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L’importanza delle amicizie.

Avere delle amicizie, (una buona cerchia di amici) offre un importante sostegno affettivo. Diverse ricerche sostengono che avere rapporti d’amicizia e relazioni sociali stabili e “ampie”, giova alla salute psichica e fisica.

I contatti sociali hanno infatti, a livello evoluzionistico, dato un grandissimo contributo allo sviluppo e all’evoluzione del nostro cervello.

Robin Dumbar (antropologo e psicologo evolutivo), ha ipotizzato l’esistenza del social brain. Lo sviluppo della società umana avrebbe accelerato l’evoluzione del cervello e in base a questa teoria più numeroso è un gruppo maggiore sarà il numero e la quantità di informazioni sugli altri componenti del gruppo che bisognerà elaborare, per poter mantenere buone relazioni reciproche. Secondo Dunbar abbiamo anche un limite a questa capacità di “elaborazione delle amicizie”, e infatti questo limite può permetterci di arrivare ad un massimo di 150 amicizie/conoscenze.

Interessante è il modello che ci propone Dunbar: il modello della formazione concentrica dei rapporti sociali di un individuo.

Secondo questo modello la cerchia delle amicizie più intime è formata da tre/quattro o massimo cinque persone. In questo “cerchio”, sono presenti le persone con cui ci sentiamo più legati emotivamente, con cui condividiamo interessi e valori. Sono quelle persone che ci supportano nei momenti difficili e che incontriamo almeno una volta a settimana.

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Al cerchio successivo appartengono da 12 a 20 persone, con i quali riusciamo a coltivare legami importanti, ma meno forti. Il rapporto con queste persone è meno intenso dal punto di vista emotivo, ma è comunque caratterizzato da forte simpatia ed interesse.

Il terzo cerchio corrisponde al “giro di conoscenze” e comprende dalle 30 alle 50 persone. In questo cerchio il legame con le persone sarà meno forte, ma possono esserci contatti regolari, anche se a distanza di più tempo. Secondo la teoria di Dunbar il terzo cerchio, nelle società tradizionali primitive di cacciatori – raccoglitori, corrispondeva al clan di appartenenza.

Infine esistono altri due cerchi, dove vi saranno altre conoscenze, ma molto meno intense e importanti.

Nella formulazione di queste teorie, Dunbar, ha individuato un elemento ricorrente e cioè che di cerchio in cerchio, l’insieme del numero dei conoscenti si triplica quasi sempre.

I due cerchi più interni sono decisamente quelli più importanti, perché influiscono positivamente sulla persona e sulla propria percezione di benessere psicologico; stress e depressione si riducono, così come i comportamenti pericolosi per se stessi. Gli amici possono migliorare il proprio stato d’animo e la fiducia in se stessi.

Insomma un buon giro di amicizie e la presenza di amicizie più intime, permette una vita sociale più attiva, aumenta il benessere personale e probabilmente le proprie probabilità di vivere più a lungo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Quattro amici a cena.

Immagine Personale.

Eravamo quattro amici.. (no! non al bar, come dice la canzone che trovo pure piuttosto insopportabile), ma a cena in casa..

La sera è calda, caldissima.. L’aria è ferma, il respiro si fa caldo lento e pesante; il tutto si trasforma in fluido corporeo che solca i tuoi contorni sotto forma di sudore.

Beviamo, ridiamo e conversiamo; i milanesi non vengono giù da un po’ e nel frattempo sono cambiate una caterva di cose..

La luna è crescente.. una falce infuocata persa com’è a giocare a nascondino con un cielo nero che tenta di fagocitarla con la sua umidità.. ma lei.. prendendosi gioco di lui, emerge quando lui meno se lo aspetta e getta la sua luce aranciata: chiamala eleganza..

Noi continuiamo a parlare, ridiamo.. mangiamo e beviamo..

Gli amici sono genitori di due bellissime bambine che non hanno solo il nome di due principesse, ma gli somigliano pure..

Vanno a scuola e la conversazione si sposta sul famoso registro elettronico.

Ridiamo, beviamo e ripensiamo a quando eravamo noi, ad andare a scuola. A quando avevi la libertà del filone, di dire “professore ieri mio nonno non è stato bene e non ho potuto studiare”; la libertà di mentire a tua madre prendendoti la responsabilità di rimediare – in qualche modo- da solo, prima dell’incontro scuola famiglia.

Ripensiamo per un attimo alle lotte per il voto “no professò e perché a me 6 e a lei 7?”, così come alla grande possibilità data dallo scontro che poi diventa incontro, con il professore di turno (troppi compiti, assegno preso male, interrogazione pessima, falsificazione della giustificazione).

Sto registro, a quanto pare, toglie tutto ciò da mezzo.

Durante l’anno scolastico, ho visto molti bambini che erano seguiti da tutor specifici per disturbi dell’apprendimento o semplicemente da tutor che dovevano sostenere un pò questi bambini, non avere la minima idea di come fosse andata la loro interrogazione.

“Marco che studiamo oggi?”

“Non lo so”

“Come non lo so?”

“Eh l’assegno ce l’ha mamma, sta sul registro poi la mia interrogazione non lo so.. lo sa mamma il voto”.

Che cosa bella (de)responsabilizzare i nostri ragazzi..

Alcuni sono stati messi in punizione senza nemmeno sapere il perchè..

Ripenso a Maria Montessori (il cui approccio pedagogico in Italia è sempre stato più snobbato che all’estero), al suo immaginare una scuola a misura di bambino, un ambiente che sia accogliente e che sia la diretta continuazione dell’ambiente domestico; ripenso poi alla cura dell’errore. Secondo la Montessori il bambino riesce a comprendere dove ha sbagliato e riesce a trovare, da solo, la soluzione. L’errore ha infatti un grandissimo valore e non viene punito

Il protagonista, per Maria Montessori è il bambino che resta attore e artefice del proprio sapere, della propria curiosità e della propria azione pedagogioca.

Certo.. la tecnologia snellisce.. rende smart.. Fa figo la scuola virtuale..

Ho come la sensazione che più che smart tutto questo evitare di chiamare in causa i giovani, ci stia lentamente esponendo ad una deriva socio culturale di cui non possiamo evitare di prenderne atto.

Tra le risate e il caldo infernale, i ricordi di scuola si sono fatti vivi durante la cena.

Sono state immagini, rapidi flash e rimandi di sensazioni.

I miei compiti di matematica consegnati quasi sempre in bianco, litigi con i professori, banchi che volano e le pene d’amore.

Ma che ne vuole sapere la tecnologia di quello che siamo, veramente…

Circuiti sì.. ma di nervi, ossa e carne che hanno bisogno di immergersi nella realtà (e no.. non parlo di quella virtuale).

Beviamo ragazzi!

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio.