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Spine protettive.

Le spine sono il prodotto della trasformazione totale o parziale di un membro della pianta in parti indurite e pungenti. La spinificazione serve alla pianta anche a difendersi dal morso di certi animali erbivori; le spine difendono dai grossi animali perché da quelli più piccoli, la pianta si difende in altro modo (ad esempio con certe secrezioni che appaiono viscide o tramite l’emissione di sostanze “tossiche”).

Le vere spine (non ad esempio quelle dei rovi che sono, in realtà, aculei) si formano per metamorfosi di tutti e tre i membri fondamentali della pianta e si possono quindi avere spine caulinari, spine fogliari e spine radicali, di cui le due prime sono frequenti mentre le radicali sono una rara eccezione.

Le spine dei cactus sono caratteristiche del notevole adattamento ad ambienti aridi; la loro struttura parzialmente vuota consente loro, al contempo, rigidità e leggerezza.
Queste spine cave permettono da un lato la protezione della pianta dal calore (in quanto i raggi del sole non possono riscaldarla) e consentono all’acqua della pioggia o di condensazione di raggiungere tale superficie limitandone le perdite idriche.

Mi piacciono i cactus per l’estrema forza di cui sono capaci. Si adattano (ho visto all’estero, negli ambienti meno confortevoli, cactus giganti ergersi in tutta la loro fierezza).

Sono rigidi e leggeri; piccolissimi (in origine) ma super resistenti. Si adattano e fanno da sé, senza tante smancerie fanno tesoro e ricchezza di quel che hanno resistendo stoicamente a quanto accade loro, intorno.

Si proteggono con spine che possono essere anche sottilissime, quasi invisibili, poi.. d’improvviso squarciano il reale con fiori estremamente colorati e pieni di vita.

La rottura del velo di Maya che il fiore di cactus porta nel registro del reale, diventa allora quell’attimo di beata perfezione visibile solo a pochi.

(Ai fidati che non hanno avuto paura delle spine e che hanno saputo fare tesoro dell’attesa della piccola piantina. Delle sue incertezze e del suo -estremo- bisogno di calore.)

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Resistenze..

” […] Ancora una resistenza dell’Io, di tutt’altra natura però, è quella che proviene dal tornaconto della malattia[…] La quinta resistenza, quella del Super-Io[…] è la più oscura anche se non sempre la più debole: sembra che scaturisca dal sentimento di colpa o dal bisogno di punizione: questa resistenza ostacola qualsiasi successo, e perciò anche la guarigione attraverso l’analisi..”

S. Freud, 1925.

“Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue, e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi, anche nei momenti peggiori.”

Luis Sepùlveda

La resistenza è un termine che in psicologia (nello specifico in Psicoanalisi) viene utilizzato per indicare un’opposizione inconscia ad accedere alle proprie dinamiche profonde, da parte della persona sottoposta ad analisi.

Secondo Freud, questa difesa inconscia, si accentua man mano che ci si avvicina al nucleo centrale patogeno nel corso della terapia.

La resistenza svolge quindi una sorta di funzione difensiva e può essere messa in atto da tutte le istanze psichiche. Dall’Io attraverso la rimozione, la resistenza di transfert e il guadagno secondario della malattia; dall’Es attraverso la coazione a ripetere; dal Super Io attraverso il bisogno di punizione.

La resistenza è un’arma a doppio taglio, esegue gli interessi dell’Io o del Super Io, ma impedisce la guarigione e ostacola quindi il processo di cambiamento.

In genere è uno di quei fattori difensivi che portano ad interrompere bruscamente i processi psicoterapeutici.

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Ma il termine “resistere” può essere inteso anche in maniera differente. Resistenza come resilienza, la capacità delle persone di non “spezzarsi” dinnanzi alle avversità e alle difficoltà della vita.

Resistere in tal senso rappresenta la capacità di fronteggiare in maniera adattiva le difficoltà, attingendo dalle proprie numerose risorse, per poi ri-trasformarsi dando nuovo slancio alla propria vita.

Resistere quindi significa essere consapevole che prima o poi quello “tsunami distruttivo” finirà e quindi ci sarà modo e tempo per ricostruire con materie prime più “resistenti”.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – PODCAST

Con la nostra prossima tappa voleremo su territori apparentemente conosciuti, scopriremo che dove ci sono in apparenza solo rovine e nient’altro, in realtà si possono scovare grandi tesori.

Possiamo pensare alla resilienza come ad una capacità innata di ogni essere vivente. Noi tutti abbiamo la potenzialità innata di sfruttare le nostre capacità resilienti.
Buon Ascolto..

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – PODCAST – Spreaker

Resilienza – la capacità di resistere trasformandosi – podcast – Spotify

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

La pandemia terminabile ed interminabile

Pare ormai certo, siamo in piena terza ondata. A causa delle cosiddette “varianti” del virus, al governo stanno valutando il ritorno alle restrizioni dure. Si parla di zone arancioni, arancioni rinforzate, rosse e rosso scuro..

La situazione è decisamente “snervante“, come sosteneva un mio paziente, qualche giorno fa. Dopo l’illusione di una situazione sanitaria più o meno sotto controllo, per circa due mesi, dopo l’allarme seconda ondata di un autunno “caldissimo”, il traguardo pareva vicino. La campagna vaccinale, la speranza di un nuovo anno, la scoperta di alcune cure efficaci, l’apertura delle scuole.. tutti sintomi di un ritorno alla insperata normalità. Ma, dopo un anno giusto dal triste inizio dell’emergenza sanitaria, eccoci di nuovo a ri-vivere le stesse paure, le stesse immagini, le stesse parole, gli stessi bollettini, le stesse minacce di chiusure drastiche.

In psicoanalisi, parleremo di “ritorno del trauma“, nel nostro caso, reale.

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Il vissuto emotivo e psicologico per gli italiani, da nord a sud è allo stremo. Dagli ultimissimi monitoraggi, sullo stato psicologico della popolazione, effettuato dall’Ordine Nazionale degli Psicologi con l’Istituto Piepoli, la situazione è a dir poco allarmante. Il livello di stress degli italiani è tornato, in maniera molto preoccupante, ai livelli molto intensi dei primi mesi dell’emergenza dello scorso anno.

Il 62% delle persone intervistate, in queste ultime settimane, dichiara di aver raggiunto una condizione personale di stress, molto elevato. Quello di questi giorni è il livello più elevato registrato dall’inizio del nuovo anno. I risultati risultano ancor più significativi perché il 39% dichiara chiaramente di essere arrivata al limite massimo di stress. I risultati e le percentuali sono più o meno uniformi in tutta Italia: Sud (67%), Centro (64%), Nord (60%), Isole (61%).

La situazione di grave stress psicologico permane – afferma David Lazzari, presidente del Cnop – ed è sempre più allarmante perché sta diventando strutturale. Ci vorrebbe una specifica attenzione sul tema, garantendo ai cittadini il necessario supporto. Ma come noto nel Ssn gli psicologi sono pochissimi col risultato che a curarsi è soltanto chi può permetterselo. Viene così negato il diritto alla salute. Preoccupa anche il comportamento del Ministero della Salute che sembra disinteressarsi al problema”.

Come purtroppo riferisce David Lazzari, la situazione psicologica pare non interessare al nostro governo e quindi non viene assolutamente considerata come prioritaria. Purtroppo gli effetti del disagio, della fatica psicologica e dello stress nelle persone, si comincia a notare e per quanto possa sembrare strano, riguarda anche gli “assembramenti” visti e fotografati in tutte le città italiane, nelle scorse settimane, durante i primi weekend primaverili. Comportamenti irragionevoli e assurdi che però potevano essere previsti, prevenuti ed evitati, se solo fossimo intervenuti sugli aspetti traumatici e sullo stress causato dal vivere un anno in “stato d’emergenza”.

In un articolo di novembre ho parlato degli aspetti psicologici della “Pandemia Silente“, mentre durante i mesi del primo lockdown ho parlato dei primi disagi derivanti dalle chiusure e dalla paura del “virus sconosciuto” (Il Carceriere Invisibile).

Vi lascio i due link se volete approfondire.

https://ilpensierononlineare.com/2020/04/15/il-carceriere-invisibile-coronavirus-psicologia-di-un-isolamento-sociale-obbligato/

La pandemia silente. | ilpensierononlineare

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Buon 2021!!!

Chissà perché siamo così tanto legati a questo giorno del calendario.

Chissà perché..me lo chiedo spesso. In fin dei conti non è altro che la fine di una giornata e l’inizio di un’ altra. Ma nonostante questa consapevolezza inconscia, tutti noi siamo portati a caricare questa giornata e l’avvento della mezzanotte, di un significato speciale, qualcosa di quasi magico.

L’inizio di un nuovo anno ha sempre qualcosa di speciale. Per qualche motivo bizzarro è quel giorno di un intero anno in cui ci va di fare un resoconto di ciò che è successo nei 365 giorni trascorsi. Ma è anche il giorno dei progetti, dei buoni propositi, della speranza, con lo sguardo rivolto al futuro che ci aspetta. Così con lo sguardo rivolto all’orizzonte del prossimo futuro ci leghiamo a sprazzi di pensieri malinconici del tempo andato.

Quest’anno è stato devastante a livello emotivo, ci ha resi fragili e impotenti, responsabili e irresponsabili, impauriti e coraggiosi; è come se avessimo viaggiato alla deriva, di notte, su di una zattera scassata e con il mare in tempesta. Tutti abbiamo lottato per sopravvivere, nonostante non avessimo potuto contare su dei punti di riferimento (dov’era la terra ferma? quanto tempo sarebbe durata la tempesta? a chi chiedere aiuto?) e sulla certezza che quella zattera potesse reggere all’impatto delle onde e alla furia del vento. Strapazzati e ancora intontiti, siamo ancora su quella zattera, pare abbia resistito.. e in fondo, lì verso l’orizzonte si intravede, seppur fioca, la luce dell’alba. Il mare è ancora minaccioso, ma la tempesta sembra attenuarsi.

Il nostro futuro è quell’orizzonte sereno, la nostra sicurezza è la terra ferma che si intravede con le prime luci dell’alba, e non è poi così lontana. Adesso bisogna remare verso terra, tocca a noi, abbiamo ancora tanta forza, quella necessaria per metterci al sicuro. Remiamo insieme.

La mia zattera l’ho chiamata Ferry boat e non aspetterò domani per viaggiare verso terra.

Buon 2021 a tutti! E come diciamo a Napoli un abbraccio circolare!!!

Buon Ascolto.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Resilienza.. resistere trasformandosi.

Resilienza.. un termine abusato, diventato “di moda” e quindi spesso maltrattato un po’ da tutti noi. Qualche tempo fa scrissi un post dedicato a questo termine, che in realtà racchiude dentro di se un concetto essenziale e determinante per l’approccio alla vita e alle difficoltà. La resilienza è una risorsa molto preziosa che potenzialmente tutti abbiamo dentro e a cui possiamo attingere quando è necessario. Tutti potremmo essere in grado di essere resilienti se solo fossimo in grado di lasciar andare le nostre rigidità. Buona lettura!

ilpensierononlineare

Vorrei che provaste ad immaginarvi ed immedesimarvi in una
persona che in un determinato momento della sua vita prende una decisione, suo
malgrado, perché in qualche modo costretto a farlo. Questa decisione è
drastica, di rottura. È successo qualcosa nella sua vita che lo ha portato ad
allontanarsi dalla sua casa, dalla sua famiglia, dal suo mondo. Improvvisamente
tutto è cambiato e quella persona si sente sola (forse lo è davvero). Uno
straniero in un luogo sconosciuto.

Immagino che, in una situazione simile, una persona si senta
come una pianta sradicata dal quel terreno dove presumibilmente è nata,
cresciuta e dove si è nutrita.

Come può sopravvivere questa pianta?

fonte: google

La situazione descritta brevemente può accumunare
l’esperienza di molte persone. Somiglia innanzitutto all’esperienza dei
migranti e dei nostri emigranti italiani.

Quando viene sradicata, una pianta, per far si che sopravviva e che cresca, bisogna ripiantarla in un altro terreno…

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Il Carceriere invisibile. Coronavirus: Psicologia di un isolamento sociale obbligato.

Il virus si è insinuato silente nelle nostre vite e ne ha modificato radicalmente gli aspetti senza che noi potessimo far nulla. Un nemico invisibile, straniero, aggressivo. L’unica possibilità di fermarlo, ci hanno detto, agli esordi della pandemia, era di fermarci.

Il virus non può sopravvivere a lungo se non gli si offre l’opportunità di moltiplicarsi servendosi di altri organismi. Quindi il distanziamento sociale e fisico è l’unico modo (in assenza di terapie efficaci e vaccini) di tagliare le gambe al virus.

Immagine google

L’uomo da essere sociale ha dovuto disabituarsi d’improvviso alle sue routine e svestirsi delle relazioni sociali, amicali e lavorative consuete e abituarsi a un nuovo modo di interpretare le sue relazioni, il suo lavoro ed infine il suo tempo.

I social e le tecnologie, insieme alla musica da balcone, in un primo momento sono sembrati essere un’arma efficace contro la “solitudine da quarantena”. Uno strumento più che mai utile a farci sentire meno soli e molto efficace per creare “ponti e connessioni” con tutte le persone che volevamo raggiungere da casa, senza rischiare contagi.

Ma possono queste nuove connessioni e relazioni, nuove abitudini didattiche e lavorative (smart working) sostituirsi e compararsi alle “vecchie” senza conseguenze?

Probabilmente no. Ci saranno delle conseguenze sia negative sia positive.

Coronavirus

L’uomo ha bisogno per vivere di relazionarsi ed è difficile che si “accontenti” solo di contatti virtuali. Il rischio è sentirci in trappola a casa nostra.

Il nostro carceriere invisibile, costringendoci a casa, ci rende ansiosi, tristi, annoiati, impauriti, insicuri, angosciati, ma “l’uomo, per fortuna, ha la capacità di attingere alle tante risorse personali per venire fuori da situazioni difficili. Una delle più importanti è la capacità di essere resiliente. Questa caratteristica permette di arricchirci utilizzando le esperienze e le emozioni vissute, anche se traumatiche e angosciose. La paura può diventare un’emozione positiva se riusciamo a comprenderla e ad affrontarla.

È importante ripartire adattandosi ai cambiamenti e ri – costruirsi dandosi la possibilità di farlo e il giusto tempo per farlo”

Sotto il link di una mia breve intervista su Informa Press

https://informa-press.it/quarantena-psicologo-ripartire/

dott. Gennaro Rinaldi