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(Ti tradirò) finché morte non ci separi.

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“Ah Dottoressa… E’ lei la Dottoressa, vero?… Beh.. la bruna si sposa perché si sa.. la moglie è sempre bruna (le brune danno sicurezza).. La bionda è l’amante, è il diletto facile.. e la rossa… La rossa Dottoressa cara.. è per le fantasie e per la fantasia estrema!…”

P., è un uomo di 40 anni; si presenta come esageratamente curato, dà infatti la sensazione di essere stato ore e ore davanti lo specchio alla ricerca del vestito migliore da mostrare all’altro.

Ha i capelli pettinati all’indietro stra pieni di gel; una camicia ben stirata leggermente aperta sul petto, mocassini di velluto, orologio (molto costoso) al polso e diversi anelli e collane. P., ha inoltre quintali di profumo spruzzati in ogni dove del corpo e continua a guardare il suo interlocutore con un viso che mostra una espressione che- francamente- rasenta l’ebetismo.

P., è giunto in terapia a causa dei suoi continui tradimenti: l’uomo è sposato da diversi anni ma non c’è stato un giorno che sia passato senza aver tradito sua moglie.

Dai diversi colloqui portati avanti (sia di coppia che individuali), cominceranno lentamente ad emergere tutta una serie di notizie, sulla vita di P.

Innanzitutto l’uomo è orfano di madre (la donna morì dandolo alla luce) e il padre non è mai stato presente (l’uomo lavorava come camionista e, a dire di P., beveva. Pertanto i ricordi legati a suo padre sono o di una figura assente oppure di una presente ma abusante).

P., conosce sua moglie a 16 anni. L’uomo ricorda tutto di quell’incontro ma.. ne ricorda la sua versione (sembra quasi che si sia raccontato una favola molto lontana da quello che, secondo la moglie, è invece successo).

P., sfida continuamente il suo interlocutore e se si tratta di una donna, sfodera subito quello che secondo lui, è il suo fascino.

(Ciò che P. vede come fascino, appare a noi come un tentativo di seduzione del tutto finto; sembra quasi che P sia alla continua ricerca di conferme nell’altro mostrandosi come, in realtà, un uomo dall’autostima inesistente e dal bisogno continuo di essere visto e adulato – quasi come quel bambino che non è mai stato- ).

La mancanza di una figura genitoriale di attaccamento, di quella madre calda che doveva presentarsi come quel serbatoio pronto ad essere riempito con tutte le paure che altrimenti avrebbero fatto vacillare il piccolo P., diventa adesso mostrare alle donne la loro “inutilità e incapacità nel saper fare a meno di lui”.

P. è aggressivo e possessivo con la moglie; morboso e controllante. L’uomo spia il telefono della moglie, le ha fatto chiudere ogni account social e vuole che lei esca solo quando anche lui è presente. Di converso però P., passa da un letto ad un altro mostrando alla moglie le foto delle sue conquiste, offendendola di continuo “lei è meglio di te.. guarda che cosce che ha… e tu? non ti vergogni? Guarda io quanto sono bello”.

La sensazione che P. rimanda è dello schifo totale: è avvilente parlare con una persona che tratta anche gli psicologi come pezzi di carne. P. ti sminuzza, ti punzecchia di continuo quasi come mordesse ogni piccolo lembo di pelle che hai scoperto.

Le donne che vanno con lui (come P. stesso dirà) cacciano subito la carne fuori! Il che, secondo l’uomo, lo deresponsabilizza completamente da quanto accade.

L’uomo ha inoltre un vero talento nel mettere l’altro a disagio.

Il percorso che P. e sua moglie hanno innanzi è lungo e faticoso; le dinamiche di coppia poggiano in realtà su una coppia inesistente perchè inesistenti sono i due singoli alla base. Né P. nè sua moglie sanno in realtà perchè si sono sposati, perchè stanno ancora insieme e inoltre.. mostrano una difficoltà incredibile nel pensarsi per e nel futuro, come una coppia che invecchierà insieme.

Entrambi hanno un vissuto familiare alle spalle doloroso a tratti terribile; la tristezza è il sentimento che si percepisce più di tutto; in certi momenti hai quasi la sensazione di avere di fronte due bambini molto piccoli che hanno imbarazzo anche solo nel dire “dammi la mano”.

I due andranno proprio presi per mano, molto lentamente, e andranno accompagnati in un lungo percorso di riconoscimento e affermazione (prima di tutto) del loro passato, della loro storia familiare fino a giungere a quel passaggio che da due unità li ha fatti diventare coppia..

Una coppia che si offende, si tradisce, si minaccia e si scredita di continuo ma che per qualche strano motivo continua ancora a stare insieme.

Una coppia che dovrà davvero cominciare a considerare l’ipotesi di proseguire – forse- da soli, il proprio percorso di vita.

“Finché morte non ci separi, Amò”..

“Dottoressa ma Lei è impegnata?”

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Relazioni.

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Quando conosciamo una persona che per un qualsivoglia motivo avvertiamo come noi affine, desideriamo che diventi importante per e nella nostra vita. Si tratta di entrare in-relazione; una relazione in cui si è accettati e conosciuti per quel che si è; una relazione in cui calano i costumi d’uso abituale richiesti dalla quotidianità e senti “casa”, calore, comprensione.

Una relazione profonda è anche quella (come sostengono Holmes e Rempel, 1989) in cui la fiducia rimuove l’ansia e ci si sente liberi di aprirsi senza paura di perdere l’affetto dell’altro.

Dal punto di vista scientifico, la psicologia sociale ha studiato i processi attraverso cui si giunge alla costruzione di una relazione significativa.

Inizialmente le argomentazioni saranno più semplici e meno profonde, per crescere gradatamente e contemporaneamente al senso di fiducia sperimentato da entrambe le parti (teoria della penetrazione sociale: lo sviluppo delle relazioni attraversa alcune fasi che fanno approfondire sempre più la relazione).

Gli esperti hanno studiato cause ed effetti della self-disclosure (svelamento di sè). Quand’è ad esempio che siamo più propensi a rivelare informazioni circa ciò che ci piace di più, ciò che non ci piace oppure ciò di cui abbiamo vergogna?

Riveliamo di più a chi si è aperto con noi. Questa reciprocità è importante soprattutto all’inizio della conoscenza; conoscenza che così facendo diventerà più initima.

E’ una sorta di gioco in cui ad un segreto, rispondo con un altro.. Se tu mi dici una cosa molto intima, io te ne dirò una mia perchè mi sento sicuro, compreso e contenuto. Quando la relazione diventa più profonda, la reciprocità sarà meno evidente lasciando il posto alla responsività.

Le persona infatti desiderano maggiormente essere amate e apprezzate piuttosto che ricevere in cambio, lo stesso tipo di confidenza.

Quando parliamo con un partner o amico procediamo un pò come una danza; punta, piede a martello, gamba tesa, movimento del corpo, passo passo un pò alla volta ci avviciniamo al “corpo” dell’altro fino a fondere i due “movimenti”.

Secondo alcuni studi condotti, i matrimoni più felici sono quelli in cui i coniugi utilizzano un linguaggio speciale; un linguaggio condiviso e comprensibili solo ai due coniugi. Più questo linguaggio è usato, più sono felici (Bell, Buerkel- Rothfuss e Gore, 1987).

Si tratta di due sè che si connettono; che si aprono. Due sè fusi e mai confusi, simili e diversamente uguali. Clinker.. due sostanze che si amalgamano senza fondere, diretti a diventare cemento.

Fidarsi e affidarsi correndo anche il rischio di inseguire un’ immagine nell’acqua che forse alla fine, era solo il nostro riflesso.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Sul divorzio

Oggi vorrei affrontare un altro argomento correlato all’articolo precedente della collega e al strettamente intersecato con il mio di ieri dedicato al matrimonio. Vi parlerò del divorzio.

Il divorzio è un evento paranormativo che traumatizza tutte le aree del legame, all’interno di una coppia inoltre “è considerato dai clinici come una crisi prevedibile del ciclo vitale della famiglia, sebbene l’attacco al legame che i soggetti avvertono è forte e traumatico” (V. Cigoli).

Il divorzio e la separazione, rappresentano una fase di cambiamento e sconvolgimento che interessa l’intero progetto di vita pensato e delineato nel corso del tempo da una coppia. Questa fase comporta una riorganizzazione di diversi aspetti della propria vita che riguardano gli aspetti economici, l’abitazione, le relazioni, i legami familiari.

Una separazione e un divorzio possono arrivare al termine del processo anche in maniera positiva quando entrambi i genitori hanno compreso le cause e le dinamiche implicite che hanno portato ad una fine prematura del rapporto.

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Quando la decisione della fine di un rapporto è univoca (cioè presa direttamente solo da uno dei coniugi), l’altro coniuge può vivere il distacco improvviso emotivamente come una condizione assimilabile al lutto.

Nel 2005 David Sbarra e Robert Emery, due psicologi americani hanno teorizzato il “modello ciclico del lutto”.

Questo modello prevede tre emozioni caratterizzanti che al termine di una relazione possono presentarsi inizialmente una per volta con forte intensità per poi presentarsi in maniera simultanea in un secondo momento. Ecco il ciclo delle emozioni:

  • L’ Amore caratterizza il sentimento di perdita e quella segreta speranza che tutto si possa “aggiustare” e rimarginare. Il rischio di rimanere bloccati su questa emozione porta alla negazione psichica della separazione perché la persona coverà dentro di se sempre la speranza che possa avvenire una riconciliazione;
  • La Collera aumenterà a causa della frustrazione subita. Si avrà la sensazione di essere stato ingannato e si darà la colpa all’altro per il dolore percepito. Il rischio di una fissazione su quest’emozione determinerà una visione alterata della realtà che porterà a investire solo ed esclusivamente l’altro coniuge delle colpe della separazione. L’ex sarà quindi considerato a tutti gli effetti la rovina della propria vita;
  • La Tristezza invece è legata a quel sentimento di profondo sconforto, vuoto e solitudine che si può provare in una situazione del genere. Purtroppo la fissazione a questa emozione può provocare stati depressivi e in alcuni casi più gravi pensieri suicidari. In questi casi in genere la colpa della separazione viene data a se stessi.

Se elaborati correttamente queste emozioni e questi contenuti dolorosi possono portare all’accettazione della separazione con la prospettiva della costruzione di un nuovo progetto di vita personale. Infatti, la fine del rapporto, anche se ricca di dolore e sofferenza, una volta elaborata, può rappresentare comunque la possibilità di una crescita interiore. La persona che si appresta ad affrontare questo cambiamento deve però affrontare la fine del legame, mettendosi in discussione e incuriosendosi della nuova realtà che la separazione comporta.

immagine personale

Questo processo di elaborazione del divorzio è dura e dolorosa, richiede un faticoso lavoro su se stessi. Però con un buon supporto psicologico è possibile superare queste fasi per poi cominciare ad investire su se stessi valorizzando le proprie risorse personali, ripensandosi e riadattandosi alla nuova realtà.


Sul matrimonio

Volevo proporvi una breve riflessione sul matrimonio.

Potremmo considerare un matrimonio “sano” quando si genera una amalgama funzionale di due culture estranee che insieme riescono a generare una nuova cultura.

Il matrimonio è da considerarsi il punto di partenza per costruire una relazione più matura. Difatti oltre al me e al te, si deve trovare un “noi”. Una volta creato il “noi” è impossibile togliere l’investimento emotivo. Ma di certo l’intimità richiede un grande lavoro fatto spesso di rinunce e compromessi.

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Si possono alternare periodi di separazione emotiva ad altri di grande affiatamento emotivo, ma la coppia sana ha la sicurezza di poter sopravvivere quando vede le differenze come opportunità di crescita.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rianldi