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Il paziente cattivo VS la dottoressa cattiva.

Quanto segue è il resoconto -per ovvie ragioni opportunamente camuffato*- del supporto psicologico portato avanti con un paziente di circa 40 anni.

Davide chiede un incontro con la psicologa, allertando il centro in cui lavoro. La richiesta dell’uomo è spiazzante per le volontarie poiché l’uomo è conosciuto per tutt’altri motivi. L’enfasi con cui la richiesta è -dal personale- accolta, desta in me profonda inquietudine tanto da aggiungere un’ora extra al mio solito orario.

Davide giunge in consultazione presentandosi con largo anticipo. E’ vestito molto alla moda e si presenta molto più giovane rispetto alla sua età. Si muove nello spazio ondeggiando in maniera fluida e appena si accomoda sulla sedia, getta via il pesante (e costoso) giubbino.

Il motivo per cui Davide ha chiesto un appuntamento “il prima possibile” è dovuto al fatto che ha avuto, recentemente, seri problemi lavorativi e personali.

La storia che l’uomo mi racconta è costellata da eventi traumatici e abusanti; ripetutamente vittima di bullismo (tanto da esser più volte ricorso alle forze dell’ordine portando in tribunale i suoi aguzzini), Davide sembra esser nato vittima.

C’è qualcosa di strano nei racconti dell’uomo; lo sguardo e la posa del corpo con cui mi parla della sua tormentata vita mi restituiscono un controtransfert che mi porta a non colludere troppo con il racconto.

In sostanza accade che Davide non fa che raccontare a tutti (per esempio mentre aspetta il suo turno) la sua tormentata vita; tutti (in particolar modo le donne) piangono insieme a lui, gli offrono frasi di sostegno piuttosto scontate ma costanti.

Davide trova improvvisamente decine di dottoresse di fortuna pronte a contenere i suoi pianti.

Noto che nel momento in cui l’uomo racconta a tutti della sua tremenda vita, ha come un ghigno sul viso. Davide diventa quasi come Joker con quel sorriso maligno accerchiato da persone che non sanno più come scusarsi per tutta la sofferenza che gli altri gli hanno causato.

I nostri incontri proseguono e l’uomo arriva sempre in orario senza mai mancare; i giorni diventano settimane e Davide racconta. Utilizzo alcuni strumenti psicodiagnostici, i reattivi grafici proiettivi possibili e altri strumenti…

Emergerà con sempre maggior forza che Davide è crudele.

Il suo passato da vittima lo ha trasformato in un “bullo” in piena regola.

Alcuni episodi circa il suo comportamento, che saranno raccontati, sono risultati -a chi scrive- piuttosto difficili da accogliere ma il nostro percorso è continuato.

I narcisisti maligni sono bugiardi, ipocriti e manipolatori affettivi. Hanno un’alta considerazione di loro stessi, esagerano le proprie capacità, appaiono spesso presuntuosi, credono di essere speciali, superiori, di dover essere soddisfatti in ogni loro bisogno e pretendono di avere diritto ad un trattamento particolare. Ma questo non basta (altrimenti avremmo a che fare con un “normale” narcisista). Il tutto risulta supportato dal comportamento maligno che porta tale soggetto ad avere anche tratti borderline, antisociali e paranoici.

I manipolatori perversi hanno come obiettivo quello di agire attraverso la manipolazione e il raggiro per far compiere al proprio interlocutore delle azioni che tornano ad esclusivo vantaggio personale, si approfittano dell’amore altrui a scopo egoistico. 

Davide ha trovato innanzi una persona (per di più donna) che per la prima volta non ha ceduto al suo (presunto) fascino né ha creduto che il mondo ce l’avesse con lui.

L’uomo è stato ovviamente aggressivo, in certi momenti, cattivo. La vittima spaesata e sola è diventata un bullo crudele travestito da piccolo uomo che non è mai potuto essere (a detta sua), bambino, adolescente e -ora- uomo al 100% perché tutti ce l’hanno con lui.

Il percorso difficile e complesso è possibile a patto che si accetti, che il terapeuta (almeno in questo caso) non è una pedina manipolabile.

“La dottoressa è cattiva!”

Forse..

Deontologicamente corretta.

“Finisce bene quel che comincia male”

Dott.ssa Giusy Di Maio

*Tutti i dati sensibili saranno opportunamente camuffati al fine di proteggere il cliente, secondo quanto espresso dagli articoli in merito al segreto professionale e alla tutela del cliente, ART.4,9,11,17,28, Codice Deontologico degli Psicologi

Il Narcisista – la paura di invecchiare, le relazioni e la solitudine..

Ecco in questi brevi video descritte alcune caratteristiche di una persona narcisista:

Il Narcisismo – ilpensierononlineare Youtube shorts
Il Narcisismo – ilpensierononlineare Youtube
Il Narcisismo – ilpensierononlineare Youtube
  • Purtroppo spesso le relazioni amorose con un partner narcisista sono destinate a trasformarsi rapidamente in relazioni patologiche e quindi potenzialmente pericolose per l’altro partner. La cosa importante è provare ad uscirne il prima possibile, chiedendo aiuto e supporto a Psicologi e Psicoterapeuti, quando si è in una fase iniziale e quindi ancora “gestibile”. Quando la situazione è più grave è necessario rivolgersi ai “centri antiviolenza” presenti sul territorio nazionale o alle forze di Polizia.
  • Per quanto riguarda le persone narcisiste, generalmente solo grazie alla psicoterapia si possono attenuare le sofferenze. I pazienti narcisisti possono raggiungere un certo grado di empatia e almeno in parte cominciare a sostituire l’invidia con l’ammirazione, considerare gli altri come individui separati con i loro bisogni e possono esser capaci di evitare che la loro vita si concluda con un’amara solitudine.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Il mito di Narciso – Narcisismo sano e patologico -Podcast

Nella pratica clinica Psicopatologica e Psichiatrica contemporanea non è semplice cogliere la differenza tra narcisismo sano e narcisismo patologico.

Certamente una certa quantità di amor proprio non solo è normale, ma anche auspicabile per una persona.


Qual è allora il confine che può differenziare un narcisismo sano da uno patologico?

Buon Ascolto!

Narcisismo sano e patologico – Podcast – In viaggio con la Psicologia

“il comportamento di una persona che tratta il proprio corpo allo stesso modo in cui è solitamente trattato il corpo di un oggetto sessuale, compiacendosi di contemplarlo, accarezzarlo e blandirlo, fino a raggiungere… il pieno soddisfacimento...”

Nacke
Il Narcisismo sano e patologico – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Separarsi da un manipolatore narcisista.

Photo by Monstera on Pexels.com

“Quando ci siamo conosciuti, lui era molto gentile e premuroso; uno da fiori ad ogni appuntamento, un uomo soddisfatto che stava raggiungendo tutti i suoi obiettivi professionali e personali. Era indubbiamente un uomo geloso, ma la sua gelosia non mi infastidiva: anzi! Mi sentivo lusingata da tutte queste attenzioni. Lui un giorno mi propose di sposarlo ed io, certa di aver trovato il mio principe azzurro, dissi sì senza il minimo dubbio. Le mie amiche erano tutte gelose della mia storia d’amore.

Poco a poco però le cose cambiarono.

Lui cominciò ad essere sempre più sgradevole e odioso; è riuscito a farmi il vuoto intorno. Insulta la mia famiglia, i miei amici, mi ha fatto licenziare a causa della morbosa gelosia. Ho la sensazione – Dottoressa- che il passaggio da coppia a famiglia (ora abbiamo un figlio), lo abbia destabilizzato. Il problema è che mentre – quando litighiamo- è un uomo crudele, subito dopo poi mi dice piangendo a grosse lacrime, che cambierà, che devo perdonarlo e che lui mi ama più della sua stessa vita.

Quando è crudele dice di sentire un vuoto dentro di sé e la colpa di questo vuoto, è mia. Ho parlato con i miei suoceri e mi hanno detto che lui è sempre stato irascibile ma dicono anche che il matrimonio gli ha fatto bene e che ora è più stabile; mi dicono di portare pazienza e credere nell’amore e nella famiglia.

Il problema è che le crisi peggiorano e ora ho paura anche per mio figlio.. Ha preso a strattonarmi, mi ha fatta cadere dalle scale e riempiendomi di pugni mi ha minacciata di morte.

Il marito della signora è un manipolatore narcisista: cosa significa?

Parliamo di un soggetto dai particolari inquietanti e pericolosi; spesso la persona in questione ha come un doppio volto – una doppia maschera- una che usa all’esterno (ad esempio negli ambienti di lavoro) e una che usa in famiglia, nelle mura domestiche.

La sua capacità di manipolazione è tale da riuscire (con manovre molto sottili) a mettere la vittima sul banco degli accusati portandola a diventare colpevole mentre lui, diventa – magicamente – la vittima.

Questo tipo di violenza la vediamo frequentemente in quelle coppie che giungono da noi per procedere con il percorso che li porterà verso la separazione e/o divorzio; così come è spesso frequente vedere queste scene, nelle eterne lotte /trattative portate avanti con l’ex coniuge. Queste lotte sono spesso così forti che anche lo psicologo che svolge la funzione di CTU o CTP (Consulente tecnico d’ufficio o di Parte) può essere querelato (perché preso di mira).

Per quanto concerne i figli, il manipolatore o la manipolatrice, riesce spesso a tenere la maschera così incollata al proprio volto, da indurre i figli a schierarsi dalla sua parte, portando i bambini ad allontanarsi pian piano dall’altro genitore.

Il rischio è che se avvocati, magistrati o esperti non si rendono conto di ciò, alla violenza familiare si aggiunge anche la violenza istituzionale.

La separazione non sempre mette fine alla manipolazione distruttrice dell’ex coniuge; spesso infatti le molestie proseguono anche con procedure finanziarie, il diritto di visita dei bambini, le scelte educative, e così via.

Impariamo a chiedere aiuto: senza vergogna.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio.