Archivi tag: Psicologia e social

Il doomscrolling – l’ossessiva ricerca delle brutte notizie

“Dottore mi hanno detto che ho un problema. A me sembra una cosa strana, non credo sia un problema. “

“Mi ha incuriosito.. quale sarebbe questo problema?”

“Mah.. adesso le spiego cosa è successo e come sono arrivato da lei.. è da diverse settimane che soffrivo di dolori all’avambraccio e alla mano destra. Mi facevano male anche le dita. Avevo anche forti dolori alla cervicale e mal di testa. Ho consultato il mio medico curante che mi ha consigliato di fare alcuni accertamenti e di farmi visitare da un fisiatra e eventualmente consultare anche un fisioterapista.”

“Cosa ha riscontrato in queste visite?”

“Ho fatto tutti gli accertamenti del caso, ho fatto la visita dal fisiatra e ho riscontrato forti infiammazioni ai tendini e ai muscoli. Ho quindi cominciato a fare dei trattamenti dal fisioterapista. Io non ci ho capito molto, ma entrambi mi hanno fatto notare una cosa.. forse la causa del problema muscolare..”

“Cosa le hanno fatto notare?”

“Mi hanno fatto diverse domande, sul mio lavoro, sui miei impegni quotidiani, sui miei comportamenti e le abitudini, hanno osservato la mia postura. E alla fine hanno notato che probabilmente alcuni miei comportamenti non sono molto “sani”. Insomma dottò passo troppo tempo al computer e al telefono, ma non me ne rendo conto. E non è per lavoro, fortunatamente ho un lavoro che mi fa camminare molto durante la giornata. Il problema è a casa, rientro, e comincio la mia lunghissima e appassionata lettura delle notizie, specialmente quelle brutte, lo ammetto, sul computer e sul cellulare. Loro mi hanno fatto notare che passo troppe ore a scorrere le notizie. E pensano che non sia una cosa che mi possa far star bene psicologicamente. Quindi mi hanno consigliato di provare a risolvere questa cosa e di capirci qualcosa anche di quest’ansia e questo stress che mi attanagliano tutti i giorni oramai da mesi. Ed eccomi qui da lei. Non sapevo che poteva essere un problema, ma pensandoci bene non sono sereno da almeno due anni.. la pandemia, la separazione, il covid, la solitudine.. si dottò, mi sento solo.”

Photo by Pixabay on Pexels.com

La lettura infinita, continuata e quasi “ossessiva” di notizie brutte legate agli avvenimenti che viviamo tutti i giorni attraverso i media, i social media, la televisione e i giornali ha un nome, si chiama doomscrolling.

Questa sorta di “dipendenza” dalla lettura delle notizie e dallo scorrere infinito delle bacheche social, era già conosciuta in realtà, ma la situazione globale ha decisamente amplificato il problema e lo ha reso più comune. La guerra, la pandemia, la crisi climatica, le notizie legate alle stragi nelle scuole, le violenze, l’aumento dei prezzi, la crisi energetica, hanno fatto quasi da collante virtuale per le dita e per gli occhi delle persone.

Il doomscrolling, come rivelato da uno studio pubblicato sulla rivista “Health Comunication”, nuoce gravemente alla salute mentale delle persone, inducendo stati d’ansia, tensione, paura, incertezza, preoccupazione, insonnia, angoscia, anedonia.

Questo studio ha infatti evidenziato che il 16,5% delle 1100 persone che hanno partecipato all’intervista, hanno sofferto di livelli crescenti di ansia, stress e patologie di varia natura. Una tendenza che aumenta con l’aumentare dell'”abuso” di cattive notizie.

L’autore dello studio Bryan McLaughlin, professore e ricercatore presso la Texas Tech University, ha affermato che lo scorrere ininterrotto di cattive notizie causa nelle persone un “costante stato di allerta” e aumenta la percezione del mondo e dell’ambiente circostante come un luogo pericoloso e oscuro.

Le persone che praticano il doomscrolling hanno anche l’esigenza di controllare molto spesso il feed, per allentare il loro stato di tensione e stress. Ma l’effetto spesso è il contrario e il loro stato di tensione aumenterà sempre di più, arrivando, nei casi più gravi, ad interferire con la propria vita.

Dei partecipanti allo studio il 27,5% è stato colpito in maniera decisiva, ma non allarmante dalle cattive notizie; il 16,5% ha invece subito in modo molto significativo gli effetti del doomscrolling. Il restante dei partecipanti ha invece affermato di aver riscontrato problemi di natura moderata o lieve.

Tra quelli che hanno subito in modo significativo i problemi del doomscrolling il 74% ha riferito di avere problemi legati alla salute mentale e il 61% ha avuto anche problemi fisici.

“Il problema sembra essere più diffuso di quanto ci aspettassimo. Molte persone provano livelli altissimi di ansia e di stress a causa della loro dieta mediatica” dice McLaughlin

Purtroppo il problema, come evidenziato dalla ricerca, si è esteso, anche grazie agli ultimi eventi globali e a seguito della pandemia, in maniera massiccia a tutta la popolazione. I livelli più gravi possono veramente portare, sul lungo termine, a gravi conseguenze per il benessere psicologico e fisico delle persone.

In tal senso è molto importante intervenire più tempestivamente possibile con interventi di supporto psicologico e se necessario di psicoterapia, al fine di creare consapevolezza e comprensione del problema e quindi offrire la possibilità di una via d’uscita che spesso da soli non si riesce a scovare.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Fake news, errori cognitivi e rimedi – PODCAST

Con la nostra prossima tappa seguiremo un percorso molto battuto in questi tempi bui, ma spesso ambiguo e poco chiaro, proprio a causa della sua pessima illuminazione.. Perché attecchiscono le fake news, qual è la loro influenza sulle persone e come rimediare?
Buon ascolto.

Fake news, errori cognitivi e rimedi – PODCAST – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’importanza delle amicizie.

Avere delle amicizie, (una buona cerchia di amici) offre un importante sostegno affettivo. Diverse ricerche sostengono che avere rapporti d’amicizia e relazioni sociali stabili e “ampie”, giova alla salute psichica e fisica.

I contatti sociali hanno infatti, a livello evoluzionistico, dato un grandissimo contributo allo sviluppo e all’evoluzione del nostro cervello.

Robin Dumbar (antropologo e psicologo evolutivo), ha ipotizzato l’esistenza del social brain. Lo sviluppo della società umana avrebbe accelerato l’evoluzione del cervello e in base a questa teoria più numeroso è un gruppo maggiore sarà il numero e la quantità di informazioni sugli altri componenti del gruppo che bisognerà elaborare, per poter mantenere buone relazioni reciproche. Secondo Dunbar abbiamo anche un limite a questa capacità di “elaborazione delle amicizie”, e infatti questo limite può permetterci di arrivare ad un massimo di 150 amicizie/conoscenze.

Interessante è il modello che ci propone Dunbar: il modello della formazione concentrica dei rapporti sociali di un individuo.

Secondo questo modello la cerchia delle amicizie più intime è formata da tre/quattro o massimo cinque persone. In questo “cerchio”, sono presenti le persone con cui ci sentiamo più legati emotivamente, con cui condividiamo interessi e valori. Sono quelle persone che ci supportano nei momenti difficili e che incontriamo almeno una volta a settimana.

Photo by Helena Lopes on Pexels.com

Al cerchio successivo appartengono da 12 a 20 persone, con i quali riusciamo a coltivare legami importanti, ma meno forti. Il rapporto con queste persone è meno intenso dal punto di vista emotivo, ma è comunque caratterizzato da forte simpatia ed interesse.

Il terzo cerchio corrisponde al “giro di conoscenze” e comprende dalle 30 alle 50 persone. In questo cerchio il legame con le persone sarà meno forte, ma possono esserci contatti regolari, anche se a distanza di più tempo. Secondo la teoria di Dunbar il terzo cerchio, nelle società tradizionali primitive di cacciatori – raccoglitori, corrispondeva al clan di appartenenza.

Infine esistono altri due cerchi, dove vi saranno altre conoscenze, ma molto meno intense e importanti.

Nella formulazione di queste teorie, Dunbar, ha individuato un elemento ricorrente e cioè che di cerchio in cerchio, l’insieme del numero dei conoscenti si triplica quasi sempre.

I due cerchi più interni sono decisamente quelli più importanti, perché influiscono positivamente sulla persona e sulla propria percezione di benessere psicologico; stress e depressione si riducono, così come i comportamenti pericolosi per se stessi. Gli amici possono migliorare il proprio stato d’animo e la fiducia in se stessi.

Insomma un buon giro di amicizie e la presenza di amicizie più intime, permette una vita sociale più attiva, aumenta il benessere personale e probabilmente le proprie probabilità di vivere più a lungo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST

La nostra prossima tappa ci farà viaggiare ancora una volta in luoghi virtuali e luoghi reali, luoghi social e luoghi sociali. Faremo un viaggio nelle reti delle nostre innumerevoli connessioni, alla scoperta dei nuovi modelli di interazione nell’era dell’iper-connessione, dei nativi digitali e della generazione Z.
Cosa direbbe Freud delle identità digitali?

Ecco un’ “Analisi” psicoanalitica del fenomeno.
Buon ascolto..

Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – PODCAST
Identità digitali e Social – un’analisi Psicoanalitica del fenomeno – Podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Contagi emotivi in luoghi social. Suggestionabilità, regressione e credulità nei gruppi “social”.

Seguire un presunto leader (o chiunque si faccia portavoce di una idea), senza farsi domande, affidandosi a prescindere dal contenuto di ciò che viene proposto e detto, è una tendenza innata delle persone.

In genere questa tendenza è molto presente quando si è in gruppo, o meglio si appartiene a gruppi, più o meno numerosi.

Negli ultimi anni il concetto di gruppo si è evoluto. I gruppi non sono solo quelli che si incontrano nelle piazze, nei luoghi di incontro sociale. I gruppi adesso hanno la possibilità di “incontrarsi” in luoghi virtuali, nelle piazze virtuali. Quindi la modalità di interazione e la comunicazione avviene attraverso altri canali, molto più rapidi e con meno filtri “sociali”. Ciò però non ha per nulla modificato alcuni fondamentali meccanismi psicologici che governano il comportamento delle persone all’interno dei contesti gruppali.

E proprio come il contagio di una malattia anche le emozioni possono essere contagiate fino a determinare in maniera significativa un comportamento o una idea, da un individuo ad un altro. Il contagio emotivo e mentale avviene in situazioni particolari, che vedono una persona completamente presa dal gruppo di appartenenza. La persona in oggetto sarà completamente suggestionabile.

La suggestionabilità determina un altro carattere: il contagio mentale. Questi va ricollegato a fattori ipnotici i quali fanno in modo che ogni sentimento possa essere contagioso e derivi dall’azione reciproca che i vari soggetti esercitano l’uno sull’altro.

Photo by Denise Duplinski on Pexels.com

Ciò che caratterizza quindi le persone che entrano a far parte di gruppi molto numerosi (folla) anche sui social è la straordinaria influenzabilità e credulità. Freud analizzando il fenomeno dei primi raduni di folle numerose che stavano imperversando in Europa nei primi anni trenta del novecento disse che la “folla” “pensa per immagini che si richiamano le une alle altre per associazione, come negli stati in cui l’individuo dà libero corso alla propria immaginazione, senza che una istanza razionale intervenga […]” (Freud)

Una delle caratteristiche più preoccupanti di questi gruppi, individuate già da LeBon e da Freud è che le singole persone insieme giungono subito agli estremi e una semplice antipatia potrebbe diventare un odio feroce. Avviene una sorta di regressione e infatti quella che si osserva in queste persone è la stessa esagerazione e facilità di giungere agli estremi che si trova nella vita psichica dei bambini e nei sogni, dove una piccola riprovazione verso una persona può portare all’impulso di commettere un omicidio (nel sogno).

Insomma un po’ quello che oggi osserviamo sulle varie bacheche e post sui vari social. La diffusione rapida o irrazionale di emozioni (odio, paura..) e di comportamenti (false informazioni, violenze, offese, razzismo, idee bizzarre e comportamenti pericolosi); una escalation di “eccitamento collettivo” esasperato e incontrollabile.

“L’individuo si trova posto in condizioni che gli consentono di sbarazzarsi delle rimozioni dei propri moti pulsionali inconsci. […] Non abbiamo difficoltà a spiegarci il fatto che, in tali circostanze, la coscienza morale o il senso di responsabilità vengono meno”

Sigmund Freud – “Psicologia collettiva e analisi dell’Io” (1921)

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi