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Alleanze inconsce.

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Secondo Kaës, per formare una coppia sono necessari un accordo, qualcosa di comune, un aspetto di indifferenziazione, una fantasia di formare un’unica unità e aspetti e oggetti condivisi che non appartengono totalmente né all’uno né all’altro, ma che appartengono -invece- un po’ all’uno e un po’ all’altro.

Per l’autore è pertanto possibile identificare, in un gruppo o in una coppia, degli aspetti singolari e degli aspetti comuni e condivisi, oltre a ciò che non è tale e viene chiamato da Kaës stesso: differente.

Il singolare corrisponde allo spazio psichico individuale che comprende la storia di ciascun individuo, i relativi aspetti inconsci, le sue identificazioni o relazioni d’oggetto. Un parte degli aspetti singolari nasce da ciò che è stato ereditato, da ciò che è stato acquisito e trasformato e da ciò che è rimasto non trasformato.

E’ Freud stesso, in Introduzione al narcisismo, 1914, a sostenere che “L’individuo conduce effettivamente una doppia vita, come fine a se stesso e come anello di una catena in cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere”.

Il comune è ciò che di psichico unisce i membri di un legame (può essere un desiderio, sogno o alleanze inconsce). Si tratta dell’area che porta alla necessità di abbandonare o perdere alcuni confini individuali, una certa indifferenziazione ma è anche la base psichica che permette all’individuo di emergere nella sua singolarità.

Il condiviso corrisponde alla parte comune ai soggetti del legame.

Il differente è lo scarto tra i soggetti nel momento in cui la loro differenza rivela quello che non può essere comune né condiviso tra loro.

Il concetto di alleanza inconscia è, nelle parole di Kaës “ciò che si trasmette, ciò che non si contiene, ciò che non si ricorda; la colpa, la malattia, la vergogna, il rimosso, gli oggetti perduti. Sono questi gli oggetti che, muniti dei loro legami vengono trasportati, proiettati negli altri” (2010).

La trasmissione transgenerazionale può pertanto essere definita come la trasmissione dell’inconscio, delle sue formazioni e dei processi.

Le alleanze inconsce sono al centro dei processi e modalità di trasmissione psichica transgenerazionale, poiché sono al principio dei passaggi e legami tra gli spazi psichici.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.

Il mito di Narciso – Narcisismo sano e patologico -Podcast

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico.

Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona.


Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Buon Ascolto!

Narcisismo sano e patologico – Podcast – In viaggio con la Psicologia

“il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere… il pieno soddisfacimento...”

Nacke
Il Narcisismo sano e patologico – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Un Figlio.

Immagine Personale.

“Ho sempre immaginato la mia famiglia come numerosa; tanti bambini che mi giravano intorno mentre io ero intenta a fare le faccende domestiche. Non ho problemi a dire che – nonostante mamma e papà mi hanno sempre permesso di studiare, e nonostante le capacità per poter andare all’università- per me, fare una famiglia era più importante.

L’idea di essere una super mamma divisa tra i bambini.. pannolini, pappe.. incontri a scuola, Dottorè a me piace.. quello che non sapevo è che l’idea non corrisponde a ciò che mio marito aveva in mente.

Da ragazzi.. durante il lungo fidanzamento lui evitava sempre l’argomento figli.. “eh.. po’ vediamo”, diceva.. poi i giorni so diventati mesi e i mesi anni.. e io sto qua.. tutta sola in casa dalla mattina alla sera vedendo le mie sorelle mamme soddisfatte e serene, i miei genitori che mi accusano di aver buttato al vento le mie possibilità e io che non mi sento donna perchè.. una che non è mamma, che donna è?”

Il colloquio in questione è avvenuto una mattina di quelle fredde e gelide; quelle mattine in cui l’inverno ti ricorda che esiste e il freddo sembra insinuarsi in ogni poro della tua pelle.. facendoti percepire la fragilità del tuo corpo perso com’è nell’intorpidimento generale.

Gaia (del nome della signora resta solo l’iniziale, per il resto di gaio ci sarà ben poco), racconta del suo matrimonio vuoto, con un partner che lavora nelle forze dell’ordine sempre rigido, chiuso e mai capace di dare un nome all’emozione provata. Racconta di esser stata fidanzata per tanti anni nella speranza di poter dar vita al “suo” progetto (dimenticando, come vedremo che la progettualità in una coppia non può mai essere univoca), ovvero avere cinque bambini.

Secondo Piera Aulagnier l’Io è legato ad una storia e a una preistoria, la storia di ciò che precede e anticipa la sua definizione e che ne fa qualcosa di più di un’istanza intrapsichica. La domanda pertanto diviene: cosa precede ogni singolo Io?

Richiamando a Freud, la risposta risiede nell’amore, i progetti e il desiderio dei genitori (qui il discorso si interseca con la teoria del narcisismo, complessificandosi).

La Aulagnier compie un passo in avanti andando ad evidenziare il ruolo svolto da tutti quegli investimenti libidici che precedono la venuta al mondo dell’infans. Secondo la Aulagnier infatti prima della venuta al mondo del bambino sarà importante tener conto della:

relazione di ciascun genitore con “l’idea” del figlio, ovvero la relazione del genitore con il figlio come oggetto (o non oggetto) di un desiderio

relazione data dalla natura dei reciproci investimenti (o mancati investimenti) libidici che ciascun membro della coppia genitoriale ha compiuto sull’altro.

Questa trama di investimenti inconsci determina una dinamica intersoggettiva che è ciò che precede sia la venuta al mondo dell’infans che la costituzione dell’insieme di funzioni che indichiamo proprio con il pronome Io.

Ciò che questo breve accenno teorico vuol sottolineare è come senza che vi sia stata una prima idea di bambino, il bambino stesso non può esserci. L’altro (che in questo caso è la coppia genitoriale) comporta l’unione di due individualità che non sono in realtà solo due; ciascun genitore porta infatti con sè un insieme di storie dette, sussurrate; storie nascoste o raccontate a metà; storie frammentate, ricordate o censurate; le storie di tutti i componenti della famiglia d’origine.

Queste storie che precedono la reale venuta al mondo del bambino, lo storicizzano e gli offrono uno spazi (desiderio) in cui l’Io può avvenire, consentendo l’arrivo del bambino stesso.

Quando Gaia ci dice che il marito durante gli anni di fidanzamento evitava il discorso, ci dice che lo spazio del desiderio era in realtà vuoto (per metà); ci dice che quello spazio era pieno di un desiderio univoco; ci dice che quello spazio comprendeva un altro non pronto ad accogliere un desiderio ed una eventuale nascita.

Gaia ha scoperto di essere incinta qualche mese dopo i primi incontri.

Il marito ha vissuto la notizia della gravidanza, come un tradimento; è stato in quel momento che Gaia ha capito che la genitorialità non si impone e che se una cosa non viene prima pensata e immaginata, se una cosa non viene prima mentalmente accolta, non può poi essere metabolizzata, integrata e vissuta.

Gaia si è resa conto che l’esser donna non passa attraverso la maternità e che un uomo non è necessariamente un padre; Gaia ha inoltre capito che un bambino, per essere sereno, non ha bisogno di due genitori imposti ma anche di uno solo che sia però padrone del proprio desiderio.

Attualmente Gaia ha ripreso gli studi universitari e vive la propria femminilità e maternità – da sola- con molta leggerezza e sicurezza. Ha lasciato il suo (ex) marito e procede per la sua strada sicura del fatto che se desidero, allora sono.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.