“Mamma ho mal di pancia, non posso andare a scuola!”.

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Tutto sembra ormai pronto: ci siamo svegliati e alzati dal letto, abbiamo fatto colazione, ci siamo lavati, vestiti e siamo lì sull’uscio della porta pronti per accompagnare i nostri bambini a scuola… ma qualcosa non va.

“mamma ho mal di pancia, forse è meglio se non vado a scuola”.

 

Semplici capricci o qualcosa in più.

Spesso accade che i bambini manifestino mal di pancia, vomito, mal di testa, malesseri che si presentano quando il bambino sa di dover andare a scuola, o in alcuni casi in macchina poco prima di scendere. Ciò che risulta difficile da comprendere, è se il bambino stia solo facendo dei capricci, oppure se i suoi sintomi sono la spia di un disagio più profondo.

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Fobia scolare.

Per fobia scolare s’intende un disturbo in cui il soggetto sperimenta ansia e paura di andare o restare a scuola. Tale ansia compromette in modo significativo la frequenza scolastica stessa, tanto che questi bambini arrivano a manifestare forti sintomi psicosomatici che si risolvono non appena il bambino torna a casa, in un ambiente protetto. Il bambino/ragazzino che ci troviamo di fronte, appare agitato/ansioso o viceversa introverso; lamenta forti mal di pancia o mal di testa; spesso vomita. Si stima che circa il 5-28% della popolazione in età scolare soffra di questo disagio che può subire un incremento nelle fasi di passaggio da un ciclo scolastico all’altro (Kearney 2002).

 

Genitori in bilico.

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Nessun genitore ama vedere il proprio bambino in difficoltà, pertanto la prima e intuibile cosa che viene fatta quando un bambino dice di star male e non poter andare a scuola, è farlo restare a casa. Fatto ciò, è importante cercare di non aggredire (creando inutili allarmismi), né sminuire il comportamento del bambino. Chiediamoci invece se è successo qualcosa di rilevante nell’ultimo periodo (un lutto, una malattia di un caro, un cambio di abitudini); andiamo a scuola per verificare se anche l’ambiente scolastico è rimasto immutato. In definitiva: creiamo una rete di supporto per il bambino, un ponte di dialogo tra scuola e famiglia che sia supportato dall’aiuto di un esperto. Bisogna infatti offrire al bambino la possibilità di essere contenuto e supportato nel proprio disagio, invece che frainteso.

 

Le aspettative.

Non creiamoci attese troppo frettolose, non possiamo pensare di passare “dalla fuga” al restare in classe per tutte le cinque ore. Inizialmente anche solo un’ora mentre magari il genitore aspetta in corridoio, può rivelarsi un successo. Diamo tempo al bambino di comprendere le proprie emozioni e aiutiamolo e renderci partecipi di quello che prova.

Dott.ssa Giusy Di Maio