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Dal Ser.T al Ser.D: Servizi per le Dipendenze.

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Il Ser.T (Servizio per le Tossicodipendenze) è un servizio pubblico del Sistema Sanitario Nazionale dedicato alla prevenzione, riabilitazione e cura delle persone che hanno problemi di dipendenza da sostanze psicoattive (droghe o alcool, ad esempio).

Attualmente si parla di Ser.D andando, con ciò, ad indicare i Servizi per le Dipendenze. I Ser.D ricomprendono funzioni e organizzazione dei vecchi Ser.T ma -ed è qui la grande novità- estendono il loro intervento anche alle dipendenze comportamentali e alle sostanze da abuso legali (pensiamo a tal proposito alle dipendenze da videogiochi, dipendenza dal pc, gioco d’azzardo oppure alla dipendenza da antidepressivi o antinfiammatori).

I Ser.D dipendono dalla Regione e sono attivi all’interno dell’Asl (in ogni Distretto Sanitario). All’interno della struttura operano diversi operatori, tutti specializzati nel trattamento e nella presa in carico della persona con una dipendenza (medici, infermieri professionali, educatori professionali, sociologi, assistenti sociali e psicologi).

Il Ser.D offre servizi gratuiti e garantisce, in accordo con la legge e la deontologia, l’anonimato (deve essere sempre garantito l’anonimato e il rispetto per la privacy -segreto professionale- con la possibilità di applicare l’anonimato sui dati anagrafici così come disposto dalla legge 309/90 art.120). I servizi del Ser.D hanno l’obiettivo di fornire il sostegno e l’orientamento ai tossicodipendenti e alle proprie famiglie dal punto di vista medico-infermieristico anche grazie alle campagne di informazione e di prevenzione.

Che cosa fa il Ser.D?

Le strutture accertano lo stato di salute psicofisica del soggetto arrivando alla definizione di programmi terapeutici individuali che possono essere effettuati o nel Ser.D stesso o in altre strutture convenzionate come i centri di recupero. E’ fondamentale il monitoraggio continuo del soggetto: per questo vengono effettuati molto spesso esami del sangue, delle urine e dei capelli.

I Ser.D operano nel rispetto dei criteri fissati dai livelli essenziali di assistenza (LEA) assicurando la disponibilità dei principali trattamenti relativi alla cura e riabilitazione dall’uso di sostanze, garantendo, compatibilmente con le risorse economiche a loro disposizione, la libertà di scelta del cittadino e della sua famiglia ad attuare i programmi terapeutico-riabilitativi presso qualunque struttura autorizzata in tutto il territorio nazionale. I Ser.D, in accordo con il paziente e con il proprio nucleo familiare, anche mediante l’utilizzo di altri servizi specialistici, pubblici e privati accreditati o autorizzati, si occupano della prevenzione e della cura di tutte le patologie correlate alla dipendenza da sostanze.

Nel Ser.D quindi ci si occupa di:

  1. garantire accoglienza, diagnosi e presa in carico del paziente.
  2. predisporre, per ogni singolo utente, un programma terapeutico.
  3. effettuare terapie farmacologiche specifiche, sostitutive, sintomatiche e antagonistiche, compreso il monitoraggio clinico e laboratoristico, verificando l’opportunità di tali interventi e mantenendo contemporaneamente l’obiettivo del superamento dello stato di dipendenza anche dai farmaci sostitutivi.

I SerT (ora Ser.D) sono costituiti secondo i criteri della Legge 26 giugno 1990, n. 162, e dei decreti del Ministro della Sanita’ del 12 luglio 1990, n. 186, 30 novembre 1990, n. 444, 19 dicembre 1990, n. 445, 23 dicembre 1990, n. 448, e del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 9 ottobre 1990.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio, Psicologa Clinica, matr. 9767

L’impotenza Appresa

Probabilmente tutti l’hanno sperimentata, molti hanno trovato poi un modo per evitare quella sensazione negativa, altri invece non riescono a trovare il modo per evitare lo stimolo doloroso che l’accompagna. Lo stato della mente che sto descrivendo riguarda l’incapacità di reagire davanti ad uno stimolo “psicologicamente doloroso e spiacevole”. Incapacità che anche l’impossibilità di evitarlo e di reagire per cambiare le cose.

La sensazione che si prova è molto simile ad una forma estrema di rassegnazione al dolore sia fisico che psicologico.

Questo fenomeno, chiamato “impotenza appresa“, è stato studiato da uno psicologo statunitense Martin Seligman. Praticamente Seligman spiega che una persona per “abbandonarsi” all’impotenza appresa deve aver appreso, dalla propria personale esperienza che “è inutile provare a modificare il proprio atteggiamento e il proprio comportamento, tanto non c’è più nulla da fare”. Pare che chi si lasci andare a questa idea, abbia la quasi totale certezza (spesso e volentieri falsa) che non può controllare ciò che gli sta facendo del male, così si accetta passivamente tutto. Questo stato mentale caratterizza anche alcuni disturbi psicologici (ad esempio la depressione).

L’impotenza appresa descrive quindi lo stato mentale di una persona che considera inevitabili gli esiti delle proprie azioni in una situazione di estremo stress.

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Le esperienze che caratterizzano la nostra vita, possono in qualche modo condizionare e modificare il nostro comportamento e le nostre risposte istintive. L’apprendimento negativo spiega anche perché possiamo accettare a volte in maniera passiva, situazioni molto brutte senza cercare una via d’uscita, che però in realtà esiste e che gli altri riescono a vedere.

Il carico eccessivo di aspettative negative hanno anche altre conseguenze. Portano infatti a scarsa stima di sé, tristezza, sintomi psicosomatici, stress e fallimenti reiterati.

La teoria dell’impotenza appresa, ha in parte spiegato e chiarito alcuni aspetti di patologie e fenomeni psicologici, emotivi e relazionali, che vanno dalla depressione, passando per le vittime di violenze e stalking fino alla dipendenza da droghe e alcol.

Ci sono ovviamente alcune variabili rispetto al fenomeno dell’impotenza appresa; per alcuni infatti, questo atteggiamento passivo interessa solo lo stimolo negativo che è all’origine, mentre per altri può estendersi a tanti aspetti della propria vita. Ciò si può spiegare con il fatto che alcune persone sono in grado di affrontare lo stress dello stimolo negativo e quindi riescono a confinare la sensazione d’impotenza alla situazione specifica, mentre gli altri non riescono ad avere questo controllo e si fanno sopraffare totalmente. Probabilmente questa differenza è dovuta a “mancati apprendimenti” che possono diventare inibizioni a un successivo sviluppo. Questo può succedere, ad esempio, in contesti familiari che hanno in qualche modo inibito lo sviluppo dell’autostima e dell’indipendenza del bambino, favorendo invece un senso di dipendenza e inadeguatezza.

Un’altra spiegazione potrebbe essere nell’individuazione di due tipi personologici opposti:

Coloro che rientrano nel gruppo dei “negativi” che vedono gli effetti di una situazione difficile come permanenti, pervasivi e dipendenti da una “colpa” loro;

Coloro che rientrano invece nel gruppo dei “positivi” che distinguono se stessi dalla causa esterna. Quindi riescono anche a percepire una possibilità di fronteggiarla.

Immagine Personale – Una via d’uscita

Gli stessi meccanismi possono essere anche alla base dello scarso successo scolastico di alcuni bambini, che frustrati da una serie di giudizi negativi all’inizio del loro percorso scolastico possono generalizzare erroneamente l’esito delle loro performance scolastiche e iniziare ad alimentare una escalation di risultati negativi che possono portare ad un fallimento negli studi.

Nonostante la forte resistenza di questo stato mentale nelle persone e la percezione persistente all’impossibilità del cambiamento, è possibile cambiare e riprendere a vivere una vita libera da “impedimenti”. La psicoterapia può certamente essere la soluzione e la svolta, ma il percorso terapeutico deve essere accompagnato da una forte motivazione da parte del paziente.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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