Quanto vale una bugia? Quanto saresti disposto a mentire?
So che molto probabilmente messi innanzi al dilemma etico della menzogna diremmo che la possibilità di mentire non risponde alla nostra legge morale eppure Leon Festinger e James M. Carlsmith, nel 1959 publicarono un interessante studio che resta ancora oggi, uno degli esperimenti iconici della psicologia: Cognitive Consequences of Forced Compliance.
Torniamo indietro nel 1959: sei uno studente di Stanford che si è appena iscritto ad un esperimento dal titolo “valutazione delle prestazioni”. Appena entrato in laboratorio, uno sperimentatore ti consegna una scatola con 12 rocchetti di legno.
In cosa consiste il compito?
- Svuota la scatola
- Riempi di nuovo la scatola
- Ripeti il punto 1 e 2 per mezz’ora
Il compito non è finito. Per la restante mezz’ora ti viene consegnata una tavoletta con 48 pioli quadrati. Ora il compito consiste nel far girare ogni piolo di un quarto di giro in senso orario.
Poi un altro quarto.
Un altro quarto.
Il tutto per 30 lunghi minuti.
Nessun effetto speciale all’orizzonte.. mi dispiace. Il compito è stato appositamente studiato per essere noiosissimo.
Al termine del martirio, lo sperimentatore ti guarda dicendo:
“Senti, il collaboratore che di solito accoglie i partecipanti della condizione ‘interessante’ oggi non è potuto venire. Ti andrebbe di sostituirlo? Dovresti solo dire al prossimo partecipante che sta per entrare che il compito è stato divertentissimo, entusiasmante e molto stimolante.”
La richiesta è in sostanza di mentire spudoratamente a un tuo pari.
Cosa sei disposto a fare?
Nell’esperimento di Festinger in questo momento entra in gioco la variabile indipendente (su 3 gruppi):
- Gruppo 1 Dollaro: Riceve 1 dollaro per dire la bugia.
- Gruppo 20 Dollari: Riceve 20 dollari per dire la stessa bugia.
- Gruppo di Controllo: Non mente a nessuno, finisce i compiti noiosi e va a valutare direttamente l’esperienza.
Tutti i partecipanti (di ogni gruppo) dicono la bugia e successivamente vengono intervistati da un terzo ricercatore (all’oscuro della loro condizione) che chiede loro: “Sinceramente, quanto ti è piaciuto il compito dei rocchetti e dei pioli?”
Le risposte risultano molto interessanti. Probabilmente starai pensando che coloro che hanno ricevuto il compenso di 20 dollari sono maggiormente soddisfatti pertanto sono quelli più disposti a mentire senza sensi di colpa. Con una valutazione su una scala da -5 (mortalmente noioso) a +5 (estremamente interessante), i gruppi hanno così valutato l’esperienza:
- Il Gruppo di Controllo ha confermato la realtà: “Una noia mortale” (punteggio medio: -0.45).
- Il Gruppo 20 Dollari ha ammesso a mezze parole la verità: “Sì, dai, niente di che, piuttosto noioso” (punteggio medio: -0.05).
- Il Gruppo 1 Dollaro ha dichiarato con convinzione: “Ma sapete che in fondo era davvero interessante e stimolante?” (punteggio medio positivo: +1.35!)
Cosa c’è di strano? Chi ha avuto il compenso più basso è stato più contento nello svolgimento del compito noioso. Perché?
La dissonanza cognitiva.
Quando mettiamo in atto un comportamento incoerente con i nostri valori o con la percezione di noi stessi (es. “Io sono una persona onesta e non dico bugie”, oppure “Io sono una persona intelligente e non perdo tempo in cose stupide”), si genera uno stato di tensione psicologica spiacevole.
Per risolvere questo disagio mentale, abbiamo bisogno di una giustificazione esterna:
- Chi ha preso 20 dollari ha una giustificazione enorme: “Ho mentito? Sì. Ma mi hanno dato venti dollari! Chiunque l’avrebbe fatto.” La cognizione “Ho mentito” e “L’ho fatto per un sacco di soldi” non confliggono. La dissonanza è minima. (Ricordiamo che 20 dollari all’epoca non erano poca cosa).
- Chi ha preso 1 dollaro si trova in un baratro esistenziale: “Ho mentito per un misero dollaro? Significa che sono un venduto o un bugiardo patologico?” La giustificazione esterna è troppo debole.
Poiché il comportamento passato non si può cambiare (la bugia è già stata detta), l’unico modo per ridurre l’insopportabile dissonanza è modificare l’atteggiamento interno: “Beh, ma in fondo girare quei pioli non era poi così male.. anzi, a ben pensarci, c’era una certa armonia geometrica!
Aspetta.. c’è un plot twist nella storia!
Alla fine di tutto, durante la fase di debriefing, quando i ricercatori spiegarono il vero scopo dello studio e svelarono l’inganno, chiesero ai partecipanti di restituire il dollaro o i 20 dollari. Tutti i partecipanti restituirono i soldi senza fare una piega!
L’esperimento di Festinger e Carlsmith (1959) ha dimostrato così il principio della giustificazione insufficiente: meno incentivi esterni abbiamo per compiere un’azione contraria alle nostre convinzioni, più saremo spinti a cambiare le nostre convinzioni per renderle coerenti con l’azione fatta.
È il motivo per cui:
- Chi fa enormi sacrifici per un obiettivo (es. un’iniziazione, una setta o una dieta) tende a sovrastimare il valore del risultato ottenuto (effetto giustificazione dello sforzo).
- Quando difendiamo a spada tratta una scelta sbagliata invece di ammettere l’errore, spesso stiamo solo proteggendo la nostra autostima dal peso della dissonanza.
Tu? Quando hai detto l’ultima bugia da 1 dollaro o da 20 dollari?
Dott.ssa Giuseppina Simona Di Maio,
Psicologa Clinica, Albo degli Psicologi della Campania n.9767
Esperta in Disagio giovanile, devianza sociale e comportamenti a rischio,
Esperta in malessere adolescenziale e adolescenza
Psicologa scolastica,
Svolge attività di prevenzione, diagnosi e cura per la persona, i gruppi, gli organismi sociali e la comunità






















