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Tra limiti e libertà – la relazione tra genitori e figli – PODCAST

“La cosa più importante che i genitori possono insegnare ai loro figli è come andare avanti senza di loro.”

FRANK A. CLARK

Questa tappa del nostro viaggio ci riporterà sulle strade della relazioni, quelle delle origini, quelle forse più intense.. quelle tra genitori e figli.
Percorreremo quindi terreni complessi ma emozionanti.
Un viaggio tra limiti e libertà..


Buon Ascolto..

Tra limiti e libertà – la relazione tra genitori e figli – In Viaggio con la Psicologia – Podcast Spreaker

Tra limiti e libertà – la relazione tra genitori e figli – In Viaggio con la Psicologia – Podcast Video

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“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Società perversa.

Photo by Mike Chai on Pexels.com

Ogni perversione implica uno spostamento di emozioni o desideri da un partner umano (interagente e dispensatore di emozioni/amore), a oggetti disumanizzati e feticizzati.

La cleptomania (disturbo del controllo degli impulsi che consiste nell’incapacità di gestire/resistere all’impulso di rubare oggetti che sono, però, inutili sia per la persona oltre che di scarso valore economico), mette in evidenza questo spostamento dell’aggressività, invidia, angoscia, depressione dalle relazioni interpersonali, ai beni materiali.

L’economia psicologica individuale, consistente nei “ripetuti giochi inconsci” che avvengono tra fazioni di amore e potere, così come la struttura socioeconomica fatta di labili equilibri di sottomissione e dominio, trova convergenza nella cleptomania.

Nelle società moderne (dove virtualmente -forse- ogni dimensione dell’esistenza umana e del sentimento è stata gradatamente pervasa dal feticismo della merce descritto da Marx nel 1847), è inevitabile che un bene materiale possa sostituirsi alla reciprocità dell’attenzione (gratuita, spontanea e amorevole) dell’amore e della soddisfazione erotica.

La cosa – materiale- si sostituisce e diviene più importante del sentimento -immateriale- e della passione erotica.

Nella forma mercificata di società in cui ci troviamo ad agire, diviene quindi quasi problema quotidiano (e qui la clinica molto, ci dice), decidere se concedere la propria attenzione amorosa alle persone oppure alle cose.

Accade -infatti- che nel nostro tempo (ormai sempre più senza tempo), anche il sesso divenga una merce come tante e -proprio come ogni merce- è quotidianamente usato come sostituto di tutte le altre emozioni e desideri.

Il sesso non è (e non ha relazioni) con il sentimento ma è un mezzo d’uso e come tale, fine solo ad un consumo veloce, effimero e senza sentimento alcuno.

Al sesso non “ci si affezione/appassiona” più.

Provando ad analizzare il percorso compiuto dall’autorità, nelle società umane, notiamo che il feticismo della merce è un prodotto relativamente recente.

Siamo infatti passati dalla legge assoluta degli anziani, nelle società tribali, alla tirannia della legge del consumo.

In questi cambiamenti sociali, la famiglia ha però sempre mantenuto il ruolo di conduttore, nei bambini, dei valori politici e socioeconomici anche della società di appartenenza.

Alla famiglia è infatti riconosciuto il potere (più o meno grande) di esercitare la sua influenza sui bambini (il tutto senza dimenticare il potere più o meno esplicito, esercitato dallo stato).

Quale che sia, comunque, la forma assunta dalla famiglia e indipendentemente dal fatto che essa fosse debole o forte, in rapporto ad altre istituzioni sociali, la sua funzione è stata quella di indurre desideri nelle giovani generazioni, il tutto, senza dimenticare una armonia possibilmente armonica, con lo stato…

Attualmente vige la legge del consumo, questo è cosa nota.

Fin dalla più tenera età i bambini sono indottrinati al culto dell’oggetto; i beni materiali danno calore, dispensano sicurezza, aumentano (o distruggono) la mia autostima e sono più importanti del sesso (che spesso è offerto all’interno di applicazioni contenute in beni materiali: il sesso diviene un bene di consumo. Nulla più).

La legge del consumo diviene una sorta di versione 2.0 dell’antica legge patriarcale.

Sappiamo però che le interazioni tra strutture familiari e strutture sociali sono molto sottili e ciò che avviene al bambino (nella struttura familiare di provenienza), avrà ripercussioni anche sula società.

In ogni epoca o luogo, persino prima che il bambino nasca, il mondo sociale penetra in lui -ad esempio- attraverso l’utero. Suoni, movimenti, giungono al bambino; in tal modo il bambino sarà già alla nascita, membro della società in cui è calato.

Non c’è individuo che consapevolmente o inconsapevolmente, con il suo agire (o non agire), non abbia una qualche influenza sulla società di appartenenza.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Dottorè ma che cos’è una coppia?

Immagine Personale.

Rubrica settimanale

Disclaimer:

Coloro che inviano la mail, acconsentono alla resa pubblica di quanto espressamente detto. Tutte le informazioni personali (ad esempio nome), così come tutti gli altri dati sensibili, sono coperti dal segreto professionale e dalla tutela del cliente (ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi). Le fonti di invio delle mail sono molteplici (non legate al solo wordpress).

La richiesta che ho deciso di prendere in carico oggi, giunge da un ragazzo. La sua mail mi ha particolarmente colpito a causa della profondità con cui il giovane è riuscito a rimandare dubbi e incertezze del suo vissuto. Si tratta di una storia familiare e affettiva complessa (motivo che mi ha spinta a limare diversi dettagli).

La delicatezza è lo stato d’animo che maggiormente mi ha accompagnata.

“Cara Dottoressa, sono un ragazzo stanco (…) Nella mia famiglia le cose non sono mai andate bene. Mio padre soffre da sempre di disturbo ossessivo compulsivo e mia madre di ansia. La loro è una coppia che per me, non ha senso di esistere (…). Non fanno che litigare, da sempre, e buttano su di me (senza ritegno) qualsiasi problematica di coppia (anche quella più intima, dando a me la colpa del loro fallimentare matrimonio). Si aspettano sempre l’eccellenza da me; non sono mai riuscito a godermi gli studi e nonostante io ora abbia un lavoro notevole, non penso di meritare quel che ho raggiunto (mia madre si ostina ad appendere in casa tutti gli attestati che ho conseguito, quasi fossero suoi trofei dimenticando di dire almeno: un bravo). Negli anni ho sviluppato prima una profonda ossessione legata ad una mia possibile omosessualità poi tutta una serie di compulsioni sul quale, non mi dilungherei…

Ho abusato di pornografia e di autoerotismo; poi un giorno ho conosciuto lei, online. Non so per quale motivo ma un giorno in cui stavo malissimo mi sono detto “vado da lei” e così.. stiamo insieme da 8 anni e mezzo.

Lei ha una storia particolare (mi sento in dovere, come clinica, di proteggere la storia della ragazza; per sommi capi dirò che è stata per diversi anni in una casa famiglia).

Sono anni che andiamo avanti e indietro dallo studio del terapeuta per aiutare lei a superare il suo trauma; così facendo ho lasciato me da parte, dimenticandolo non so dove. Il sesso è praticamente inesistente; se la sfioro lei mi picchia, piange.. e finiamo con noi sul divano che cerchiamo di trovare un punto a quanto accaduto. Io la amo.. è quanto negli anni mi ero immaginato come una storia.. Ma ultimamente, mi chiedo, Dottorè.. “ma che cos’è una coppia?.”

Gentile Ragazzo,

grazie per la tua mail e grazie -soprattutto- per la condivisione della tua storia di vita; una storia – mi rendo conto- non facile da rendere all’altro, predigerita.

Mi colpiscono diversi dettagli, del tuo racconto; emerge il racconto di un uomo che in una prima parte appare arrabbiato e cosciente di non essere la colpa di un “fallimentare matrimonio” che molto probabilmente non doveva esserci. Racconti – molto dettagliatamente- della tua vita familiare, delle liti, del fatto che in famiglia state meglio quando non vi vedete (gli esempi che fornisci su come sappiate gli orari di tutti, in modo da non incontrarvi mai, la dice lunga).

Parli di una casa fredda e del fatto che tutti, invece, vedano la tua famiglia come perfetta “hai un bel lavoro, sei giovane, stai con una donna più grande e la tua famiglia è unita”; siete riusciti -in sostanza- a mettere in atto quasi una farsa, in cui ciascuno recita a soggetto, la sua parte: come nell’opera teatrale, infatti, ciascun membro della tua famiglia (che per sopravvivere si è immedesimato in un certo personaggio), vive un conflitto personale con quello che parrebbe il capocomico (tuo padre).

Da qui si snoda la tua vita, quella fatta di ossessioni, fobie, paranoie.. e Lei.

Mi racconti di una coppia (quella che hai sempre sognato), in cui però il centro è solo lei. Sono otto anni e mezzo in cui hai dimenticato di prenderti cura di te.. o meglio.. Hai usato dei palliativi (lo sport, le amicizie, lo studio), che ti hanno dato l’illusione di esistere.. Probabilmente si tratta di una “sopravvivenza” nata da un tacito accordo in cui hai deciso di smettere di pensare (lasciando così libero sfogo alle compulsioni).

Non posso dirti cos’è una coppia. La visione dell’amore e della dualità appartiene a una sfera del tutto personale.

Posso però dirti cosa vedo, io, quando ho innanzi due persone che condividono un sentimento che si fa percorso di vita.

L’alchimia che unisce due persone è percepibile ad occhi nudi; è come una fiamma, un’aura di bellezza che avvolge le due persone. E’ qualcosa che fa quotidianità che lega salda e rinsalda ogni giorno il sentimento tra i due. La coppia non è statica ma una dualità in formazione continua e costante; un prolungamento che fa di due separati un unicum mentale di difficile dissoluzione.

Nelle coppie solide che giungono presso una consultazione (che bada bene, non sono quelle che non litigano mai o che sono necessariamente felici), hai la percezione di vedere alternativamente sabbia e acqua, fuoco e vento, tempesta e sereno. Sono coppie in cui ciascuno alternativamente vive il proprio ruolo nella libertà dell’esperienza amorosa e sensoriale.

C’è poi l’aspetto della sessualità: una coppia condivide una sessualità che sia piena e soddisfacente per entrambi; non ci sono mezze misure. Il sesso si vive nella sua piena espressione, una espressione tipica (personale) per ciascuna dualità.

La coppia è quotidianità , bisogno di condividere il prima possibile, con l’altro.

Leggo della tua storia di coppia e mi dici che senti il bisogno di avere amicizie femminili. Non sai bene in cosa ti sei cacciato, con una nuova ragazza che hai conosciuto, sai solo che lei capisce.

L’essere compreso, accolto e contenuto mi sembra la mancanza più forte che da sempre vivi.

L’impossibilità di pensarti bisognoso di cure e debole, ti ha fatto – forse- rinchiudere in una relazione in cui per forza di cose tu sei, ancora, quello che non ha bisogno.

Curi l’altro per dimenticarti di te, ma ora, l’altro che è in te bussa con sempre più insistenza chiedendo di aprire.

Con veemenza, “l’altro da te” sta per buttare giù la porta.

Credo – vista anche la tua passione per la psicologia- che ci sia bisogno di raccogliere le urla che senti diventare sempre più insistenti, dentro di te.

Datti il tempo, L., di capire cosa vuoi, per il tuo futuro.

Sei un ragazzo che ha delle notevoli risorse a disposizione e una forte intelligenza; c’è anche però, in te, una rabbia molto forte che ha bisogno di essere eviscerata per essere compresa prima che questa.. tolga linfa vitale a te.

(La sera in cui ho risposto al ragazzo, lui mi ha inviato una nuova mail. Mi ha profondamente ringraziato per la spiegazione sulla coppia che a suo dire, lui non avrebbe mai potuto rendere meglio. Non credo di aver fornito una spiegazione particolarmente esaltante, ma le parole che il ragazzo mi ha riferito, mi fanno davvero ben sperare).

Non siamo destinati a seguire il copione familiare.

Ogni amore è un amore a sé.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Limiti e libertà: genitori e figli.

“Un bambino che venga tenuto sempre per mano e perciò non abbia la possibilità di percorrere la sua strada, perderà col tempo la voglia di far scoperte.”

A. Miller

Un ambiente iperprotettivo può costituire un vera e propria minaccia per la curiosità, le abilità e la vitalità del bambino. La capacità di crescere e l’autostima del bambino verranno, col tempo, gravemente compromesse.

Robertino e la madre iperprotettiva

La Miller diceva che, quando quel bambino crescerà, sarà così riconoscente ai suoi genitori (per quelle attenzioni e quelle preoccupazioni) che rinuncerà molto facilmente a compiere “passi in avanti” per crescere proprio per non dare un dispiacere loro.

Questi bambini sono piuttosto fragili emotivamente e incapaci di tollerare le frustrazioni, anche quelle apparentemente più banali.

Quando però l’impulso di quel bambino ad esprimere se stesso sarà troppo impellente, manifesterà probabilmente disturbi psichici oppure, con coraggio, porterà un “dispiacere” ai genitori e deciderà di crescere.

I genitori quando sono troppo “preoccupati” e quindi troppo ipercontrollanti dovrebbero potersi chiedere: “sto proteggendo il mio bambino o me in questo momento?”. Questa domanda può portare ad una consapevolezza diversa al genitore e quindi fargli comprendere se quella preoccupazione può derivare dal suo bisogno di sentirsi assicurato dal sentirsi un buon genitore.

Uno Spezzone di “Ricomincio da Tre” di Massimo Troisi è una scena molto famosa ed esilarante, ma decisamente vicina alla realtà di relazioni dannose (genitore – figlio).

L’avere dei limiti significa avere delle risorse cognitive ed emotive “contenitive”, non significa avere degli impedimenti e delle imposizioni come succede nel video. La mamma di Robertino, ad esempio, è iperprotettiva e ha imposto chiaramente dei limiti eccessivi al figlio per proteggerlo dai pericoli del mondo esterno. Ciò ha reso Robertino “monco” emotivamente, dipendente dalla madre e incapace di svincolarsi, nonostante ne abbia necessità e voglia di farlo (al minuto 3:00 Robertino chiede a Gaetano [Massimo Troisi] “come si capisce questo limite?”). I limiti devono considerarsi come “contenitori mentali” che vengono supportati e garantiti dai genitori. Il dolore, l’angoscia, l’ansia, la paura, possono essere più tollerabili se ci sono contenitori che li delimitano. Se questi contenitori che delimitano e “contengono” le esperienze e le emozioni negative non sono stati supportati dai genitori possono essere vissuti come travolgenti, senza limiti e decisamente angoscianti dai bambini.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il muro di S.

“Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!”

Italo Calvino
immagine personale

S. entra nello studio con la scorta. Insieme a lei, sulla sua sinistra il padre e sulla destra la madre. Entrambi di corporatura grossa. Lei è minuta, molto magra, sguardo basso e schivo. A stento mi offre un mezzo sorriso per rispondere al mio saluto. Capelli lisci neri, abbigliamento scuro. Siede in mezzo alle sue “guardie del corpo”.

I genitori parlano del problema della propria “bambina”, riempiono la stanza di parole, rimproveri e preoccupazioni. la madre si lascia andare ad un pianto liberatorio; il padre con gli occhi lucidi guarda sua figlia e racconta della paura e del clima familiare teso e preoccupato.

S. è muta, non ha assolutamente detto nulla, pare assente. Quella stanza è troppo piena. Penso tra me e me che sia abbastanza. Invito i genitori ad uscire. Voglio sentire la voce di S.

Non è una bambina, è una ragazza di 14 anni. Il suo aspetto pare quello di una bambina i suoi pensieri e le sue parole, sono di una ragazza di 14 anni.

S. ha deciso di alzare un muro, molto alto e molto resistente. S. da un po’ non riesce a guardare al di là del muro. Quelli al di là del muro non vedono più cosa c’è dietro, non vedono S. ormai da un paio d’anni. Urlano, si arrabbiano, sbraitano, si preoccupano, piangono, ma non sanno proprio cosa fare.

S. quando ha costruito quel muro, non ha previsto ci fosse una porta.

Ho chiesto ad S. di guardare e ascoltarmi da una piccola fessura di quel muro. S. non sapeva potesse parlare e guardare da quella fessura.

S. passo dopo passo è riuscita a costruire una porta, poi ha fatto una finestra per guardare al di là del muro. Insieme abbiamo capito che in fondo quel sole che tanto la spaventava, non scottava, ma riscaldava.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Mio figlio non mi ascolta…

Immagine Personale: “La mia famiglia”.

“Se una società vuole veramente proteggere i suoi bambini, deve cominciare ad occuparsi dei genitori”.

John Bowlby.

Capita sempre più che i genitori arrivati presso una consultazione, lamentino un “mancato ascolto” da parte dei propri figli “Mio figlio non mi sente”.. dice la signora M… “sta sempre con la testa da un’altra parte”.. sostiene L…

Giovanna, 45 anni, chiama presso il Consultorio dell’Asl in una fredda mattinata di Dicembre. Dal tono della voce si evidenzia subito uno stato di urgenza e ansia; si percepisce inoltre spavento e angoscia per una situazione che non “riesce più a controllare”.

“Mio figlio”, dice, “è un disastro, si ribella di continuo non segue i nostri ordini e le direttive familiari; fa sempre di testa sua è scontroso e aggressivo. Da poco ha cominciato a girare con un coltellino in tasca e io non so più cosa fare”.

Michele ha 13 anni ed è il classico pre adolescente. Alla ricerca della propria identità in divenire (come in divenire è il momento della vita che si trova a vivere, essendo l’adolescenza una fase di passaggio in cui non si è più bambini ma non si è nemmeno ancora adulti), sperimenta con l’abbigliamento (giudicato dai genitori inopportuno) e sfidando l’autorità (rispondendo male e in maniera provocatoria) “chi sono”.

Senza entrare nel dettaglio della storia (i cui nomi è bene sottolineare, sono di fantasia), già dal primo colloquio è emerso che la situazione familiare appare piuttosto caotica, rigida e “mortificante”.

Il padre di Michele è un esponente delle forze dell’ordine: appare rigido e fermo sulle sue posizioni che sono “sempre giuste e sicure” : “a casa comando io”.

La madre è una casalinga che vive costantemente soggiogata dalle decisioni prese da un marito “freddo e che non è mai stato partecipe della vita familiare”, in sostanza il marito non c’è mai ma pretende che le sue decisioni siano legge.

La sorella di Michele di 3 anni più piccola, è trattata come una bambolina/trofeo; oggetto d’amore della madre viene costantemente riempita (fino a strabordare) di proiezioni, dimenticando che anche lei – Valentina- ha una sua personalità in costruzione. Riempita fino all’orlo di proiezioni materne Valentina ha smesso di mangiare: troppo piena di cose altrui per riempire lo stomaco di cibo; ha inoltre cominciato da poco a vomitare (il surplus emotivo) ciò che non riesce più a contenere con il suo esile corpo.

Il breve estratto del caso citato, vuole evidenziare come spesso ci soffermiamo sulle problematiche dei bambini, degli adolescenti o dei giovani adulti dimenticando l’importanza del contesto in cui loro sono (stati) calati : la famiglia.https://ilpensierononlineare.com/2019/06/26/pavor-nocturnus-terrore-notturno-e-bambini/ https://ilpensierononlineare.com/2019/09/26/leta-in-divenire-ladolescenza-come-terra-di-mezzo-tra-linfanzia-e-la-vita-adulta/

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Terapia Familiare Reale.

Anche la Royal Family in terapia! Tre o quattro giorni fa mi balza agli occhi questa notizia, riportata su diverse testate giornalistiche e sui media. Pare che la Regina Elisabetta (94 anni) abbia deciso di intervenire “terapeuticamente” per provare a ricucire i rapporti familiari reali deteriorati, “proponendo” una terapia familiare, con l’aiuto di un professionista. Da indiscrezioni (riportate sempre dalle varie testate giornalistiche) pare che la Regina abbia preso addirittura in considerazione la possibilità dell’utilizzo della videoconferenza, qualora fosse impossibile vedersi da vicino, considerando anche l’emergenza sanitaria in corso.

Royal Family

Da Terapeuta Sistemico Relazionale questa notizia mi rende davvero lusingato della fiducia della Regina nella Psicoterapia e orgoglioso della mia professione.

La terapia familiare è uno strumento molto potente e attraverso diverse tecniche e metodologie può riequilibrare i ruoli e le funzioni all’interno del sistema familiare, migliorando anche i processi di differenziazione dei suoi membri, aiuta a superare e “metabolizzare” le crisi delle varie fasi di sviluppo.

Le famiglie possono, in maniera inconsapevole, condizionare i propri membri attraverso aspettative e “miti”, tramandati dalle passate generazioni. Aspettative insormontabili di “eccellenza” che possono generare nei membri della famiglia situazioni insostenibili e costrittive. L’utilizzo della storia familiare consente, in una terapia familiare di utilizzare e studiare elementi del passato per comprendere i nodi evolutivi delle attuali relazioni connettendoli al presente, a ciò che sta succedendo.

Simpson – Miti Familiari, fantasmi delle passate generazioni.

Carl Whitaker sosteneva che “la famiglia sana è dinamica, non statica… la famiglia sana è un sistema in movimento” (C.A. Whitaker e W.M Bumberry, 1989); una famiglia ha bisogno di essere in continuo movimento, deve avere la possibilità di poter sperimentare il cambiamento. Nelle famiglie “sane” le norme agiscono come se fossero un sottofondo, una guida e quindi aiutano il sistema e i membri a crescere; di contro in una famiglia patologica “le norme sono utilizzate per limitare e il cambiamento e lo status quo”.

Possiamo dedurne che un sistema familiare flessibile e dinamico sia più funzionale e più “sano” di uno rigido e gerarchico.

“Solo quando abbiamo la libertà di non appartenere ha significato unirsi a qualcuno. Quindi l’associazione è chiaramente un atto di volizione, una questione di scelta, non un obbligo”

Carl A. Whitaker, “Danzando con la Famiglia”, (1989).
Simpson – Terapia Familiare

Insomma l’idea della Regina (sempre al passo con i tempi, nonostante l’età) è buona, anzi ottima, ma i risultati della terapia familiare saranno quelli da lei auspicati?

Sarei curioso di essere nei panni del loro terapeuta per vederlo da vicino.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott. Gennaro Rinaldi

Rif. Biblio: “La Terapia Sistemico – Relazionale tra coerenza e strategia”, R. Aurilio – M. Menafro – M.G.A. De Laurentis, Franco Angeli (2015). “Danzando con la Famiglia”, C. A. Whitaker – W.M. Bumberry, Astrolabio (1989).