Archivi tag: responsabilità

Chi sale?

“Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi ed impegnati possa cambiare il mondo. In verità è l’unica cosa che è sempre accaduta.”

Margaret Mead

Ci sono momenti e situazioni dove il contributo responsabilmente pensato del singolo è decisivo ai fini dell’esito. Non esistono alibi.

Scegliere di non agire e dare il proprio contributo, non è una “non scelta”, è scegliere di non agire il proprio diritto a poter esprimere il proprio parere.

Gatto ANTIFA

Daniele Silvestri – Caparezza – La guerra del sale

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Amore e Psiche

“L’amore infantile segue il principio; amo perché sono amato. L’amore maturo segue il principio: sono amato perché amo. L’amore immaturo dice: ti amo perché ho bisogno di te. L’amore maturo dice: ho bisogno di te perché ti amo.”

E. Fromm

Secondo Fromm ci sono elementi comuni a tutte le forme dell’amare. Questi elementi sono: la premura, la responsabilità, il rispetto e la conoscenza.

Les Amants – Magritte

La premura, secondo Fromm è una caratteristica prevalente, nell’amore della madre per il Figlio e può essere sicuramente anche una caratteristica comune nell’amore per gli animali o per le piante e la natura. Amare è quindi “interesse attivo per la vita la crescita di ciò che amiamo”. Dove viene meno questo interesse per la vita dell'”altro”, non c’è amore.

Cura ed interesse implicano un altro elemento quello della responsabilità. Fromm si sofferma su questo concetto riflettendo sul significato moderno della parola, che spesso viene intesa come dovere, come imposizione. In effetti il concetto di responsabilità è spesso travisato. In realtà la responsabilità è un atto strettamente volontario che risponde ad un bisogno espresso o inespresso di un’altra persona. Significa essere più o meno pronti e capaci di rispondere ad un bisogno. Essere responsabili di se stessi e di qualcun altro; “nell’amore tra gli adulti, si riferisce principalmente ai bisogni psichici dell’altro“(E.Fromm).

L’elemento della responsabilità potrebbe in qualche modo prendere una forma diversa e divergere verso il senso di possesso e dominio. In questo caso subentra un altro elemento il rispetto. Anche questo concetto a volte viene travisato e inteso nella sua accezione negativa di timore verso qualcun altro. In realtà rispetto ( che deriva dalla parola respicere = guardare) la capacita di vedere una persona per come è, conoscerla veramente e comprenderla. Rispetto significa quindi desiderare che l’altra persona cresca e sia libera di crescere per quello che è. Se amo una persona mi sento come lei e non pretendo che lei si adatti a me. Il rispetto sostanzialmente esiste solo se c’è libertà.

Altro elemento fondamentale è la conoscenza, che alimenta il rispetto e che è direttamente collegata dall’interesse. La conoscenza dell’altro va oltre la superficie, va molto in profondità tanto da riuscire a percepire realmente come è fatta l’altra persona. Conoscere l’altro significa anche superare la barriera del proprio narcisismo e del proprio egoismo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Le responsabilità

“La maggior parte delle persone non vuole veramente la libertà, perché la libertà comporta responsabilità, e molte persone hanno paura della responsabilità.”

Sigmund Freud

Immagine personale

Chi vuole un po’ di liberta in cambio di qualche responsabilità?

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Paura o indifferenza? Il caso di Kitty Genovese e l’assunzione di responsabilità.

Nel 1964 a New York, un triste caso balzato alle cronache diede il via a tutta una serie di ricerche nell’ambito della psicologia sociale. Una donna di nome Kitty Genovese venne aggredita durante la notte da un uomo che armato di coltello la colpì ripetutamente, fino a lasciarla a terra agonizzante. Kitty Genovese urlò così tanto, da svegliare 38 persone che ben presto si affacciarono alla finestra. Queste persone riuscivano a vedere cosa stesse accadendo in strada e si vedevano l’un l’altro; nonostante ciò, nessuno di loro chiamò la polizia prima di mezz’ora. Durante questo tempo di stallo però, l’assassino non stette parimenti con le mani in mano, ma anzi.. ebbe tempo di ritornare indietro e continuare ad infliggere ulteriori coltellate alla donna la quale, ben presto morì.

Salvo ulteriori specificazioni, Fonte Immagine “Google”.

Cosa era accaduto?, Perché nessuna di quelle 38 persone chiamò la polizia non appena Kitty Genovese iniziò ad urlare? Gli psicologi hanno pertanto cercato di indagare sperimentalmente la questione, per provare ad evidenziare quali possano essere degli elementi legati alle circostanze che possono influire (spesso in modo determinante) sulla dimensione altruismo/egoismo, prima di mettere in atto una determinata decisione (che spesso andrebbe presa, come in questo caso, in pochi secondi).

Una delle spiegazioni maggiormente utilizzate dagli psicologi, concerne la possibilità di andare a considerare non i vantaggi (per l’individuo o la specie) del comportamento altruistico (in questo caso la possibilità di salvare una vita, o di sentirsi utili), ma le circostanze che, a parità di altre condizioni, rendono più frequente aiutare o meno un’altra persona.

L’ipotesi proposta di basa sul concetto di assunzione di responsabilità: quanto più un individuo si sente investito della responsabilità di intervenire (per aiutare qualcuno o porre rimedio a una determinata situazione), tanto più è probabile che lo faccia. Sono svariate le circostanze che determinano l’essere o il sentirsi responsabili; tra queste ad esempio avere una posizione di “potere” , come essere il capogruppo o il leader. Altre volte sono circostanze accidentali (come il numero degli individui che si trovano sul luogo di un incidente) a determinare se un individuo che chiede aiuto, sarà o meno soccorso. Cosa c’entra quanto appena detto, con il caso di Kitty Genovese?

Due psicologi sociali John Darley e Bibb Latanè, hanno dedicato gran parte della loro ricerca al fenomeno dell’assunzione di responsabilità. Secondo i due autori, è possibile riassumere in cinque punti il processo che porta a prendere o meno la decisione di intervenire.

  1. si presenta una situazione (almeno potenziale) di pericolo
  2. la situazione deve essere definita come un caso di emergenza
  3. la persona che viene a conoscenza del pericolo deve sentire la responsabilità di intervenire in aiuto
  4. questa persona deve avere qualche idea su cosa fare per aiutare
  5. la persona accorre in aiuto.

Il focus delle ricerche dei due autori riguarda il punto 3. Gli psicologi hanno infatti studiato in maniera approfondita le condizioni nelle quali un individuo si sente più o meno responsabile di ciò che accade al suo prossimo. Ciò che viene evidenziato è che non sono tanto importanti le caratteristiche (personalità) di chi deve prestare aiuto, o quelle della persona da aiutare; non è altresì importante l’eventuale pericolosità o gravità dell’intervento. L’ipotesi di Darley e Latanè è invece: quanto più numerose sono le persone che in una data circostanza di pericolo o emergenza sono effettivamente in grado di accorrere in aiuto, tanto meno ciascuna di loro si sentirà investita della responsabilità di agire. In sostanza ciascuno penserà “perchè devo farlo io, sicuramente lo avrà già fatto qualcun altro”.

Sembra quindi che quella sera l’unica “colpa” di Kitty Genovese, sia stata che troppe persone abbiano udito le sue urla disperate.

E voi? Avreste aiutato Kitty Genovese? Pensate di essere persone altruiste oppure no?

Dott.ssa Giusy Di Maio.