idea persistente che qualcuno stia tramando qualcosa per tradirci, per manipolarci e per farci del male.

Cosa significa vivere quotidianamente con la convinzione e con il sospetto che esista un mondo esterno che cospira contro di noi e che esistano trame oscure e verità nascoste che ci vengono celate?

Scopriamolo insieme..
Buon Ascolto..

La Paranoia – Disturbo Paranoide di Personalità – Podcast – In viaggio con la Psicologia

La Paranoia – Disturbo Paranoide di Personalità – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La vita e le scelte

“La vita è fatta di scelte. Di alcune ci sentiamo, di altre siamo fieri. Siamo quelli che decidiamo di essere”. 

Graham Brown

La scelta è un atto di volontà che determina un “movimento”; la non scelta implica invece una sorta di immobilismo autoindotto. Ma anche la non scelta è pur sempre una scelta.

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Si sceglie di non scegliere perché probabilmente siamo spinti a restare al sicuro, nel punto esatto in cui siamo.

Anche il lavoro di psicoterapia è fatto di scelte. Il paziente, in terapia, sceglie per se stesso e ciò gli permette di svincolarsi dal vincolo delle scelte indotte dagli altri. Se decidiamo di non scegliere, molto probabilmente gli altri decideranno per noi, ma noi abbiamo sempre la libertà di scegliere purché decidiamo di farlo.

«La sua libertà di scelta non rappresenta la sua grandezza, ma il suo permanente dramma. Infatti egli si trova sempre di fronte all’alternativa di una “possibilità che si” e di una “possibilità che no” senza possedere alcun criterio di scelta. E brancola nel buio, in una posizione instabile, nella permanente indecisione, senza riuscire ad orientare la propria vita, intenzionalmente, in un senso o nell’altro

Søren Kierkegaard

Il sentimento dell’ angoscia secondo Kierkegaard nasce come contrappeso proprio alla libertà di scelta e di fronte alle molteplici possibilità di scelta. Ed è proprio questo sentimento d’angoscia che caratterizza le vite di tanti giovani e giovanissimi e non solo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Delirio

Potremmo definire il delirio come un’idea errata, ma alla quale una persona aderisce in maniera piuttosto convincente. Il contenuto delle idee delirante è spesso palesemente assurdo per gli altri.

Lo Psicopatologo tedesco Karl Jaspers riconosceva nel delirio tre caratteristiche principali: assoluta certezza soggettiva, impossibilità del contenuto, incorreggibilità.

Inoltre Jaspers distingueva tra percezione, rappresentazione e consapevolezza delirante. Nella prima si attribuisce un significato delirante ad una percezione normale; nel secondo i deliri si manifestano sotto forma di ricordi e di idee che invadono improvvisamente la coscienza; nel terzo la persona sente che le cose stanno in un certo modo, anche se non le ha vissute dal punto di vista sensoriale.

Le idee deliranti possono essere “primarie” quando nascono dalla diretta “trasformazione” fantastica di elementi della realtà circostante; possono essere secondarie quando derivano da una condizione mentale ed emotiva transitoria, ma significativa (depressione, uso di sostanze).

Le idee deliranti spesso sono un tentativo estremo di dare una spiegazione razionale a situazioni e fenomeni percepiti come incomprensibili ( “sono caduto dalla scala perché mi girava la testa. Credo che qualcuno degli invitati alla festa mi abbia messo qualcosa, qualche droga in quello che ho bevuto e mangiato. Ne sono certo. Non ho mai sofferto di giramenti di testa e poi dall’inizio della festa tutti mi guardavano e mi offrivano da bere e da mangiare” ).

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La nascita del delirio è accompagnata da uno stato d’animo angoscioso. La persona che ne soffre avverte che c’è qualcosa che non va, che il mondo ha assunto un aspetto minaccioso. In qualche modo l’idea delirante fornisce un senso e una spiegazione (per quanto bizzarra e assurda) a questa condizione personale di terribile incertezza. Permette quindi alla persona di dare un significato “accettabile” agli eventi che accadono.

Quindi a partire dall’idea delirante originaria la persona costruirà una teoria e una storia che permetterà di inglobare tutti gli eventi, il mondo circostante e le proprie sensazioni in un unico “sistema delirante“, che offrirà a quella persona una visione del mondo personale.

I deliri possono essere classificati in base al loro contenuto, saranno quindi : persecutori, mistici, di grandezza, ipocondriaci, di gelosia, di colpa, di rovina. Spesso il delirio paranoico (quando non c’è la presenza anche di schizofrenia) è molto difficile distinguerlo dalla realtà, perché sarà moto coerente e verosimile con la realtà e i vissuti della persona.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi