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La tempesta della malattia mentale.

“La parte peggiore di avere una malattia mentale è che le persone si aspettano che ti comporti come se non l’avessi.”

Arthur FleckJoker.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Suono come: Appassionata.

Appassionata era la sola parola che le sapeva dire.

Con quel gioco di passione si erano avvelenati, persi com’erano a rincorrere quel sapore di mandorle amare: cianuro.

Aveva schiumato rabbia, desiderato vendetta; impazziva al pensiero che fosse altrove.. tra altre mani mentre le sue erano rimaste lì fredde e rigide come sull’attenti.. nell’insostenibile assordante attesa del ritorno.

Le orecchie bruciavano, esplodevano tra i mille pugni battuti, gettati e ripiegati su se stessa, nell’appassionata attesa..

Si consolava con l’alcool. Ogni piccolissima goccia alcolica corrodeva l’esofago e i ricordi; bruciava e anestetizzava il dolore di una scomparsa mai del tutto avvenuta.

Veleno dolciastro erano i ricordi stessi, squallido manifesto del non detto.

Un gioco di passione perso in un’appassionata stagione.

Suono come: Patetica.

Mi sento strana.. Ho un peso al centro dello stomaco, un pugno poi di colpo un buco.. Un vuoto.. Non so bene come dire..

Tira tutto.. ventre, pancia, stomaco e schiena..

Sudo

Tic.. tac.. tic.. tac..

Questo orologio è sempre stato così fottutamente rumoroso? Ho i brividi ma non fa freddo, non capisco. Mi sento nervosa, la fronte è bagnata e qualcosa mi sta esplodendo dentro. Tic..tac.. bum..bum.. Il cuore sta impazzendo va da solo eppure nonostante sia così rumoroso ho la sensazione che non stia battendo.. è come se dentro fossi vuota.

Tac..tic.. tic.. tac..

Le lancette sembrano girare in maniera vorticosa, giro anche io.. sto provando a prendere aria ma se provo a tirare con i miei polmoni questi non rispondono.. Sento che non si gonfiano.. so che è una cosa impossibile ma non si gonfiano!

La stanza gira con me.. sento ogni singola goccia del mio sudore gelido solcarmi il viso: parte della fronte gira intorno al mio occhio – sembra quasi prendersi gioco di me- mentre accarezza dolcemente il mio viso sempre più pallido.

Il sudore freddo a tratti brucia, sento la fiamma di ogni singolo fallimento lasciare traccia sul mio evanescente corpo. Mi sento uno scafandro senza peso specifico sto solo abitando un corpo che si prende gioco di me: il mio misero contenitore mi fissa dalla sedia e mi deride.

“Quanto sei patetica!”.. Dice – sghignazzando- in maniera sadica e compiaciuta. Il mio corpo ha pena di me, mi sta tradendo.. mi abbandona lentamente.. e io ho freddo.

Il letto di costrizione dell’ospedale mi tiene immobile, hanno paura che possa farmi del male.. ma: come posso far del male a un corpo vuoto e freddo.. a un corpo che mi ospita soltanto.. proprio lui che da lontano mi deride e mi dice

“Patetica!”

Sono le 5 ormai non so di quale giorno.. non so di quale mese nè di che anno.

Non so da quanto e da quando sono legata qui nel letto di questo ospedale. La bava ai lati della mia bocca ormai è secca; gli occhi bruciano non riesco ad aprirli, le labbra hanno crepe come le rare pietre ai lati delle dune del deserto e lui è ancora lì..

Il corpo che non abito mi guarda ancora e ride..

Ride di questa patetica donna legata allo spettro di se stessa.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.