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5 CONSIGLI per gestire lo stress di fine giornata – Benessere Psicologico

Colui che vuole viaggiare felice deve viaggiare leggero

Antoine de Saint-Exupery

5 regole e consigli molto utili a gestire lo stress e i pensieri negativi che appesantiscono la fine delle nostre giornate.

Un modo per approcciarci al meglio al sonno e al meritato riposo e per prepararci al meglio alla giornata successiva.

Prendiamoci cura di noi stessi quotidianamente a partire dalla nostra Psiche.

Buona visione!

@ilpensierononlineare

5 CONSIGLI per gestire lo stress di fine giornata – Benessere Psicologico – @ilpensierononlineare

Guarda anche il video: https://www.youtube.com/watch?v=fm_As… “5 regole per iniziare al meglio la giornata – Benessere Psicologico”

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

5 regole per iniziare al meglio la giornata – Benessere Psicologico e Psicologia Positiva

Secondo la Psicologia Positiva approcciarsi al mondo e alle nostre difficoltà con spirito positivo e ottimista, può aiutarci a superare le difficoltà e a diminuire il peso dei pensieri negativi e dello stress che ne consegue.

Prendersi cura di se stessi quotidianamente a partire dalla nostra Psiche è un buon modo per cominciare a stare meglio, quando le difficoltà ci sorprendono e ci assalgono.

Ecco 5 semplici regole per iniziare la giornata e per predisporsi positivamente al quotidiano. Un modo per affrontare lo stress e le difficoltà quotidiane.

5 regole per iniziare al meglio la giornata – Benessere Psicologico

Consultare uno Psicologo apre a nuove possibilità e prospettive spesso inaspettate.

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“Finisce bene quel ce comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Oltre (sempre).

Che giudichi?

Che nessuno si appropri delle tue parole, del tuo pensiero, del tuo spirito.

Che nessuno si cibi avidamente di te, delle tue speranze, della tua fantasia.

Che nessuno si diverta su di te, come fosse in un lunapark.

Che nessuno abusi del tuo spirito o della tua carne.

Che nessuno ti faccia sentire nessuno.

Che nessuno si dimentichi di te, nell’illusione di avere il tuo controllo.

Che nessuno sia nessuno, per te.

Che siano tutti incontri e pochi scontri.

Che siano poche certezze e molte incertezze che solo da quelle, possiamo veramente capire chi siamo.

Che sia ciò che deve e che forse sarà e nel mentre non sarà che tu sia sempre te stesso.

Oltre.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Mascheramenti

“Non produce alcun frutto, a lungo andare, nei rapporti personali, comportarsi come se si fosse diversi da come si è.“

Carl Rogers
René Magritte

A lungo andare anche i più semplici mascheramenti diventano difficili da sostenere. Nelle relazioni interpersonali fingersi diversi da quello che si è, provoca disagio in chi si maschera e straniamento in chi è coinvolto nell’interazione.

Si può anche riuscire, in qualche modo, a sostenere delle relazioni e a mantenere amicizie e legami amorosi, comportandosi come se si fosse diversi da come si è, ma spesso ci si ritrova a vivere in una impasse, che non permette evoluzioni, cambiamenti, crescite, miglioramenti.

Dobbiamo rivalutare noi stessi e non aver paura di mostrarci per come siamo.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’Ottimismo: il bicchiere mezzo pieno.

L’ottimismo non è un’illusione psicologica, non riguarda nulla di improbabile e non deve essere confuso e circoscritto a sinonimo di “entusiasmo forzato” e quindi di un atteggiamento personale che porta alla negazione della realtà. Le persone con un atteggiamento ottimista verso la vita sono perfettamente coscienti dei problemi, ma li affrontano e provano a risolverli in maniera costruttiva, senza autodisprezzo o fatalismo.

Il vero ottimista non è quello che mostra un sorriso beato e per molti versi falso, non è l’incosciente o lo strafottente; il vero ottimista ha sostanzialmente fiducia nelle proprie capacità di gestire le situazioni, sa che può contare su se stesso o su un aiuto, non si irrigidisce nelle sue posizioni e nelle sue idee, non arriva a conclusioni affrettate e conosce i propri limiti.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’essere ottimisti rende in generale le persone più “felici” della media. Inoltre le donne, ad esempio, con uno stile di approccio alla vita ottimista, sono meno predisposte a sviluppare una depressione post partum e reagiscono con più efficacia alle cure dopo un operazione. Un visione ottimistica e un approccio altrettanto ottimista ad una patologia rende più efficaci le cure, è stato infatti dimostrato che le persone ottimiste avrebbero difese immunitarie più efficaci della media.

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Ma possiamo essere sempre ottimisti in qualsiasi circostanza?

Probabilmente no. L’ottimismo e il pessimismo sono entrambi utili e questo ce lo dice l’evoluzione. Entrambi questi stati mentali sono utilissimi all’anticipazione (la tendenza naturale a prepararsi ad una situazione incerta e pericolosa) e quindi alla sopravvivenza. Infatti nella maggior parte delle situazioni in cui non vi è una minaccia imminente, l’ottimismo sembra essere la strategia migliore perché permette alle persone di orientarsi agli obiettivi, di raccogliere risorse personali e infine di orientarsi alla curiosità e quindi alle nuove opportunità.

Il pessimismo sarà invece molto utile quando si vive una situazione potenzialmente pericolosa, in questo caso l’essere temporaneamente pessimisti permette di concentrare tutte le risorse cognitive personali per far fronte alla minaccia. Il pessimismo permette anche di relativizzare la delusione che si prova quando si deve riconoscere che non si può raggiungere l’obiettivo che era stato deciso in precedenza.

L’ideale sarebbe poter essere flessibili e saper “utilizzare” l’essere pessimisti per il tempo necessario e l’essere ottimisti per il tempo restante. Flessibili ed equilibrati, senza sbilanciarsi verso un ottimismo forzato o un pessimismo rigido ed esasperante.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

L’impotenza Appresa

Probabilmente tutti l’hanno sperimentata, molti hanno trovato poi un modo per evitare quella sensazione negativa, altri invece non riescono a trovare il modo per evitare lo stimolo doloroso che l’accompagna. Lo stato della mente che sto descrivendo riguarda l’incapacità di reagire davanti ad uno stimolo “psicologicamente doloroso e spiacevole”. Incapacità che anche l’impossibilità di evitarlo e di reagire per cambiare le cose.

La sensazione che si prova è molto simile ad una forma estrema di rassegnazione al dolore sia fisico che psicologico.

Questo fenomeno, chiamato “impotenza appresa“, è stato studiato da uno psicologo statunitense Martin Seligman. Praticamente Seligman spiega che una persona per “abbandonarsi” all’impotenza appresa deve aver appreso, dalla propria personale esperienza che “è inutile provare a modificare il proprio atteggiamento e il proprio comportamento, tanto non c’è più nulla da fare”. Pare che chi si lasci andare a questa idea, abbia la quasi totale certezza (spesso e volentieri falsa) che non può controllare ciò che gli sta facendo del male, così si accetta passivamente tutto. Questo stato mentale caratterizza anche alcuni disturbi psicologici (ad esempio la depressione).

L’impotenza appresa descrive quindi lo stato mentale di una persona che considera inevitabili gli esiti delle proprie azioni in una situazione di estremo stress.

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Le esperienze che caratterizzano la nostra vita, possono in qualche modo condizionare e modificare il nostro comportamento e le nostre risposte istintive. L’apprendimento negativo spiega anche perché possiamo accettare a volte in maniera passiva, situazioni molto brutte senza cercare una via d’uscita, che però in realtà esiste e che gli altri riescono a vedere.

Il carico eccessivo di aspettative negative hanno anche altre conseguenze. Portano infatti a scarsa stima di sé, tristezza, sintomi psicosomatici, stress e fallimenti reiterati.

La teoria dell’impotenza appresa, ha in parte spiegato e chiarito alcuni aspetti di patologie e fenomeni psicologici, emotivi e relazionali, che vanno dalla depressione, passando per le vittime di violenze e stalking fino alla dipendenza da droghe e alcol.

Ci sono ovviamente alcune variabili rispetto al fenomeno dell’impotenza appresa; per alcuni infatti, questo atteggiamento passivo interessa solo lo stimolo negativo che è all’origine, mentre per altri può estendersi a tanti aspetti della propria vita. Ciò si può spiegare con il fatto che alcune persone sono in grado di affrontare lo stress dello stimolo negativo e quindi riescono a confinare la sensazione d’impotenza alla situazione specifica, mentre gli altri non riescono ad avere questo controllo e si fanno sopraffare totalmente. Probabilmente questa differenza è dovuta a “mancati apprendimenti” che possono diventare inibizioni a un successivo sviluppo. Questo può succedere, ad esempio, in contesti familiari che hanno in qualche modo inibito lo sviluppo dell’autostima e dell’indipendenza del bambino, favorendo invece un senso di dipendenza e inadeguatezza.

Un’altra spiegazione potrebbe essere nell’individuazione di due tipi personologici opposti:

Coloro che rientrano nel gruppo dei “negativi” che vedono gli effetti di una situazione difficile come permanenti, pervasivi e dipendenti da una “colpa” loro;

Coloro che rientrano invece nel gruppo dei “positivi” che distinguono se stessi dalla causa esterna. Quindi riescono anche a percepire una possibilità di fronteggiarla.

Immagine Personale – Una via d’uscita

Gli stessi meccanismi possono essere anche alla base dello scarso successo scolastico di alcuni bambini, che frustrati da una serie di giudizi negativi all’inizio del loro percorso scolastico possono generalizzare erroneamente l’esito delle loro performance scolastiche e iniziare ad alimentare una escalation di risultati negativi che possono portare ad un fallimento negli studi.

Nonostante la forte resistenza di questo stato mentale nelle persone e la percezione persistente all’impossibilità del cambiamento, è possibile cambiare e riprendere a vivere una vita libera da “impedimenti”. La psicoterapia può certamente essere la soluzione e la svolta, ma il percorso terapeutico deve essere accompagnato da una forte motivazione da parte del paziente.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

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Se volete approfondire ecco il link del libro di Seligman: “Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero”