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Misteri da sciogliere..

“Mentre la morte ci toglie ciò che ci è più caro, al tempo stesso ci restituisce a ciò che ci è più prezioso. Non è il mistero della morte che siamo chiamati a sciogliere: piuttosto è quello della vita.”

Carl Gustav Jung
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Scoviamo il mistero che c’è dietro la nostra vita, riempiamola di senso, diamole un significato. A volte dietro al mistero e all’ignoto di oscuri buchi neri, si scovano tesori nascosti e intere galassie di opportunità..

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’odio

“L’odio è una forma di violenza senza conflitto, perché nel conflitto esiste una dialettica possibile. Il conflitto organizza, per certi versi, la violenza in modo simbolico. Nel nostro tempo, invece, siamo di fronte alla violenza senza conflitto.”

MASSIMO RECALCATI
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Potremmo definire l’odio come una decisa ostilità accompagnata da un senso di ripugnanza, rifiuto e desiderio di nuocere.

Secondo Freud l’odio come relazione dei confronti di un “oggetto”, è più antico dell’amore e scaturisce da un rifiuto primordiale che l’Io narcisistico oppone al mondo esterno che può essere una sorgente di stimoli non graditi.

L’odio nasce essenzialmente da sensazioni primordiali, poco mentalizzate, spesso derivanti da stimoli esterni percepiti come pericolosi. L’odio spesso e volentieri non è pensato ed è frutto di ignoranza e incoscienza. Quello che Recalcati definisce come odio senza conflitto.

L’odio potrebbe aver senso solo in risposta ad un pericolo reale e imminente, ma come dice Recalcati viene poi veicolato e trasformato in conflitto, perché acquista un senso ed è simbolizzato.

dott. Gennaro Rinaldi

Le cure materne

La vita umana ha la necessità di incontrare le mani nude di una madre, “le mani che salvano dal precipizio dell’insensatezza” *.

“Le cure materne, diversamente da quello che accade in ogni ambito della nostra vita individuale e collettiva, non sono mai anonime, generiche, protocollari, standard; non si dirà mai abbastanza dell’importanza della cura materna che non è mai cura della vita in generale, ma sempre e solo cura di una vita particolare. “

Massimo Recalcati – Le mani della madre
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Il ruolo della madre è in continua evoluzione e rincorre i tempi della iper-modernità. Le cure materne sembrano quasi entrare in contrasto con la velocità “maniacale del (nostro) tempo“. Ma la cura materna, come dice Recalcati, non si misura con il numero delle ore dedicate ad i figli, ma piuttosto con la presenza della parola e del desiderio; “la presenza senza parola e senza desiderio può essere ben più deleteria di un’assenza che magari sa anche donare (poche) parole ma giuste” *. Quello che sembra essere insostituibile ed estremamente necessario, nel discorso della cura materna, è la testimonianza che può esistere “una cura che ami il particolare più particolare del soggetto” *.

“Solo se lo sguardo della madre non si concentra a senso unico sull’esistenza del figlio la maternità può realizzare appieno la sua funzione”

Massimo Recalcati – Le mani della madre

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

*il corsivo è di M. Recalcati

Gioco per vincere?

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“Non si può giocare davvero a nessun gioco se si sa in anticipo di vincere sempre”.

Massimo Recalcati.

Sapete -ormai- che sono un’appassionata del gioco, sia esso in forma prettamente sportiva che – soprattutto- di fantasia.

Proprio la sfera della fantasia (che in psicoanalisi assume però sfumature particolari e specifiche; prima o poi mi toccherà un approfondimento), e del gioco mi sono ampiamente utili durante lo svolgimento/osservazione dei colloqui clinici.

Uno dei problemi maggiormente evidenziati, negli anni recenti, è proprio l’impossibilità dell’accettare da parte dell’utente di turno (che si tratti di un bambino o di un adulto) la possibilità di perdere.

Evitare e negare la possibilità di “non vincere” limita ampiamente la nostra possibilità di fare esperienza anche e soprattutto dell’errore.

Vincere senza godere della partita, senza sudare farsi male e sbucciarsi le ginocchia, sapendo che il trofeo è lì che ci aspetta ancora e ancora, rende il gioco di fatto nullo e finto.

A chi piace la finzione?

“Finisce bene quel che comincia male” .

Dott.ssa Giusy Di Maio.

L’amore oltre..

“L’affermazione della propria vita, felicità, crescita, libertà è determinata dalla propria capacità di amare, cioè nelle cure, nel rispetto, nella responsabilità e nella comprensione. Se un individuo è capace di amare in modo produttivo, ama anche se stesso; se può amare solo gli altri, non può amare completamente.”

Eric Fromm
Immagine personale

In una relazione di coppia, il sentimento che fa da legante è l’amore. L’amore è un sentimento complesso e deve essere un “agito” produttivo, proprio come dice Fromm, che deve investire anche se stessi. Chi è capace di amare se stesso, sarà sicuramente in grado di amare anche l’altro; chi invece può amare solo l’altro e non riesce ad amare se stesso, avrà una esperienza dell’amore probabilmente incompleta.

dott. Gennaro Rinaldi

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Imprigionati

“Siamo imprigionati nel regno della vita come un marinaio sulla piccola barca, nell’oceano infinito”

Anna Freud

Qual è la nostra direzione in quest’oceano immenso?

dott. Gennaro Rinaldi

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Il sentimento dell’impossibile

“Quello che accumuna tutte le storie d’amore è il sentimento dell’impossibile. Noi non possiamo fonderci con chi amiamo, non possiamo mai fare uno, siamo sempre esposti alla libertà dell’Altro. L’amore non è coincidenza, empatia, unificazione, identificazione, assimilazione. E’ il contrario. E qui il suo tormento, ma anche la sua bellezza.”

Massimo Recalcati
Immagine Personale – Forio – Isola d’Ischia

Il sentimento dell’impossibile può, attraverso un’ alchimia, essere possibile.

dott. Gennaro Rinaldi

Giudicare.

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“La tendenza a giudicare gli altri è la più grande barriera alla comunicazione e alla comprensione”.

Carl Rogers.

Dott. Gennaro Rinaldi