Archivi tag: pensieri e psicologia

ESSERE OTTIMISTI

Secondo il dizionario Treccani l’ottimismo è “la disposizione psicologica che induce a scegliere e considerare prevalentemente i lati migliori della realtà, oppure ad attendersi uno sviluppo favorevole del corso degli eventi“.

L’ottimismo non è un’illusione psicologica, non riguarda nulla di improbabile e non deve essere confuso e circoscritto a sinonimo di “entusiasmo forzato” e quindi di un atteggiamento personale che porta alla negazione della realtà.

Le persone con un atteggiamento veramente ottimista verso la vita sono perfettamente coscienti dei problemi, ma li affrontano e provano a risolverli in maniera costruttiva.

Buona Visione!

ESSERE OTTIMISTI – ilpensierononlineare – YouTube Channel

@ilpensierononlineare

#ottimismo #optimism #psicologia #ilpensierononlineare #benesserepsicologico #mentalhealth #inviaggioconlapsicologia #ottimismoquotidiano #crescitapersonale #atteggiamento #pessimismo

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Giornata Mondiale dell’Infanzia e Adolescenza. Il Diritto dell’Infanzia e dell’Adolescenza alla Salute Mentale

“Curare in modo sistematico, intelligente e paziente le infanzie infelici potrebbe essere determinante per la prevenzione di quei disturbi che recano un contributo fondamentale alla psicopatologia più tradizionalmente psichiatrica dei disturbi di personalità, alle dipendenze gravi da sostanze, da gioco e da sesso e alla criminalità giovanile e adulta. Quello che serve è evidentemente uno scatto culturale o uno scatto di civiltà.”

Luigi Cancrini – “La cura delle infanzia infelici (2012)

Nel Mondo a causa della povertà, dei conflitti e della crisi climatica più di 400 milioni di bambini vivono in aree di conflitto. Tra i 10 ei 16 milioni non possono tornare a scuola perché costretti a lavorare o a sposarsi. A causa dei matrimoni troppo precoci 22.000 bambine e ragazze muoiono a causa di gravidanze e parti.*

A causa della carenza di condizioni sanitarie, igieniche e alimentari bambini in diverse parti del mondo rischiano di perdere la vita.*

In Italia la situazione non è assolutamente rosea. Quasi un milione e quattrocentomila bambini vivono in una condizione di povertà assoluta. Ovviamente questa condizione di precarietà inficia gravemente pure sulla condizione psicologica dei bambini e dei ragazzi.

La condizione di precarietà in cui versano i minori in Italia è anche frutto di politiche spesso disinteressate alla condizione dei minori e ai loro diritti e quindi alla loro salute mentale.

L’impatto della pandemia e delle crisi (climatica, energetica, guerra), ha solo peggiorato la situazione.

Quest’anno l’attenzione di questa giornata, grazie all’UNICEF è in particolare rivolta al benessere psicologico e la salute mentale dei minori.

“Nel mondo il suicidio è la quinta causa di morte per i giovani tra i 15 e i 19 anni, la seconda causa in Europa: parliamo di quasi 46.000 adolescenti che si tolgono la vita ogni anno – più di uno ogni 11 minuti. Quasi la metà di tutte le problematiche legate alla salute mentale inizia entro i 14 anni di età e il 75% di queste si sviluppa entro i 24 anni: la maggior parte dei casi però non viene individuata nè presa in carico. “

UNICEF ITALIA

Oggi più che mai l’attenzione alla salute psicologica deve diventare un presupposto essenziale per garantire un futuro più sereno alle nuove generazioni.

Il dolore, la sofferenza psicologica, ripetuti traumi e relazioni familiari complesse, maltrattanti, malate o violente, possono avere conseguenze devastanti per i bambini e per i ragazzi a livello psicologico ed emotivo.

Photo by cottonbro studio on Pexels.com

Vissuti traumatici, maltrattanti e distorti possono indurre cicatrici difficili da rimarginare. Se queste ferite non vengono curate il prima possibile possono portare a patologie psicologiche e mentali spesso gravi come disturbi di personalità e antisociali.

Purtroppo le ferite psicologiche subite negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza, (anni fondamentali per lo sviluppo emotivo, dell’identità, per la formazione dell’autostima, dell’immagine corporea, per la formazione dei valori, del senso di sé e del rispetto degli altri) sono spesso le più profonde e quelle più difficili da guarire.

I traumi legati alle figure di attaccamento sono quelli più gravi, perché minano un elemento fondamentale che lega le relazioni e la sicurezza dell’individuo: la fiducia verso una figura di riferimento che istintivamente deputiamo alla protezione, all’accudimento alla rassicurazione. Questa ferita mina la sicurezza interna e la fiducia verso gli altri e verso se stessi.

La speranza è che la nostra società si liberi da questo meccanismo di difesa del “diniego” (che ne condiziona quello “scatto di civiltà” di cui parlava Cancrini), per cui nega che la questione della Salute Psicologica possa essere un problema, solo perché non accetta la possibilità che la mente si possa ammalare proprio come il corpo.

I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza passano anche dal diritto a poter avere l’accesso a servizi che garantiscono loro il Benessere Psicologico.

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

*Dati e numeri diffusi da Save the Children

ODORI E RICORDI – PODCAST

Ecco un nuovo episodio del nostro PODCAST ” IN VIAGGIO CON LA PSICOLOGIA”

Oggi parleremo di ODORI E RICORDI

Lo sapete che l’olfatto sembrerebbe il canale sensoriale privilegiato per l’accesso ai ricordi autobiografici?

Mettetevi comodi e godetevi questa nuova tappa del nostro viaggio..

Buon Ascolto..

ODORI E RICORDI – INVIAGGIO CON LA PSICOLOGIA – SPREAKER PODCAST
ODORI E RICORDI – INVIAGGIO CON LA PSICOLOGIA – SPOTIFY PODCAST

“Finisce bene quel che comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Respira.

Mi piacciono da sempre le isole.

Mi piacciono, tra le tante cose, per la loro indiscussa capacità di saper accogliere.

L’uomo d’isola porta impastato dentro di sé l’essere molo, pezzo di congiunzione tra la terra e il mare essendo egli stesso movimento perpetuo, costantemente aperto all’orizzonte.

I popoli di mare accolgono, facendo pochissime parole e molti fatti, nei limiti di quel che l’aria di sale, concede loro.

Granello dopo granello.

Mano a mano.

Prendere posizione su ciò in cui si crede -fortemente- è fondamentale poiché “fondante” dell’essere umano..

Certi esseri -però- possono non essere “umani”.

(Anche questo è un dato di fatto).

Respira.

Ciascuno, con la propria verità, si rende libero.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

5 regole per iniziare al meglio la giornata – Benessere Psicologico e Psicologia Positiva

Secondo la Psicologia Positiva approcciarsi al mondo e alle nostre difficoltà con spirito positivo e ottimista, può aiutarci a superare le difficoltà e a diminuire il peso dei pensieri negativi e dello stress che ne consegue.

Prendersi cura di se stessi quotidianamente a partire dalla nostra Psiche è un buon modo per cominciare a stare meglio, quando le difficoltà ci sorprendono e ci assalgono.

Ecco 5 semplici regole per iniziare la giornata e per predisporsi positivamente al quotidiano. Un modo per affrontare lo stress e le difficoltà quotidiane.

5 regole per iniziare al meglio la giornata – Benessere Psicologico

Consultare uno Psicologo apre a nuove possibilità e prospettive spesso inaspettate.

#psicologia #positivevibes #positivity #salutepsicologica #positivethinking #stress #frasimotivazionali #regole #ilpensierononlineare#psicoterapia #benesserepsicologico #mentalhealt #inviaggioconlapsicologia #relazioni

“Finisce bene quel ce comincia male”

dott. Gennaro Rinaldi

Salute Mentale.

Photo by Mariana Montrazi on Pexels.com

Parlare di salute mentale è sempre più complesso di quanto possa sembrare.

In Italia (perché sì, siamo molto indietro nel riconoscimento della cura di questo diritto fondamentale), quando sei una giovane professionista, scardinare e farsi strada tra la sovrapposizione degli strati difensivi che le persone alzano, quando si prova a dire “psicologia”, diventa opera da fare invidia alle note fatiche di Ercole.

Ho a lungo pensato su come apportare il mio contributo all’odierna Giornata Mondiale della Salute Mentale; volevo parlarvi prima di Marco* il quarantenne ossessivo che non esce più di casa, poi di Giovanni il venticinquenne ansioso che riesce solo a buttarsi per terra e piangere quando diventa preda dello sconforto, poi di Matilde 16 anni e due tentativi di suicidio alle spalle; c’era poi la possibilità di parlarvi di Omar o Nadia e degli abusi subiti, Lucio 50 in depressione maggiore, della bipolarità di Lucrezia o di tutti quei bambini che, in un post pandemia non ancora completamente post, hanno paura della pioggia, delle macchine o delle persone a tal punto che -durante una partita di pallone- si isolano per entrare in una dimensione parallela in cui diviene quasi impossibile entrare.

Ho poi riflettuto su diverse questioni.

Come ogni “Giornata Mondiale”, l’augurio è sempre quello che non ve ne siano più, negli anni a seguire e in effetti, il lavoro che portiamo avanti su questo blog, mira proprio a fare ciò: sensibilizzare, offrire un contributo senza che vi sia qualcosa in cambio, se non una reciprocità in termini di benessere psicologico sociale.

Ho riflettuto a lungo poi, su un’altra importante questione.

Nel mio incipit ho menzionato due informazioni fondamentali: la paura della parola psicologia e il mio sesso biologico**.

Ho letto qualche giorno fa, di una persona che diceva che “con mezzo mondo in terapia, dovremmo stare tutti benissimo e invece le condizioni della nostra società attuale la dicono lunga sull’inutilità della psicologia che – tra l’altro- nemmeno è una scienza!”

Il termine persona è stato volutamente usato da chi scrive: persona vuol dire, etimologicamente, maschera. Senza scendere in futili dettagli, con la maschera dell’anonimato siamo capaci di dire ciò che meglio crediamo ma la dolcezza, la cura per l’altro e la realtà, diranno sempre altre cose.

Mi dispiace sempre quando leggo cose del genere, o quando le ascolto, perché in questo modo falliamo miseramente come società poiché ancora una volta, si disconosce l’esistenza del disagio psichico e si offende non la mia categoria (o il caro Freud), ma chi, di sofferenza psichica si ammala (e ci muore pure).

Un recente esempio è il suicidio di un ragazzino***.

Per natura non so giocare a carte, la trovo un’attività di una noia mortale, essendo completamente incapace di bluffare..

Mezzo mondo in terapia o analisi, ovviamente, non c’è.

Chi fa questo lavoro sa, inoltre, che le difese dei pazienti sono così alte (anche di quelli che sembrano più predisposti alla cura), che spesso o abbandonano il setting oppure, erano “messi talmente male” (mi si passi questo osceno uso della lingua italiana), che quando terminano il percorso sono guariti al meglio delle loro possibilità.

Ritornare ad uscire di casa quando hai sofferto per anni di agorafobia o fobia sociale; smettere di tagliarsi con oggetti di fortuna; dormire serenamente senza incubi che creano immagini indicibili nella propria mente; ridere di gusto, dopo anni di depressione; mangiare un gelato dopo anni di restrizione alimentare o perdere 3 kg in un mese cominciando a scalfire la propria coperta di grasso, sono traguardi incredibili e sensazionali che consentono, all’umano che di noi psy si fida (e che a noi si affida), di tornare a vivere e non più solo a sopravvivere come invece spesso fa, chi si ostina a barricarsi dietro le proprie personalissime difese.

La psicologia non è magia.

La psicologia non è religione.

Lo psicologo non è un consulente dall’amichevole presenza.

Il post pandemia è un problema serio che riguarda noi esperti di salute mentale (psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisi, psichiatri, e via dicendo).

Siamo quelli più colpiti dal contraccolpo del disagio psicologico, avendo scelto di lavorare per la comunità.

Certamente con il covid stiamo sentendo parlare di più di bonus psicologico, psicologo di base, terapia, ma siamo ancora tra i fanalini di coda, in Italia, rispetto ad altre realtà europee dove il consulto con lo psicologo fa parte delle normali procedure che riguardano la presa in carico globale della salute del paziente.

Secondo una indagine IPSOS, per la prima volta la salute mentale supera il cancro e diventa il secondo problema di salute percepito a livello internazionale, subito dopo il Covid-19; il 55% degli italiani ha dichiarato di aver pensato almeno una volta alla propria salute mentale (il dato segna un aumento di 4 punti rispetto al 2021); Il 41% degli italiani sostiene che il sistema sanitario si concentri maggiormente sulla salute fisica, anche se soltanto per il 6% quest’ultima ha un’importanza superiore rispetto alla salute mentale.

Un dato facilmente riscontrabile nei nostri studi, concerne l’età media del cliente che chiede il nostro aiuto; sempre l’Ipsos evidenzia come a pensare al proprio benessere mentale siano maggiormente gli under 35 (65%) rispetto agli over 50 (48%).

Altro dato facilmente riscontrabile “in studio”, è l’estrazione sociale del richiedente:  i problemi di salute mentale sono avvertiti maggiormente dai più giovani, dalle donne e dalle famiglie a basso reddito.

La salute mentale è un diritto.

Chiedi aiuto, evita il fai da te, e -soprattutto- che sia un esperto certificato ad occuparsi della tua salute mentale.

Farò sempre il tifo per chi con coraggio, varca la porta dei nostri studi.

“Finisce bene quel che comincia male”.

Dott.ssa Giusy Di Maio

*Tutti i dati sensibili sono coperti dal segreto professionale; ogni informazione è stata, pertanto, opportunamente camuffata.

**Cito spesso la questione legata all’essere una dottoressa, donna, in un contesto sociale dove, che si voglia crederlo o meno, la donna professionista è ancora tenuta al di sotto del professionista uomo. Chi scrive non si dilunga in dettagli ma evidenzia ancora il forte bias culturale ancora presente.

***Alessandro, 13 anni, si è suicidato lanciandosi dal quarto piano di casa sua, dopo sei mesi in cui è stato vittima di bullismo e cyberbullismo. Nessuno si era accorto di niente; nemmeno di un tema che Alessandro aveva scritto su un quaderno. La preside della scuola ancora insiste con il “non voler sentire parlare di bullismo”.

Guardare.

Se guardi in cielo e fissi una stella, se senti dei brividi sotto la pelle, non coprirti, non cercare calore, non è freddo ma è solo amore

Khalil Gibran

Ricordare, ripetere, rielaborare, diceva Freud.

Dott.ssa Giusy Di Maio

Le nostre paure

“L’uomo coraggioso non è colui che non prova paura, ma colui che riesce a superarla”

Nelson Mandela

Affrontiamo le nostre paure e i nostri tormenti.. è probabilmente l’unico modo per comprenderli e superarli..

Non serve rinnegare le nostre paure – ilpensierononlineare – Youtube shorts

#psicologia #shortsfeed #psicoterapia #crescitapersonale #psychology #salutementale #salutepsicologica #salutepsichica #mentalhealt #freud #benesserepsicologico #psicologiaebenessere #ilpensierononlineare

“Finisce bene quel che comincia male”

Gennaro Rinaldi