Paranoie e Paranoici. Tra pensiero e personalità.

Oggi il termine Paranoia è spesso utilizzato in maniera errata,(rispetto al suo reale significato), in particolar modo nel gergo giovanile dove il termine sembra essere spesso utilizzato come rafforzativo di noia o in maniera imprecisa, per evidenziare una personale situazione di ansia, forte stress, paura e angoscia, dovuta a situazioni spiacevoli personali (andare in paranoia, cadere in paranoia, stare in paranoia) e a condizioni passeggere di alterazioni mentali legate all’assunzione di droghe o alcol (“questa roba mi fa andare in para”).

Il termine Paranoia (in psicologia e psichiatria) in realtà indica uno stile pervasivo del pensiero legato a un sistema di convinzioni, spesso a tema persecutorio che però non corrispondono alla realtà. In realtà il significato del termine ha subito numerose variazioni nel corso degli anni e dell’evoluzione degli studi clinici in psicologia e psichiatria. Inizialmente, infatti il termine “paranoia” (utilizzato già in greco, con il significato di “follia”), venne ripreso dallo psichiatra Emil Kraepelin per indicare generalmente disturbi psichiatrici caratterizzati da deliri e credenze illusorie, senza la compromissione delle facoltà cognitive, e anche da Freud tra la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, per indicare deliri e presenza di voci interiori in alcuni casi di psicosi da lui trattati.

Immagine google – the telegraph

Oggi il termine in sé, viene essenzialmente usato per indicare uno stile di pensiero caratterizzato da una serie di credenze a tema persecutorio. Il pensiero paranoide e i deliri paranoidei, ad esempio, caratterizzano alcuni disturbi e quadri clinici più complessi, come le psicosi (schizofrenia), episodi psicotici correlati all’uso di sostanze o in alcuni casi, le demenze.

Il pensiero paranoide è uno stile pervasivo di pensare e relazionarsi agli altri particolarmente rigido ed ego sintonico che caratterizza quello che nei principali manuali diagnostici Psichiatrici e Psicologici-Psicodinamici (Dsm IV – V, ICD 10, Gabbard e Pdm) come Disturbo di Personalità Paranoide.

L’ ICD 10 ne dà questa definizione :“Disturbo di personalità caratterizzato da eccessiva sensibilità ai contrattempi, da incapacità a perdonare le offese, da sospettosità e tendenza a distorcere l’esperienza interpretando azioni neutrali o amichevoli di altri come ostili e offensive, da sospetti ricorrenti, ingiustificati, riguardo alla fedeltà sessuale del coniuge o del partner sessuale, e da un senso tenace e combattivo dei diritti personali. Vi può essere inclinazione a dare eccessiva importanza alla propria persona e vi è spesso eccessivo autoriferimento” F 60.0 (ICD 10, 2011).

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Le persone con questo disturbo di personalità generalmente sono alla costante ricerca di lati oscuri e tracce della verità che viene loro celata e che va oltre l’apparente significato della situazione che hanno vissuto. Sono praticamente incapaci a rilassarsi perché sono quasi sempre iperattivati a causa della loro indole al controllo e alla sospettosità dilagante. Questo loro atteggiamento, generalmente li porta ad una distorsione del “significato” della realtà ( ma non della sua percezione). Dal punto di vista psicodinamico si può dire che la persona resta nella posizione schizoparanoide, scinde e proietta nel mondo esterno la “propria cattiveria”; in questo modo la persona vivrà in un mondo di relazioni in cui il proprio ruolo sarà quello della vittima alle prese, costantemente, con aggressori o persecutori esterni (i due meccanismi di difesa principali sono quelli della proiezione e della identificazione proiettiva)

Questo può seriamente compromettere la maggior parte delle relazioni, che saranno discontinue, perché la persona si approccerà a tutte le relazioni con il sospetto e l’idea che “prima o poi finirà o succederà qualcosa che mi deluderà”. Può capitare in tal senso che la persona si trovi a vivere una costante angoscia legata alla convinzione che il mondo sia popolato da potenziali nemici bugiardi, ipocriti, inaffidabili. Questo li spinge ad essere molto controllanti, ma con una stima deficitaria di se stessi, che però possono compensare con sentimenti di grandiosità.  Inoltre sono terribilmente preoccupati che persone rappresentanti l’autorità li umilino o si aspettino di vederli sottomessi. Una paura ricorrente è quella di dover essere soggetti al controllo esterno. Ad esempio, in contesti lavorativi, possono temere che chiunque cerchi di avvicinarli (per qualunque motivo) stia segretamente tramando di sopraffarli.

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Per le persone con un Disturbo Paranoide di Personalità è davvero molto utile la Psicoterapia, infatti, nonostante sia complicato l’instaurarsi di un buona alleanza terapeutica con il terapeuta, dopo il paziente può cominciare a trarne grossi benefici. La Psicoterapia può infatti aiutare la persona a distinguere e discernere, tra aspetti legati alle emozioni e quelli legati alla realtà. Inoltre, il fatto di contenere i sentimenti piuttosto che agirli, in terapia, può offrire al paziente la possibilità di una relazione d’oggetto nuova che con il tempo può essere interiorizzata. Inoltre, una nuova visione e prospettiva può garantire un cambiamento del modello relazionale e comunicativo della persona. Il paziente, infatti, giunge a un “dubbio creativo” sulle proprie percezioni del mondo. Ciò porta ad un lento e graduale cambiamento in positivo, per il paziente, per la famiglia e le relazioni. ��

dott. Gennaro Rinaldi

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Pavor nocturnus: terrore notturno e bambini.

Un fenomeno che colpisce tra il 10 e il 14% della popolazione dei bambini da 2 a 3 anni.

“Dottore il mio bambino nelle ultime settimane si sveglia improvvisamente di notte urlando e piangendo. È inconsolabile. Le prime volte ci siamo spaventati, perché non rispondeva e continuava a dimenarsi. Siamo distrutti. Ogni sera prima di andare a letto temiamo possa succedere ancora e non riusciamo più a chiudere occhio. In genere i risvegli sono tra le due e le tre di notte. Ne abbiamo parlato con lui, ma dice di non ricordare nulla e ci guarda stranito. Abbiamo provato a fare diverse visite, fortunatamente i medici non hanno riscontrato nessun problema e alla fine ci hanno consigliato di rivolgerci ad uno Psicologo. Cosa possiamo fare?!”

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Il fenomeno del terrore notturno è abbastanza comune e colpisce generalmente i bambini in età prescolare (2 – 3 anni con un incidenza tra il 10 e il 14%)  e fino ad un’età di 11 -12 anni dove c’è un incidenza sempre minore (tra 1% e il 3%). In casi più rari il Pavor nocturnus può interessare anche adolescenti o adulti.

L’ICD -10 definisce il Terrore notturno in questo modo:

“Episodi notturni di estremo terrore e panico associati ad intensa vocalizzazione, movimenti del corpo ed alti livelli di attivazione del sistema nervoso vegetativo. L’individuo si siede e si alza sul letto, di solito durante il primo terzo del sonno notturno, con un urlo di panico. Abbastanza spesso egli corre verso la porta come se cercasse di scappare, sebbene di rado lasci la stanza. Il ricordo dell’evento se c’è è molto limitato (di solito una o due immagini mentali frammentarie). “ (ICD 10 – F51.4)

Gli episodi di terrore notturno si verificano generalmente tra le fasi 3 e 4 del sonno non-Rem e bisogna distinguerlo da altri fenomeni  e disturbi legati al sonno come gli incubi e il sonnambulismo. Generalmente gli episodi di pavor nocturnus, nei bambini, si manifestano in maniera improvvisa durante la prima metà della notte. Il bambino di solito ha gli occhi sbarrati (ma possono essere anche chiusi), urla e piange e pare essere inconsolabile inoltre sembra non reagire affatto ai tentativi dei genitori di calmarlo. Spesso si manifestano anche sudarazione eccessiva, rigidità muscolare e tachicardia. L’episodio può durare diversi minuti e in genere quando termina, il bambino riprende a dormire.

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Il bambino tende a non ricordare nulla, al mattino, dell’esperienza notturna . Nei casi in cui riesce a ricordare, il bambino, racconta della sua esperienza paralizzante e raramente la collega ad un incubo.

Alcuni sintomi legati agli episodi di pavor nocturnus potrebbero essere confusi con episodi di attacchi di panico notturni (tachicardia, sudorazione, sensazione di soffocamento). La differenza più evidente tra i due consiste nella durata dell’attacco di panico che è di qualche minuto, mentre per un episodio di pavor può arrivare anche a trenta minuti. Altra differenza è legata al ricordo di quanto accaduto. A differenza del pavor, infatti, in casi di attacco di panico notturni, la crisi e ciò che è avvenuto la notte prima, in genere, viene ricordata senza particolari problemi.

Il decorso del disturbo da terrore notturno può andare incontro a remissione spontanea. In questi casi, non vi è una particolare frequenza degli episodi di terrore (circa una volta a settimana) e in genere le cause coinvolgono la sfera psico/emotiva.

È importante e utile usare delle piccole precauzioni che potrebbero aiutare e contribuire a non disturbare il sonno del bambino, e qualora si presentassero episodi, a tranquillizzare e normalizzare la situazione, ad esempio:

  • Bisognerebbe evitare l’uso di dispositivi tecnologici (tablet, smartphone, computer, console per videogiochi) prima del periodo dedicato all’addormentamento;
  • Evitare l’uso eccessivo di caffeina e di zuccheri;
  • Mantenere l’abitudine di un regolare ritmo sonno veglia;
  • Durante gli episodi, limitarsi a contenere e consolare il bambino evitando quindi di esasperare la sua agitazione;
  • Bisognerebbe, inoltre, evitare di colpevolizzare (anche involontariamente) il bambino nei racconti del giorno dopo, perché questo potrebbe aumentare l’ansia del bambino (se mamma e papà mi dicono che di notte mi sveglio urlo, piango e non li ascolto e non li faccio dormire, sarò inevitabilmente spaventato e sconvolto da questa cosa).
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Oltre all’utilizzo di queste semplici consigli è molto utile per i genitori e per la famiglia, approfondire il problema, quindi ciò che potrebbe causare questo stato di tensione emotiva nel bambino. È consigliabile pertanto rivolgersi ad uno Psicoterapeuta. Spesso capita che già dopo i primi incontri familiari il sintomo possa scomparire o diminuire. Può capitare infatti che il sintomo sia solo la cartina al tornasole di una situazione relazionale familiare percepita come destabilizzante, di tensioni e stress dovuti a periodi particolarmente critici e di cambiamenti importanti (nascita di un fratellino, cambio casa, perdita del lavoro dei genitori, separazioni..) o di disagi relazionali legati presumibilmente al contesto dei pari e dell’ambiente scolastico.

È molto importante sottolineare che, nel caso in cui gli episodi diventino più frequenti, e quindi si ripresentino più notti a settimana è opportuno rivolgersi a specialisti del sonno, pediatri o neuropsichiatri infantili per approfondire la diagnosi e quindi monitorare fisiologicamente la qualità del sonno del bambino per escludere eventuali cause fisiologiche ed organiche.

Escluse queste cause, come detto in precedenza, è utile e appropriato rivolgersi ad uno Psicoterapeuta.   

dott. Gennaro Rinaldi

Psicologia del Web

Il mondo e il tempo in cui viviamo pare siano in una fase di movimento e cambiamento convulso e disordinato. A trent’anni dalla nascita del word wide web e quindi dalla diffusione di internet, possiamo arrivare probabilmente a comprendere adesso la portata che tale cambiamento tecnologico ha portato nel nostro quotidiano. È oramai abbastanza evidente che tali cambiamenti hanno condizionato e direzionato diversi aspetti della nostra vita.

Potremmo dire che oggi, quasi tutti, in un modo o nell’altro, viviamo una vita nel real nel “reale” e una social nel “virtuale” e che spesso queste si intersecano e si influenzano, a volte generando confusione. Il web e tutti gli “ambienti” e gli strumenti di fruizione che lo caratterizzano, tendono in un modo o nell’altro e nel bene e nel male a “simulare la realtà” e ad “amplificare” tutto ciò che viene esperito.

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In questa nuova sezione del nostro blog proverò a soffermarmi, ad analizzare (per quanto sia possibile e forse in maniera non esaustiva) quelle che sono state le derive positive e negative, che tale impatto tecnologico ha impresso nelle nostre modalità psicologiche legate alla comunicazione, alle relazioni, ai comportamenti e alle emozioni.

Comincerò col parlare di uno dei fenomeni più allarmanti che rappresenta, probabilmente, una delle derive più negative e allarmanti del mondo internet: il cyber bullismo.

Vi invito però a dare un’occhiata anche ai link qui sotto. Sono argomenti trattati precedentemente e che hanno a che fare anch’essi con fenomeni legati al web e alle nuove psicopatologie.

https://ilpensierononlineare.wordpress.com/2018/10/01/non-voglio-uscire-non-posso-uscire-ritiro-sociale-e-adolescenza/

https://ilpensierononlineare.wordpress.com/2018/08/16/asmr-autonomous-sensory-meridian-response/

https://ilpensierononlineare.wordpress.com/2019/02/01/autolesionismo-self-injury-il-dolore-celato/

Non Voglio Uscire.. Non Posso Uscire! Ritiro Sociale e Adolescenza.

Il Ritiro Sociale è una delle forme di disagio più diffuse nel mondo contemporaneo. In particolare riguarda giovani e giovanissimi. Un problema abbastanza serio che spesso si può confondere con il carattere inibito, solitario e timido delle persone che ne soffrono. In qualche modo questo “atteggiamento passivo” verso il mondo viene solitamente giustificato da familiari e conoscenti perché coerente con il modo di fare e relazionarsi che la persona ha sempre avuto. Spesso ci si rivolge ad un professionista per farsi aiutare, quando il comportamento ha già iniziato a cronicizzarsi.
Questo disagio è legato molto da vicino con quello che già da diversi anni riguarda il mondo orientale con il fenomeno degli “Hikikomori” (in giapponese il significato letterale è “stare in disparte”).
Si stima infatti che in Giappone, dove il fenomeno è più radicato, ci siano più di mezzo milione di casi. Ma a quanto pare il fenomeno è in forte sviluppo anche nei paesi occidentali. In Italia ad esempio sono stimati circa 100 mila casi (dati riportati dal sito dell’associazione Hikikomori Italia).

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Le cause del ritiro sociale nei ragazzi sono difficili da schematizzare. Si possono piuttosto riscontrare degli elementi ricorrenti che caratterizzano il vissuto del ragazzo che tende ad isolarsi. Un vissuto di bullismo a scuola, il peso asfissiante della realizzazione sociale, evitamento delle responsabilità che riguardano la crescita, difficoltà nelle relazioni emotive familiari, sostegno emotivo dei genitori carente, carattere introverso e sensibile.
Negli adolescenti il Ritiro Sociale può essere ad esempio un modo concreto, veloce e sicuro per “evitare” in modo definitivo il “giudizio degli altri”, in particolare dei coetanei. Il “come gli altri mi vedono e ciò che dicono di me” può infondere nel ragazzo un senso di inadeguatezza e inutilità pesante come un macigno e difficile da scansare.

“Molti adolescenti soffrono di paure relative alla sfera sociale, quali il timore di essere rifiutati, ignorati, disapprovati, di perdere il controllo delle proprie azioni, di essere criticati di mostrarsi o di parlare in pubblico” .

(Anna Oliverio Ferraris, “Psicologia della Paura”, 2013 )

 

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Per evitare il rischio di rimanere “schiacciati” il ragazzo rifugge all’oggetto fobico principale, gli altri ragazzi, e attua la forma di evitamento più sicura, restare nella sua stanza. Oggigiorno poi, i giovani hanno tutto il necessario nella propria stanza per poter viaggiare, scoprire e conoscere luoghi e persone (computer, tablet, smartphone…) e per avere da “osservatori privilegiati” un contatto con il mondo esterno attraverso la finestra del virtuale.
È utile però sottolineare che generalmente la dipendenza da internet e quella da videogiochi (in particolare online) è solo la conseguenza dell’isolamento sociale e non la causa. Ciò significa che le due problematiche possono coesistere, ma non sempre. Perché, può capitare, che chi cerca l’isolamento sociale nel reale lo vuole e lo ricerca anche nel virtuale. Inoltre, chi attua questo tipo di comportamento, in modo ridondante, affronta tutte le possibilità di socializzazione boicottando se stesso e facendo in modo di perpetuare la propria solitudine.

“Mi sono creato un piccolo mondo in questa piccola stanza.. un mondo mio…ho tutto quello che mi serve…Non posso aprire la porta perché se no mi viene in mente di uscire…ma io non voglio uscire”. (Tratto dal brano “Nun voglio Ascì” – Aldolà Chivalà)

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