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Motivazioni

La motivazione è un fattore dinamico che spinge il comportamento di un individuo verso una meta o alla soddisfazione di un bisogno. Le motivazioni possono quindi spiegare il comportamento, in quanto essere rappresentano uno stato interiore in grado di dirigere e condizionare un’azione. Esse quindi si attivano e si orientano in base a comportamenti specifici.

Le motivazioni si possono distinguere in: primarie (di natura fisiologica); secondarie (di natura personale e sociale); superiori (gli ideali, i modelli esistenziali, religione). 

Nel processo motivazionale intervengono incentivi estrinseci o intrinseci, ovvero delle vere e proprie ricompense che muovono verso scopi o obiettivi.

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Nell’ambito psicofisiologico le motivazioni sono spiegate in relazione a stimoli primari interni innati, importanti per la sopravvivenza (tipo la fame) e a variabili ambientali.

Gli studi etologici di Lorenz hanno dimostrato l’esistenza di schemi comportamentali come l’imprinting, che può essere considerato come una motivazione innata alla sopravvivenza.

I primi studi psicologici hanno inoltre evidenziato che la spinta motivazionale principale che regola e orienta il comportamento umano è la ricerca del piacere e quindi la fuga da uno stato che può recare dispiacere o dolore.

Una concezione che in parte è stata ripresa dalla teoria pulsionale di Freud con delle implicazioni teoriche più complicate che hanno condizionato tutto il lavoro teorico, partendo dalla descrizione di elementi pulsionali innati, che promuovono la sopravvivenza dell’individuo: passando per la concezione di pulsioni sessuali inconsce governate dal principio di piacere, ma regolate e incanalate verso altre mete, dal principio di realtà; fino alla concezione e alla teorizzazione della presenza di pulsioni sessuali di vita (Eros) e pulsioni sessuali di morte (Thanatos).

Sempre riguardo le motivazioni, è molto importante il concetto di Drive che sta ad indicare uno stimolo abbastanza forte, che può spingere l’individuo verso un’azione; questo stimolo si estinguerà con la terminazione dell’azione stessa. Nell’ambito della teoria delle motivazioni, si distinguono un drive primario ed uno secondario, che a differenza del primo è appreso.

La motivazione, infine, spinge verso uno scopo attraverso un comportamento, raggiunto lo scopo si genera un vissuto emozionale, che a sua volta determina, rinforzandolo o meno, il comportamento.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’imprinting

L’affettività ha un ruolo primario dello sviluppo del bambino ed è chiaramente una funzione adattiva (serve per la sopravvivenza). Il bambino ha bisogno di un lungo periodo di cure e di protezione e questa necessità può essere ricercata esclusivamente nelle relazioni che egli instaura con gli adulti più vicini (genitori, tutori, parenti).

La funzione genitoriale e la relazione di cura e il legame affettivo che si instaura tra genitori e bambino sono quindi un compito di assoluta importanza e pare essere geneticamente determinato. Bowlby teorizzò la teoria dell’attaccamento proprio in base a questi principi evoluzionistici di matrice Darwiniana e in base agli studi condotti da K. Lorenz sul comportamento di imprinting.

L’imprinting è un comportamento osservato da Lorenz sui pulcini appena usciti dall’uovo che può essere definito come una forma di apprendimento per impressione percettiva. I pulcini appena usciti dall’uovo sono portati a seguire per istinto il primo oggetto in movimento che vedono. In genere in natura, per le specie osservate da Lorenz, il primo “incontro” del pulcino è quasi certamente la madre.

Lorenz ha potuto inoltre osservare che questo comportamento istintuale aveva una breve finestra critica di due giorni entro la quale i pulcini seguivano il primo oggetto in movimento. Lorenz fu protagonista involontario di quest’evento, in quanto si trovò ad essere il primo oggetto in movimento visto da una nidiata di anatroccoli. In studi successivi fu poi specificato e chiarito che il periodo critico per l’imprinting poteva variare in base alle condizioni ambientali e alla specie.

Lorenz chiamò questo comportamento “apprendimento precoce in fase sensibile“. La caratteristica interessante, che lo differenzia dagli altri tipi di apprendimento è che non ha bisogno di ricompensa e non muta per tutta la vita.

L’importanza dell’imprinting può essere generalizzabile a tutte le specie e quindi anche all’uomo, come è stato poi dimostrato in numerosi studi a partire da Bowlby, in quanto la relazione d’attaccamento al riferimento adulto ha principi innati e geneticamente determinati che possono ovviamente modificarsi e caratterizzarsi in base all’ambiente e alle situazioni più o meno critiche dello sviluppo.

In questo breve e divertente video di Tom e Jerry è spiegato molto bene il fenomeno dell’Imprinting. Buona Visione!

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi