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La solitudine

La solitudine è quella condizione in cui una persona si trova ad essere sola per qualche motivo, per scelta personale o per una scelta forzata. La sensazione della maggior parte delle persone che affrontano questo tema rimanda ad un’accezione negativa del termine, in quanto chi è solo in genere viene “pensato” come una persona triste, depressa e strana.

In effetti l’uomo è un animale sociale, vive di relazioni, vive nelle relazioni, per le relazioni e si ammala di relazioni.

Se vediamo una persona sola abbiamo quasi sempre la tentazione di “riempire” la distanza che la separa dalla socialità. Quasi percepissimo il senso di vuoto ci prodighiamo affinché si trovi un rimedio a quel deserto relazionale che circonda la persona sola.

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La sensazione di solitudine è uno stato personale che abbiamo provato tutti nella vita. Essa può essere negativa e provocare frustrazione e rabbia, delusione e tristezza, un senso di abbandono alimentato da una strana angoscia che alimenta quella paura di non riuscire mai a sperimentare la socialità. Quella negativa è la solitudine che deriva da situazioni impreviste, imposta dalle circostanze della vita: la fine di un amore, la prigionia, una malattia, l’isolamento percettivo o l’abbandono di una persona cara.

Ci può essere anche una solitudine imposta dalla società, quella che ci vede in presenza dell’altro, ma immersi nella solitudine degli schermi o quella imprevista che abbiamo potuto provare in questi mesi di pandemia.

Insomma una persona può trovarsi improvvisamente ad essere relegata in solitudine e non essere pronta e capace di stare da sola. In questo caso può soffrire molto.

La solitudine può però essere anche ricercata e voluta, come succede per i creativi, per gli asceti o ad esempio di chi vuole staccare dallo stress della quotidianità per recuperare le energie, per ritrovare se stesso. Molte persone riescono ad acquisire durante i primi anni di vita la capacità di trarre giovamento dalla solitudine, possono persino apprezzarla e gestirla come un bene prezioso.

Quanto siamo capaci di essere soli?

La capacità di essere soli secondo Donald Winnicott si può acquisire durante l’infanzia e può considerarsi un derivato positivo delle esperienze relazionali diadiche (con la madre) e triangolari (con la madre e il padre o gli altri). Lo stesso Winnicott attraverso un paradosso, dice che l’esperienza determinante e fondamentale affinché l’abilità di esser solo si sviluppi è l’esperienza di essere solo, da infante e da bambino piccolo, in presenza della madre.

La capacità di essere soli deriva dell’esperienza di esser soli in presenza dell’altro.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi