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Equilibrio.

“Così come l’aumento costante di entropia è la legge fondamentale dell’universo, la legge fondamentale della vita è la lotta all’entropia”.

Vaclav Havel

Dott.ssa Giusy Di Maio

“E’ figlio pure chi non ti somiglia”.

E nun è figlio sulo chi t’è figlio. È figlio pure chi nun t’assumiglia. È figlio e chi se o piglia… E chi o sente.”

Siamo sempre figli di qualcuno,

genitori di altri

fratelli di altri ancora.

Figli ovunque: nel mare, nel deserto, per le strade..

(nella notte buia, al pallido chiarore delle stelle o sotto la luce accecante del giorno)

Genitori ovunque: nel mare, nel deserto, per le strade

(nella notte buia, al pallido chiarore delle stelle o sotto la luce accecante del giorno)

Fratelli ovunque: nel mare, nel deserto, per le strade

(nella notte buia, al pallido chiarore delle stelle o sotto la luce accecante del giorno).

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Nel ventre del dolore.

(A te che sempre sei e sempre sarai.)

Incredulità, smarrimento, rabbia, terrore, stasi e ancora rabbia.

Non sono gli stadi del lutto perché da me, non incontrerete mai una dottoressa lineare, schematica e “scolastica”, ma incontrerete una dottoressa che vive nella gioia e nel dolore della quotidianità che non dimentica mai -soprattutto- quando si trova innanzi delle persone portatrici di un disagio psichico.

Il peggiore.

Allora che cosa non sopporto? Quando si dice “accogli il tuo dolore; apri la porta al dolore”…

Chi di voi -innanzi a un dolore- sarebbe pronto ad aprirgli la porta?

Immaginiamo la seguente scena:

“Ciao sono il dolore, sono venuto a trovarti”

“Oh.. Certo.. entra pure.. Non sono sicura di come questa cosa mi faccia sentire ma nel dubbio, comincia ad accomodarti! Posso offrirti qualcosa da bere?”

Suppongo che tale incontro voglia essere evitato da ogni singola persona (pure quelli che ne fanno arte, anche se in tal caso, si potrebbe parlare di un certo tipo di disturbo ma.. proseguiamo).

Il dolore non va accolto ma va attraversato.

Attraversare il dolore vuol dire compiere un viaggio all’interno di esso, che è ben diverso da aprire la porta al dolore: perché?

Perché aprire la porta e accogliere non implicano -necessariamente- vivere e attraversare una certa situazione che, nel caso specifico, si situano come l’unica via percorribile per comprendere e metabolizzare il dolore stesso.

Attraversare il dolore è compiere un viaggio; un viaggio che avrà tappe, fermate e incontri.

Il viaggio nel dolore comincia il più delle volte senza bagaglio, nemmeno quello a mano. Ci si trova persi tra le stanze della sofferenza, lacerati dalle lacrime salate e dalla gola che brucia perché si è persa nella disperazione della non comprensione di quanto accaduto.

Parti quindi e senza cartina geografica o google maps giri alla ricerca di qualcosa. Si cerca di solito un senso a quella perdita e più cerchi, più soffri.

Viaggiare nel dolore comporta fermi anche abbastanza lunghi, dipende dalla voglia e dal desiderio di camminare; dalla forza di resistere alle vesciche ai piedi.

Le vesciche possono infiammarsi, prudere o perdere sangue; possiamo sederci su una pietra ad attendere, possiamo camminare sotto la pioggia o al buio della notte più fonda.

Possiamo farci mille domande senza avere risposta o darci mille risposte senza conoscere la domanda.

Nel viaggio attraverso il dolore possiamo incontrare qualche altro straordinario passeggero; un portatore o meno di dolore, una persona empaticamente predisposta a camminare con noi.

Possiamo seguire la mano di uno psicoterapeuta, una persona esperta che da lontano faccia luce con una candela che abbiamo acceso noi con un accendino di fortuna.

Siamo come Orfeo che discende agli inferi certo.. magari abbiamo perso la nostra Euridice.. e chi se ne frega se siamo stati troppo impulsivi o emotivi per girarci a cercare il nostro amato..

Valeva la pena dirgli addio.

Il dolore fa schifo.. cavoli se fa schifo ma per forza di cose, va attraversato.

E’ una discesa in pieno, negli inferi.. nelle gole più strette e profonde del nostro animo.

Il dolore ti impone una ricollocazione di ciò che è stato e che ora sarà; implica il ripercorrere la propria storia personale (che è la cosa più difficile per le persone, ecco perché gli psicologi sono largamente mal tollerati), implica -soprattutto- un riscrivere, nella cesura dell’allora e dell’adesso , la propria storia.

Un modo per rendere il viaggio più leggero è costruire, prima del dolore, momenti, frasi, idee ed esperienze con chi non ci sarà più.

Prendersi in giro, usare quella straordinaria qualità che è l’ironia, possono rendere il viaggio di tutti gli Orfeo, più leggero.

Avere il ricordo di un gesto, un momento, una battuta; avere ricordo del tempo (l’incredibile e spaventoso  Krónos), può aiutare il viaggiatore nel ventre del dolore, a tenere viva quella fiammella che condurrà nel tempo che ci vuole, ad uscire dal dolore.

E’ possibile che il post di oggi sia stato abbastanza senza senso, è possibile.

Ma qual è -allora- il senso del dolore?

Questa era tua.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Oltre (sempre).

Che giudichi?

Che nessuno si appropri delle tue parole, del tuo pensiero, del tuo spirito.

Che nessuno si cibi avidamente di te, delle tue speranze, della tua fantasia.

Che nessuno si diverta su di te, come fosse in un lunapark.

Che nessuno abusi del tuo spirito o della tua carne.

Che nessuno ti faccia sentire nessuno.

Che nessuno si dimentichi di te, nell’illusione di avere il tuo controllo.

Che nessuno sia nessuno, per te.

Che siano tutti incontri e pochi scontri.

Che siano poche certezze e molte incertezze che solo da quelle, possiamo veramente capire chi siamo.

Che sia ciò che deve e che forse sarà e nel mentre non sarà che tu sia sempre te stesso.

Oltre.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Stella bianca.

La vecchiaia rappresenta una fase del ciclo di vita tra le più floride, se la si riesce a comprendere e accogliere. E’ quella delicata fase della vita in cui la persona sa di avere una storia -un passato- magari piuttosto abbondante e complesso che dice molto di lui e per lui.

Un passato che può essere fonte di creatività psichica (anche e soprattutto laddove il corpo ha rallentato). L’anziano può infatti mantenere la sua efficienza psichica globale (escluso alcune problematiche quali demenze) se riesce a sfruttare le proprie risorse residue.

C’è un abbondante passato alle spalle, è vero, ma spesso si sottovaluta la ricchezza del tempo presente, un presente che può ora essere vissuto liberamente, lontano da una certa linearità che l’esistenza aveva, fino a quel momento, richiesto.

La vecchiaia è stata studiata in maniera sistematica, solo intorno agli anni 20 del 900 negli Stati Uniti. Ciò che colpisce, quando si parla di terza età, è che questa venga quasi considerata come una malattia; come un inevitabile decadimento cui la persona andrà incontro a cui non si può porre rimedio.

In Italia dobbiamo aspettare gli anni 70 per accendere un po’ i riflettori sulla senilità; è in questo periodo storico che si cominciano tutta una serie di studi intorno alla condizione dell’anziano avviando ricerche attente e mirate (gli studi saranno condotti da Agostino Gemelli e Martello Cesa-Bianchi 1952- 1987)

L’età è una costruzione sociale riconosciuta e condivisa che va a connotare il corso della via e gestisce -in un certo senso- collettivamente i destini individuali.

L’invecchiamento:

«Riferito all’uomo indica il complesso delle modificazioni cui l’individuo
va incontro, nelle sue strutture e nelle sue funzioni, in relazione al
progredire dell’età» (Cesa Bianchi, 1987)

A ben vedere, vi è un duplice significato che è possibile dare; da un lato -infatti- l’invecchiamento come maturazione o accrescimento è da intendersi come un processo nel quale l’individuo aumenta quantitativamente le sue funzioni e strutture e le differenzia qualitativamente

L’invecchiamento come senescenza è il processo attraverso cui l’individuo diminuisce quantitativamente le proprie strutture e perde progressivamente le sue funzioni.

Al di là della terminologia, cosa rende complesso l’invecchiamento?

La questione concerne il fatto che l’età di un individuo non è un mero numero su un documento di riconoscimento, quanto la commistione dell’età psicologica, sociale e biologica.

Nel nostro caso, l’età psicologica si riferisce alle capacità adattative di una persona che risultano dal suo comportamento, ma può anche riferirsi alle relazioni soggettive o all’autoconsapevolezza: è collegata sia all’età cronologica che a quella biologica, ma non è pienamente desumibile dalla loro combinazione.

Dal punto di vista psicologico si “segna” l’inizio della vecchiaia con il momento in cui la persona comincia a mostrare segni di deterioramento senile (non indicando con ciò i soli elementi di decadimento). Si evince, da quanto appena detto, che “vecchio” è molto di più di un uomo dai capelli e la barba bianca e vecchia e molto di più della nonnina curva sulla macchina per cucire.

L’invecchiamento biologico stesso non è un processo lineare, e si distingue tra:

Invecchiamento primario, è il cosiddetto invecchiamento normale, che riguarda tutta la popolazione e comporta modificazioni biologiche, psicologiche e sociali, in una sostanziale stabilità della struttura della personalità.

Invecchiamento secondario, ovvero l’invecchiamento patologico, dove al quadro dell’invecchiamento primario si aggiungono malattie croniche o meno: in questo stadio spesso è difficile capire ciò che appartiene alla malattia e ciò che appartiene alla vecchiaia. Queste modificazioni non sempre sono irreversibili e possono anche essere curate.

Invecchiamento terziario, si riferisce al declino rapido e irreversibile che caratterizza l’avvicinarsi alla morte. Questo stadio può durare mesi o anni ed è conosciuto anche come terminal drop

“Lo sa Dottoressa.. quanto mi piace venire qui a parlare della mia storia. Molti pensano che essere vecchi sia noioso; un po’ il cliché del vecchio che gioca a bocce aspettando di morire. Francamente io non mi sono mai sentito così vivo come in questi anni; saranno pochi… troppi… uno, due, tre… Ma a me cosa importa? Ho vissuto una vita intera per una famiglia verso cui ho provato tanti sentimenti contrastanti, negli anni. Non ho mai saputo se mia moglie era la donna che realmente desideravo, non capivo se i miei figli mi corrispondessero -mi passi il termine- in qualche modo…

Io… uomo di mare, di sogni e di speranze alla costante ricerca della luna e di una sirena danzante, sono finito dietro una scrivania bloccato tra la polvere e le carte.

Ho sognato le stelle e desideravo lavorare con i piedi affondati nella sabbia fredda… quando di freddo c’era solo l’ufficio tremendo in cui sono stato bloccato per 40 e passa anni…

Dottoressa -che occhi vivi che tenete- io non ho paura di morire.

I dottori mi hanno detto di parlare con lei e io vengo con tanto di quel piacere perché mi piace ricordare al me di adesso, sto vecchietto senza denti, che ho buttato tanto di quel tempo (ride).

Mi piace il mio presente perché ora ho il tempo di cercare la mia sirena danzante (pure se ogni tanto arriva la sirena dell’ambulanza a casa, ma questa è un’altra storia) -ride-

Mi piace il mio tempo presente perché ora posso sognare e nessuno mi può dire niente. Quando sono stato giovane (perché lo sono stato, sa, Dottoressa) -ride- mi sono fatto fregare “fa questo.. fa quello.. si fa così”, diceva mio padre, mia madre.. poi mia moglie.

Dottoressa….

Non permetta che le si dica cosa fare o chi essere, si fidi di uno sconosciuto che incontra in una stanza chiusa e che non ha nemmeno i denti – ride-

Non permetta che le venga tolta questa affascinante e piena luce che ha, nei suoi occhi di selva fiorita.”

(Buon viaggio, stella bianca.)

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

Ricorda.

“Il ricordo è il tessuto dell’identità”

Nelson Mandela

Farsi ricordo è farsi parte di qualcuno.

Incistarsi nella psiche ma…

…come parte positiva o negativa?

Dott.ssa Giusy Di Maio

Salario garantito.

“Nella società capitalistica si produce tempo libero per una classe mediante la trasformazione in tempo di lavoro di tutto il tempo di vita delle masse”

K. Marx, Capitolo XV, Il Capitale

Dott.ssa Giusy Di Maio